Gli orfani #4

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Daniel era arrivato in città poco dopo il tramonto e aveva trovato alloggio in una locanda nella periferia nord-est di Portsmouth; lì, parlando con gli avventori, tra cui c’era anche un inserviente di casa Crownhill, aveva compreso che il ricevimento nel giardino della villa della sera precedente era sulla bocca di tutti: come di consueto, la padrona di casa aveva sistemato i figli cadetti delle famiglie più in vista con alcune delle sue protette, come amava definire le giovani provenienti dall’orfanatrofio di Saint Margaret in the Field e dagli altri istituti della costa dell’Hampshire, di cui era benefattrice, fatto che non lesinava di ribadire in ogni occasione; quella serata, tra le tante che si erano succedute negli anni, era stata anche una delle più redditizie economicamente, perché i fondi raccolti in donazioni erano stati più cospicui del solito e Jane Crownhill era raggiante.
Daniel l’aveva vista uscire dal viale del palazzo vicino a Milton Lake a bordo di una carrozza con le tendine semiaperte e, una volta allontanatasi, si era intrufolato nella proprietà scavalcando il muro di cinta poco oltre l’angolo «Ti troverò, Mary…» furono le sole parole che bisbigliò, avanzando ingobbito verso il palazzo vittoriano.
Un giardiniere stava potando le siepi e un paio di donne della servitù erano intente a sistemare la casa, spazzando e spolverando la grande villa, così il giovane girò al largo dai domestici, diretto a uno degli ingressi secondari dell’abitazione.
Era quasi sulla soglia della porta della cucina quando apparve Daisy, con una tenuta da cameriera, che reggeva un secchio con scarti di verdure e ortaggi «Da… Daniel?» per poco non cadde, inciampando in una delle pietre del vialetto «Cosa ci fai da queste parti? Lavori anche tu a casa Crownhill?»
Il giovane sghignazzò «Ti sembra l’abbigliamento che accetterebbero da uno della servitù?» si guardò le brache, rattoppate e rammendate in più punti che non gli arrivavano nemmeno alle caviglie «Sono appena diventato un marinaio. Ho passato gli ultimi tre anni in mare su una baleniera, la Old Queen di Southampton. Sono andato subito al Saint Margaret in the Field a cercare…»
«… Mary? Davvero dopo quello che le hai fatto credi che ti sia ancora affezionata?» Daisy si portò la mano libera sul fiano e lo fissò con aria accigliata «Ha sofferto a lungo dopo che te ne sei andato, e non solo per la tua mancanza, ma anche per le vergate che si è presa per aver provato a scappare!»
«Io… io non sapevo, non immaginavo…» farfugliò, sgranando gli occhi.
La giovane donna scosse il capo «Cosa non sapevi? Che ci sarebbero state conseguenze?» abbozzò un sogghigno «O che prima o poi le avrebbero trovato un marito?» sbuffò avviandosi lungo la stradina tracciata nel verde del prato «E ora tornatene da dove sei venuto, se le vuoi bene come dici: ora lei è fidanzata, perciò…»
Daniel la afferrò per il polso «Voglio vederla, parlarle un’ultima volta, se sarà questo che vuole lei.» deglutì: aveva gli occhi lucidi «Ma non mi dirai tu quel che devo o non devo fare, Daisy… Daisy la Spiona
«Vattene da qui.» la faccia paffuta le si arrossò «Subito!» e serrò la mascella.
Daniel annuì e le diede le spalle, ma dopo un paio di passi si girò e le puntò contro l’indice «Stasera tornerò un’ora dopo al tramonto e tu ti farai trovare vicino al muro di cinta.» indicò nella direzione in cui aveva scavalcato «Mi dirai dove e quando trovarla, oppure…» si passò il pollice sotto alla gola «Sai cosa fanno ai traditori su una nave? Beh, per tua fortuna qui siamo a terra e per te sarà rapido e molto meno doloroso. Ma sarà comunque definitivo.»

Mary era seduta in carrozza con la signora Crownhill, che l’aveva voluta con sé in quel giro mattutino di commissioni a Portsmouth «E così la mia piccola orfanella ha fatto colpo sul signor Solomon, a quanto pare…» la donna ridacchiò, coprendosi la bocca con la mano guantata di raso rosa «Sai perché ho voluto che venissi con me stamane?» la giovane donna davanti a lei scosse il capo, agitando i riccioli scuri «Beh, ora te lo dirò: ho intenzione di andare da Jacob Farlington, padre del tuo futuro marito per contrattare quello che dovrà portare in dote e capire quel che chiede per avere in sposa la mia figlioccia… Mary, dico bene?» l’orfana, con gli occhi sgranati e le labbra appena socchiuse annuì «Ecco, devi sapere che dirige l’ufficio contabile nel nuovo municipio che abbiamo inaugurato lo scorso anno: è un politicante esperto, ma credo che se gli offrissi un mezzo titolo, firmerebbe qualsiasi carta pur di rendere ancor più prestigioso il nome dei Farlington di Portsmouth.» si lasciò andare a una nuova risata, mentre agitava le dita fuori dal finestrino, salutando un passante.
«È già tutto stabilito, dunque?» Mary parlava con voce incerta «Non… Non avrete già definito anche la data…»
La signora Crownhill socchiuse gli occhi e la fissò «Certo che sì, sciocchina: che ti eri messa in testa?» sorrise, sporgendosi in avanti per carezzarle la guancia col dorso «Che avresti avuto qualche voce in capitolo? Non essere stupida: tu sei un’orfana, tu ci devi tutta la tua vita e quindi ci ripagherai con la tua vita, di cui disponiamo a nostro piacimento.»
Gli occhi di Mary si riempirono di lacrime, ma deglutì e abbassò la testa «Come desiderate, signora Crownhill.»
«Ecco, brava: è per questo che tu sei qui e quella sfacciata della tua amica, no.» soffiò aria dal naso alzando il mento «Oh, ma le passerà dopo aver fatto qualche mese la sguattera alla villa.» sogghignò «Eccome se le passerà.»
«Non… non fatele del male, vi prego!» la giovane donna giunse le mani e una lacrima le scorse lungo la guancia «È una brava ragazza e deve solo… abituarsi a questa situazione.»
«Certo che si abituerà. E più in fretta imparerà, meglio sarà per lei.» l’attempata donna scrollò le spalle «E ora asciugati quegli occhioni da cerbiatta e quel visino tanto grazioso: siamo arrivate.» la carrozza si arrestò davanti al nuovo edificio della città «Voglio che Jacob Farlington resti estasiato dalla sua futura nuora… e tu non mi farai pentire di averti sistemato con il suo adorabile figliolo.»

continua…

40 commenti

    1. Grazie, Pitilla!
      Cerco di fare, se non il compito, almeno il compitino riguardo a quel che scrivo: pensa che, riguardo all’episodio scorso, mi sono anche documentato* sull’uso del fazzoletto e dei suoi significati.

      * parola grossa, eh

      Piace a 1 persona

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