La verità

Questo pensiero l’ho scritto, riscritto, rivoltato, rielaborato e infine accettato. Ora è tempo di condividerlo.

Sono uno stupido se credo che la verità sia la soluzione definitiva per il dialogo tra due persone?
No, non credo proprio. Resto fermamente convinto che quella debba essere la base su cui fondare qualcosa.

Non c’è il rischio che chi ascolta la verità finisca col sentirsi smarrito di fronte all’onestà e venga assalito dalla paura di affrontare i propri punti deboli e, quindi, fuggire prima di doverci fare i conti?
Se questi sono i presupposti, se basare un rapporto su trasparenza e verità è un ostacolo anziché un plusvalore, allora meglio che tutto si sgretoli subito, perché non ci sarebbe comunque futuro. Non a lungo termine. Se una storia è destinata a finire per colpa dell’onestà, allora sono convinto che sia meglio così.

La verità è un’arma a doppio taglio, ne sono consapevole, perché è solo quando entrambe le persone sanno che è richiesto uno sforzo che ci potrà essere un seguito, una reale condivisione.

Però ho imparato che c’è una cosa è fondamentale da fare, dosare: mettere tutto sul piatto, fin dall’inizio, è solo un voler correre per arrivare a un traguardo. Un traguardo che spesso è anche un punto d’arrivo oltre il quale non si va. Verità ed equilibrio devono andare di pari passo, perché si rischia un’ondata di piena dopo la quale può giungere la siccità. E in entrambi i casi, il terreno non è certo un buon punto d’appoggio per costruire qualcosa di solido.

29 commenti

    1. Sì, per verità intendo quella che si pensa e interpreta come tale: forse una verità oggettiva esiste solo se si è distaccati da sé.

      Sincerità e trasparenza verso se stessi e le proprie azioni, posto che una persona sia in grado di cimentarsi in questo tipo di autoanalisi, altrimenti manca un passaggio fondamentale.

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  1. non penso sia solo una questione di passaggi mancanti o distacchi. Siamo esseri viventi e in quanto tali mutanti… e con noi cambia (o meglio, si adatta) anche la nostra verità.

    Ma guarda te che discorsi complicati di sabato mattina dopo soli due caffè 😆

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  2. Si, il valzer lo vedo bene come paragone – un divenire fluido, cadenzato e costante – apparentemente elementare, ma non altrettanto nella sua esecuzione.
    … meglio massello, che tassello 😛

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