Le parole – enhanced edition

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Beh, a quanto pare non si capiva nulla, men che meno il messaggio che volevo trasmettere. E per uno che si diletta a scrivere è in un certo senso sconfortante.

Detto ciò, lungi da me dal voler rispiegare tutto, perché non ha né senso, né ho voglia di farlo, ma ne traggo una lezione importante (almeno la parte che c’è sempre da imparare, si comprendeva? No, non dirmi niente… Non voglio saperlo), vale a dire che uno può spiegare, impegnandosi fin che vuole, ma se anche dall’altro lato c’è la volontà di comprendere, non è banale che il legame intellettuale si instauri e che si compia un vero dialogo; molte volte ci sono solo due persone che si parlano, ma non comunicano.

Ecco, le parole a volte servono più a confondere che a spiegare.
E io, anche oggi, ne ho già sprecate fin troppe e non voglio dilungarmi oltre.

Grazie a te, che mi ha fatto comprendere questa importante lezione: mai incaponirsi, tanto è fiato (inchiostro, o qualsiasi cosa sia) sprecato.

29 commenti

    1. Insisti, insisti: prima o poi vedrai che ottieni dei risultati! 😀
      Però non farlo umilmente: fallo sfacciatamente, altrimenti sembri uno che non sa le cose 😉

      PS: grazie, prendo nota e sto approfondendo il concetto di cum gnoscere… 🙂

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  1. Se si è sulla stessa frequenza, spesso, ci si comprende all’istante senza bisogno di spiegare più di una volta.
    Poi certo che se parlando in italiano voglio farmi comprendere da un giapponese che l’italiano non lo conosce….🤪
    Ma a volte parlare la stessa lingua non basta 🤪🤪🤪

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    1. Per fortuna è possibile interpolare alcuni punti in un discorso e, in base a quelli, riallineare le frequenze, anche se in effetti non credo esistano due persone che le abbiano uguali.

      Comunque, per fortuna, non è una regola generale quella che ho descritto, ma capita a qualche volta e non sempre. Però, talvolta, è un fattore determinante e quindi bisogna prenderne atto. 🙂

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      1. Aspe’, non ho finito!

        😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂

        Finito.

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  2. Dissento (guardacaso) 🙂
    Non è mai fiato o inchiostro sprecato.
    Anch’io mando fuori roba che non si capisce appieno, roba che io stessa ancora non ho capito, roba a volte un po’ banale, accanto a cose più strutturate e basate sulla riflessione.
    Non solo mi piace assai “dar fiato alla penna senza giudicarla troppo”, ma credo sia anche un ottimo allenamento per uno scrittore (io l’ho scoperto negli ultimi mesi): abituarsi a tirare giù steccati senza autocensurare troppo alla fonte apre porte alla comprensione (sia di sè che reciproca).
    Si capisce? 🙂

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    1. Sì, ci siamo capiti e ti ringrazio per aver condiviso la tua idea: magari non è uguale alla mia, ma più o meno la direzione è simile! 🙂

      Sul fatto che non sia fiato sprecato, però, a volte è proprio così: se non ci si vuol capire, è inutile sprecare energie per continuare a parlare.

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