La raminga #1

Fiona era una giovane raminga che aveva consacrato la sua vita al vagabondaggio: ciò le permetteva di viaggiare, fare esperienze e visitare posti nuovi, ma anche tornare in quelli a cui era più legata. E tra questi c’era la Torre, l’unica struttura che si ergeva ancora salda tra i ruderi di un antico castello ormai diroccato.
C’erano molte leggende legate alla Torre e Fiona le aveva sentite quasi tutte, ma non prestava loro ascolto, anzi, non era affatto convinta della loro veridicità: pensava infatti che fossero state messe in giro solo per spaventare i bambini affinché si tenessero lontani da quel luogo, solitario e pericoloso a detta dei pavidi che le andavano raccontando.
Ma lei era una raminga, no? Che c’entrava con quelle storie? Amava la Torre, anche se non vi aveva mai messo piede.
E poi, quella sera, stava per iniziare a piovere e voleva solo trovare un posto dove riposare una notte o due… tre al massimo.
La porta si schiuse con un tocco delicato delle sue dita e i sonagli che portava ai polsi e alle caviglie tintinnarono quando mosse qualche passo all’interno: non v’era altra luce che quella dei lampi e che penetrava, di tanto in tanto, dalla porta spalancata alle sue spalle. Una folata di vento, però, fece sbattere l’uscio, che si chiuse di colpo: un rumore sordo e fu tutto buio. Il nero più assoluto.
Un brontolio cupo vibrò nell’aria.
Fiona arretrò, fino a sbattere con la schiena contro l’ingresso, ma la maniglia era bloccata e non accennava a smoversi, pur mettendoci la raminga tutta la forza della paura e della disperazione nello sforzo di aprire la via per fuggire. I sonagli tintinnavano freneticamente e il loro suono si mischiava col verso dell’animale che le si avvicinava senza produrre altro rumore.
Due luci apparvero a pochi passi dalla giovane donna, due occhi, d’un colore argentato e dall’aspetto ferino e felino.
“Eccoti giunta, nuova anima della Torre.”

Fiona continuò a vivere nella torre per anni: crebbe e divenne una donna tra quelle mura circolari di pietra calcarea; al suo fianco, come protettore e guardiano, c’era sempre il coguaro dal manto argentato, una di quelle belve di cui narravano le storie a cui lei non aveva creduto.
Aveva fatto la sua apparizione la notte stessa in cui la ragazza aveva messo piede sul freddo pavimento di roccia della Torre. Il felino sapeva parlare, anche se la sua lingua era comprensibile solo a lei e quel che le disse quella notte le rimase impresso nella mente: “Ora tu appartieni alla Torre. La tua vita è legata a questo luogo, perché tu l’hai eletto a tua dimora per questa notte. E questa notte sarà tutte le notti della tua vita.
Fiona aveva diritto di uscire, di muoversi nei boschi e nelle zone circostanti, purché rientrasse entro i confini della Torre prima che il sole tramontasse, altrimenti avrebbe patito un dolore indicibile e, se avesse perdurato nella sua follia di restare fuori, il coguaro argentino sarebbe uscito dalla Torre e l’avrebbe dilaniata con i suoi denti aguzzi e gli artigli affilati. Anche su questo era stato chiaro fin dal principio.
La giovane, dopo alcune notti, aveva deciso di ignorare la regola imposta, o forse di mettere alla prova quello che le era stato detto: non aveva fatto ritorno quando il sole era sparito oltre l’orizzonte, ma un lancinante dolore dapprima al petto e poi al capo, l’avevano convinta che la minaccia del guardiano protettore non era affatto vana; infatti, una volta rientrata nella Torre, il dolore era svanito per incanto e il coguaro le aveva soffiato contro, lasciando intendere queste parole: “Stavo per venire a cercarti e dilaniarti: che ti serva da lezione una volta per tutte.”

continua…

54 commenti

      1. L’ultimo paragrafo specialmente, da “Fiona continuò a vivere nella torre per anni…” in poi, mi ha colpita, facendomi immergere completamente nell’atmosfera fantastica: la torre dai denti aguzzi e dagli artigli affilati! Prima, le luci argentee, eccetera. I suoni. Misceli bene, anche se toglierei le domande Ma lei era una raminga, no? Che c’entrava con quelle storie?: stonano un po’, spezzando l’immersione, secondo me.

        Ops! Non puoi più vincere il mio premio, qualcuno ha indovinato il nome della cantante.

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      2. Le domande spezzano, vero, ma non sono casuali. Capirai il motivo di questa scelta alla fine del racconto 😉
        … O al più ti darò la mia motivazione 😁

        PS Ho letto e ci avevo pensato. Solo che non ho voluto “rischiare”

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    1. Somiglia a fiona l’orchessa… credo! 😛

      Sai che non ho nemmeno dovuto immaginarla? Era così. Comunque secondo me ha i camelli castani corti… almeno quando è entrata, poi c’è stato il lockdown e addio parrucchieri! 🤣

      PS: Grazie fes! 😉

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