La raminga #5

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Il sole sorse e sulla strada che attraversava il bosco si udì, distinto, il suono dei sonagli che Fiona portava ai polsi e alle caviglie: la raminga era di ritorno e aveva mantenuto la promessa di offrire al bardo un mese di libertà, ma ora a lui non interessava quello, ma il fatto che sarebbe potuto restare con lei fino al tramonto e nessuno li avrebbe infastiditi, perché il giorno è loro, mentre la notte era della Torre.
La donna teneva tra le mani una pergamena arrotolata e gliela porse, con aria trionfante: “Ho scoperto che esiste più d’una di queste torri, in giro per il mondo. Alcuni testi dicono addirittura che ne esista una per ogni vivente, che gli sappia intrappolare l’anima per sempre senza lasciarla più andare…”
“E tu ne vorresti trovare un’altra?” Le chiese, restando a bocca aperta “Posso partire e andare…”
Fiona gli prese le mani e lo guardò con gli occhi offuscati dalle lacrime: “No, lascia che vada io!” Lui non poté far altro che acconsentire.
Lei gli raccontò del suo peregrinare in quel mese, delle cose belle viste e ritrovate e lui gli cantò versi malinconici dedicati all’assenza della donna di cui era innamorato.
Era giunta la sera, e il bardo iniziò a sentire un dolore al petto: il cuore pulsava facendolo soffrire e il coguaro ramato attendeva sulla soglia, ma il dolore che provava il bardo non era per la maledizione, ma traboccava di tristezza per il fatto che quella non era spezzata. E aveva il sentore che da lì a un mese non si sarebbero più rivisti, perché l’amore che lui provava per lei era tanto, ma lei preferiva essere raminga e solitaria e la Torre le aveva fatto apprendere bene quella lezione.

Sono passati altri tre anni da quando Fiona è partita e io sono ancora qui, il cuore che mi duole sia di giorno, sia di notte per quel che ho perduto e, al contempo, perché la maledizione non è stata spezzata.
La raminga mai mi amò.
Mai abbastanza per liberare entrambi.
Mai abbastanza per tornare di nuovo da me.
Mai quanto ama se stessa e la propria libertà.
Sono qui, seduto nella radura in cui cantavo e suonavo per lei, con la tristezza che permea la mia voce mentre le dita, che carezzano le corde di questo logoro liuto, traggono solo malinconici accordi.
Eppure, la sento ancora vicina, come se allungando una mano possa toccarle il volto.
Sono certo che abbia trovato un’altra delle Torri di cui mi aveva parlato e sono quasi altrettanto sicuro che ci sia entrata, rimanendo imprigionata di nuovo, cedendo alla maledizione dei raminghi, che cercano sempre qualcosa, ma non trovano mai nulla, perché non sanno realmente quel che vogliono, a parte volere.
Avremmo potuto entrambi essere liberi, viaggiare insieme e calcare le strade di questo mondo, ma lei non era fatta per questo, era fatta per una vita che non prevedeva nessuno al suo fianco, a costo di nascondersi pur di non essere trovata.

Fine

50 commenti

      1. Si in effetti mi ero immaginata di essere paperon de Paperoni che si tuffava nel deposito….poi non volevo risultare fuori luogo…non per la bramosia, ma perché chi mi conosce sa che non so nuotare 🤣🤣🤣🤣🤣

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      1. Ma perché? che t’ha fatto la povera sognaglietta? 🤣🤣🤣

        Comunque nessuno cercava di convincere nessuno: era solo un innamorato non corrisposto che è rimasto fregato. Ma è ancora vivo e lo può raccontare! 🙂

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      2. Oppure un’altra può trovare lui, visto che è un po’ “vincolato”…

        Comunque non è un problema se ti stava antipatica: ogni personaggio ha un suo carattere, che può piacere o meno a seconda del proprio! 😉

        "Mi piace"

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