Eudemonia

Cosa mi è saltato in mente? Mettermi a scrivere dei fatti miei su un blog? Ma bisogna essere pirla per dare in pasto la propria vita alla rete, a dei perfetti sconosciuti che chissà che cosa ne faranno.
Ma in fondo chissenefrega, io tanto sto qui, la mia vita è comunque un bel miracolo se sta in piedi, con tutti gli errori di progettazione che ci ho cacciato dentro nel corso degli anni: grandi o piccoli che fossero, ne ho fatti talmente tanti che nemmeno li ricordo tutti, ma so per certo che non da tutti ho imparato qualcosa e per la restante parte ho dovuto ripeterli parecchie volte per cogliere l’insegnamento… sempre che ci abbia davvero capito qualcosa.
E comunque nella privacy non ho mai creduto: è una cosa di cui in tanti si riempiono la bocca, ma poi, per qualunque cosa tu voglia fare, devi mettere una spunta e una firma per consentire l’uso dei tuoi dati, perciò penso che abbiano fatto la legge solo per complicare la vita alla gente e impedire che i dati sensibili siano privati.
Ok, sto divagando, ma se anche fosse? È il mio posto, dove posso scrivere tutto quel che mi pare e piace.
Forse non proprio tutto, no, perché non lo farei e non credo nemmeno sia legalmente consentito parlare di ogni cosa che passa per la testa, però anche qui ci sta un bel “chissenefrega”: mica vado in giro a discutere di illegalità, o argomenti che istighino a violenza o altre cose del genere. A far fare quelle cose, spesso, ci pensa già la vita; ma allora se io, parlando della vita, ingenero collera, risentimento e tutta un’altra serie di emozioni e stati d’animo, sono da ritenere responsabile? Non credo esista una risposta: ognuno potrebbe dire una cosa e l’altro il suo esatto contrario. E se invece lo decidesse la magistratura secondo la legge? Parlare della vita è istigazione alla violenza? Anche qui penso che si troverebbero giudici che la pensano in modo e nel loro esatto contrario, perché i cavilli sono stati inventati proprio per condannare o assolvere a piacimento, no? Pure la stoccata alle istituzioni, tiè! Tanto ormai…

Ma poi, perché ho scelto quel titolo a questo articolo?
Eudemonia /eu·de·mo·nì·a/ sostantivo femminile: la felicità in quanto fine ultimo assegnato agli uomini e alle loro azioni. Origine: dal gr. eudaimonía, der. di eudaímōn ‘felice’ •prima del 1829. (fonte: Google – e chi, se non lui?)
Beh, è colpa di un tizio, uno di quelli che non conosco di persona, ma che non sarebbe male da avere come amico, perché si vede che è uno che ne capisce più di me di ‘sta vita: mi ha dato questa dritta e poi mi ha messo in mano questa cosa, una bussola (che pensi possa funzionare? Figurati…) per andare in cerca di questo nirvana (probabilmente, a definirlo così, starò facendo qualche tipo di errore, ma tanto sarebbe solo la montagna che ha partorito il topolino), sempre che esista da questa parte della barricata. E non nel senso di invecchiata in barile, meglio specificare.
Continuo a divagare: bene… con la “p”. Che nella forma più grezza fa ca**o. (ora mia autocensuro? Mah…)
Beh, insomma, ho deciso che questo viaggio, anche se la bussola fa quel che vuole e la destinazione non è segnata da nessuna parte (neanche su Google!) io lo faccio.
Se tu, sì, proprio tu che stai leggendo, vuoi farlo o meno, non mi riguarda. Hai diritto alla tua privacy, no?
Beh, magari ci vedremo per strada, chissà.

PS: grazie, neh! O era de’?

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