Grappoli, vite

Quant’è dolce
lo scivolar vostro,
lentamente,
lungo stagioni;
assaporar la terra
che infonde
in cuori sì acerbi
il sapore vitale.

Carezza la brezza
le vostre fronde,
che cangian colore
al giunger
d’equinozi
bardati a festa,
pronao di freddo
e riposo forzato.

Sapienti, le mani,
carezzevoli,
di gesti ormai usi,
recidono i frutti
cresciuti pian piano
tra verdi criniere,
fresche rugiade
e leonini raggi.

La festa è finita:
vi legan le membra
a spogli filari
e lasciano ai piedi
prezioso sostegno
dei mesi a venire
tra brine pungenti
e nebbie avvolgenti.

E poi,
come un incanto,
il ciclo riparte
e si torna a fiorire.

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