Gli orfani #3

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Saint Margaret in the Field, col suo stile Queen Anne, dominava la conca delimitata a est dal torrente che si immetteva, da destra, nel fiume Wallington e dall’ampio faggeto a nord; nelle altre direzioni si stendevano campi in cui sbucavano dal terreno, non ancora arato, quanto rimasto dalle coltivazioni di orzo e avena.
Daniel arrivò dalla strada occidentale, ma tagliò per il boschetto e, dopo aver attraversato le poche iarde dedicate all’orto per la sussistenza dell’orfanatrofio, si fermò in attesa del buio, nascondendosi dietro al capanno della legna. Non mancava molto ormai, visto che il sole rasentava l’orizzonte sua destra. La servitù, tuttavia, era ancora all’opera e qualcuno avrebbe potuto recarsi all’esterno per le ultime incombenze prima di chiudere le porte del Saint Margaret.
Billy ‘il Cagnaccio’ uscì dalla porta di servizio e si diresse proprio verso la struttura per il deposito della legna e appena fu dentro, Daniel gli sbucò da dietro le spalle, cingendogli il collo con un braccio e tappandogli la bocca con l’altra mano. Il ragazzo provò a urlare, si dimenò un po’, agitando le braccia per liberarsi dalla morsa, ma con il solo risultato di ricevere una stretta ancor più soffocante.
«Se mi prometti di non urlare ti lascio andare, intesi?» Billy tentò ancora di liberarsi, ma la presa era salda e asfissiante: annuì e si calmò «Bene, Cagnaccio» al sentirsi chiamare così, l’orfano del Saint Margaret cercò di girarsi, ma senza successo «ora ascoltami bene: voglio solo farti alcune domande, poi potrai tornare a fare quello che stavi facendo prima.» gli lasciò libera la bocca, puntandogli contro l’indice «Ma se fai qualche scherzo, ti fracasso quella testa quant’è vero Iddio!»
«Chi… chi sei?» Billy socchiuse gli occhi, mentre la vista si abituava alla penombra della legnaia «Cosa vuoi da me. E come fai a conoscere il mio soprannome?» tirò su col naso.
Daniel sorrise e si scansò dall’uscio, lasciando che gli ultimi raggi del sole gli illuminassero il volto «Ora sai chi sono, vero, Billy?» l’altro annuì «E adesso veniamo alla questione: sono qui per Mary, fai modo che esca prima che faccia buio e io…»
«Mary non c’è.» il Cagnaccio si sfregò le mani sudate nei calzoni di tela pesante «È andata con Daisy a Portsmouth per il ricevimento annuale: probabilmente avranno già trovato qualcuno con cui maritarsi e a quel punto non si faranno più rivedere da queste parti.»
Il marinaio dell’Old Queen lo afferrò per la camicia con la mancina e con la destra sollevò il pugno, minacciandolo «Bada a quel che dici, razza di bastardo: se mi stai mentendo, giuro che…»
«È vero!» Billy prese a piagnucolare, facendosi schermo con le braccia «Sono partite ieri mattina: le aspettavano in città per la sera.» deglutì, vedendo che l’ex ospite abbassava il braccio destro «Se vai di buon passo, per domattina sarai in città: ti basterà chiedere della famiglia…»
«So di chi chiedere, ma non ho intenzione di viaggiare a piedi tutta la notte.» Daniel sollevò l’angolo della bocca «Perciò tu verrai con me: prenderai il calesse e domani potrai fare ritorno.» Billy spalancò la bocca «… e se non vuoi perdere quei pochi denti che ti restano, ti conviene fare come ti ho detto: me lo devi, Cagnaccio.» l’altro sospirò, abbassando la testa.

La residenza dei Crownhill era nella periferia est di Portsmouth, una zona a pochi passi da Milton Lake: il palazzo vittoriano era circondato da un ampio giardino all’inglese in cui erano state ricavate delle piazzole ghiaiose dove i padroni di casa avevano fatto allestire dei gazebo di ferro battuto, i cui motivi bucolici si intrecciavano con rose rampicanti rifiorenti, che spandevano il loro intenso profumo in tutto il giardino. Le fiaccole, posizionate a intervalli regolari lungo i vialetti, rendevano ancor più suggestivo l’ambiente.
Nei giorni precedenti, Mary e Daisy avevano passato le serate con ago e filo a sistemare gli abiti che la signora Crownhill aveva fatto recapitare all’orfanatrofio, affinché le giovani donne avessero qualcosa di consono alla serata a cui erano state invitate: di fatto, però, si trattava più di abiti dismessi da qualche guardaroba di una vedova che un vestito per una festa gioviale come quella che si sarebbe tenuta; inoltre le misure erano approssimative e per questo le due giovani ospiti del Saint Margaret in the Field avevano dovuto lavorare parecchio per ottenere un risultato socialmente accettabile.
Si erano fatte accompagnare col calesse fino alla vicina stazione di posta, dove avevano aspettato la carrozza da Portsmouth che le avrebbe portate a destinazione.
«Guarda quanti sono!» bisbigliò Daisy all’orecchio dell’amica «E alcuni sono anche molto belli, non credi?»
Mary si limitò ad annuire, mentre andava incontro alla signora Crownhill, porgendole un rispettoso inchino «È un vero onore, mia signora, essere invitate nella vostra dimora…»
«Oh, sciocchina: non dirlo nemmeno per scherzo.» ridacchiò, portando la mano davanti alla bocca imbellettata da una miriade di rughe «E poi è per il bene dell’istituto, oltre che del vostro, se ci si accorda per trovare un buon partito da maritare, non vi pare?» le due stavano ancora annuendo, ma la padrona di casa si era rivolta a un paio di uomini, in piedi a poche iarde da lei «Voi due, venite qua.» li raggiunse, si pose in mezzo a loro e li spintonò avanti «Questi sono Osmund e Solomon rispettivamente i figli di Jonathan e Jacob Farlington, entrambi secondogeniti, dico bene, giovanotti?» i due, con un sorriso, fecero cenno di sì; piegarono il capo a salutare le due «Le loro famiglie sono tra le prime sostenitrici dell’orfanatrofio di cui siete ospiti, mie care.» la donna, annuì, fissando entrambi i rampolli dei Farlington e agitò le dita a mo’ di commiato per le ragazze del Saint Margaret, poi si avviò a brevi passetti verso un altro crocchio di invitati, salutando animatamente il nuovo drappello fin da lontano.
Daisy si passò il fazzoletto sulle labbra sbirciando di sottecchi Osmund, che si schiarì la voce «Vi va di seguirmi per un bicchiere di limonata fresca? Sembrate accaldata…» il giovane figlio di Jonathan le indicò il vialetto verso un gazebo su cui erano poste delle brocche con le bevande.
Lei fece cenno di sì con la testa e lo seguì.
Mary la guardò allontanarsi al fianco di quello che sembrava il più vecchio tra i due Farlington e deglutì «A me sembra quasi che voi siate qui contro la vostra volontà.» Solomon si sporse in avanti e abbasso la voce la voce, attirando a sé lo sguardo della giovane «Erro, per caso?»
La ragazza arrossì e piegò la testa «No… volevo dire: sì…» aveva rigirato più volte il fazzoletto attorno alla mano destra «Però credo che vi debba delle scuse per il mio comportamento.» lo ripiegò e lo infilò nella manica del vestito scuro «È sconveniente chiedervi di sedersi e discorrere un po’?» gli occhi di Mary si soffermarono su una panchina in ferro battuto «Sarebbe molto gentile, da parte vostra, farmi questa cortesia.»

continua…

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