Strade impervie

Alessio e Marta si sono conosciuti sul web, come succede spesso di questi tempi, e si sono innamorati: è stata una cosa facile, spontanea e anche repentina, nata da un’unione mistica tra due anime che si arrabattavano nelle loro solitudini da troppo tempo.
C’era una leggerezza euforica all’inizio del loro rapporto, un modo di porsi semplice e schietto. Certo, non si illudevano che sarebbe durata così per sempre: non erano certo due ragazzini, ma la loro idea era quella di portare avanti quella dose di stupidità che li rendeva tanto allegri anche nei giorni a venire, così da non scordare come si sentissero vicini anche se vivevano lontani, li aveva resi solidali e ancor più uniti.

Lui amava Marta e lei amava Alessio, ma questo non voleva certo dire che andasse a finire come nelle fiabe: non c’è stata la trafila di bellezza e ovvietà che porta al lieto fine, sciocco e insulso e, in molti casi, vuoto di significati.
No, perché quello che venne in seguito è stato qualcosa che richiedeva impegno e dedizione, un progetto che non si limitasse sempre e solo all’indomani. E poi, si sa, le avversità la vita non te le fa certo mancare, di qualunque tipo esse siano: non è facile superare le differenze, gestire passati differenti, con esperienze agli antipodi. Per non parlare della lontananza, che limitava parecchio i loro incontri; c’era però la volontà, che mischiata all’amore che stava crescendo, non li avrebbe fatti desistere dal sentiero che intendevano prendere verso la felicità… o almeno un po’ di serenità.

Le difficoltà, però, nascono anche dalle banalità: incomprensioni, punti di vista distanti, parole con un peso differente… La casistica è ricca e abbondante.
Sta di fatto che alla fine Alessio e Marta si trovarono a un bivio e c’era da capire cosa fare delle loro vite: la via più facile era in discesa, molto semplice da seguire, ma il luogo a cui conduceva era lo stesso da cui erano giunti prima di incontrarsi; l’alternativa era una salita, una faticosa arrampicata, in cui ci sarebbe stato bisogno di aggrapparsi anche con le mani al sentiero scosceso.
Perché fare fatica senza sapere dove si sarebbe arrivati, quando c’era una strada breve e comoda da fare e che permetteva di tornare al punto di partenza? La ragione si immischiava prepotentemente, e quindi sarebbe stato facile immaginare quella svolta nella vita dei due, ma nella vita c’è anche dell’altro ed entrambi sapevano che tornare al passato non li avrebbe soddisfatti, né appagati e che, alla prima occasione, avrebbero cercato di andarsene.
Fu per questo che ci provarono, rimboccandosi le maniche e guardando avanti, dove la cima del colle prometteva una vista decisamente migliore e più appagante di quel fondovalle cupo e angusto che li attendeva al termine della discesa.

Ora i due han mosso solo pochi passi, ma sono vicini e si incoraggiano a vicenda nei passaggi più ostici: sudano come dei maledetti, ma allo stesso tempo tengono lo sguardo puntato verso la cima, stringendo i denti e, talvolta, graffiandosi le mani contro qualche ramo o roccia aguzza.
A loro poco importa, però, perché dopo il piccolo graffio che li fa gemere per un istante, sanno che hanno un passo in meno da fare per arrivare a destinazione, che il loro obiettivo si fa via via più prossimo.
E in fin dei conti, anche tutti quei piccoli infortuni che han patito nell’avanzare, serviranno per mantenere più viva la bellezza di quello che si parerà loro dinnanzi una volta arrivati.

La storia di Alessio e Marta non è arrivata alla fine, anzi, forse è solo all’inizio; i due, però, hanno capito che le cose facili non durano e che per avere qualcosa che resta, la fatica è una cosa dolce.

8 commenti

    1. In una storia come questa, ambientata sul crinale di un monte, gli echi sono di certo uno dei fattori che si possono incontrare, concordo.
      In fondo, in ogni storia, c’è sempre un po’ di chi la scrive e un po’ di chi la legge, no?

      Grazie per il bel commento le hérisson!

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    1. Può essere una soluzione, ma questo comporterebbe che in caso di difficoltà resterebbe da solo/a, senza poter contare sul supporto e l’aiuto di nessuno.
      Non sono un esperto di arrampicata, ma so che ci sono cose che da soli non vanno fatte. Per la propria incolumità! 🙂

      Piace a 1 persona

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