I randagi #2

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Sean – 2:47 a.m.

Giro appena la testa e una luce si insinua nel buio completo e il mio visore notturno me lo segnala con un alone più chiaro sul bordo destro: dev’essere qualcosa di fioco, forse l’abat-jour della stanza in fondo al corridoio. Sollevo il binocolo agli infrarossi e socchiudo le palpebre, poi mi giro con circospezione, ma con la tracolla urto la scrivania e una penna finisce sul pavimento con un tintinnio metallico «Merda!» impreco tra i denti, restando immobile e in apnea.
Si accende un’altra luce e mi vado ad appiattire contro la parete: se mi mettessi a correre mi vedrebbero e non riuscirei a infilarmi nell’altra stanza prima che qualcuno arrivi qui. Ho preso qual che dovevo, ma ora? Dietro la porta? In effetti non c’è grande alternativa, perciò…
La mano si stringe attorno al taser infilato alla cintura: trattengo di nuovo il fiato.
Sì, forse riesco a scamparla: intanto che entra nella stanza, io aspetto qui dietro e poi mi defilo alle sue spalle appena si guarda intorno per capire che succede; la cassaforte aperta attirerà la sua attenzione e io sarò libero di sgattaiolare fuori da lì, col mio prezioso carico.
«Chi c’è?» eccheccazzo: ma è Anne! Non doveva essere a una festa dell’università? «C’è qualcuno?»
La stronzetta accende la luce del corridoio, poi quella dell’ufficio e si ferma sulla soglia: stavolta sono fottuto!
Maledetto sesto senso che mi dice quando sta per succedere un casino, ma non mi suggerisce mai come uscirne.
«Sono armata.» beh, se non altro è coraggiosa, ma non sono mica nato ieri, sai? «Se ti fai vedere, non ti sparo.» le trema la voce, quasi mi fa tenerezza, e mi vien voglia di giocare un po’ con lei. Porto il taser dietro la schiena: teniamoci l’effetto sorpresa. E poi non può riconoscermi col viso coperto. Ne esco pure stavolta, ma prima ho deciso di divertirmi.
Faccio la voce profonda «Tornatene a letto e fai finta che sia stato solo un brutto sogno, ragazzina.» mi ha individuato, lo sento dal respiro che accelera «Non te lo ripeterò un’altra vol…»
La puttanella si è lanciata di peso contro la porta: sento un crack e un rivolo caldo che mi scende sulle labbra «Mi hai rotto il setto nasale, brutta stronza!» l’arma mi sfugge dalle mani, ma non me ne fotte niente, perché le porto entrambe al volto «Fa male: fanculo!»
Anne raccoglie il taser che le è finito giusto giusto ai piedi «Che ti lamenti a fare? Sei stato tu sei a entrare in casa mia e rubare dalla cassaforte di mio padre: chi pensi che sia nel torto tra noi due?» chiude l’uscio e nonostante il dolore lancinante non posso fare a meno di guardare quel corpo coperto solo da un pigiamino striminzito che lascia ben poco all’immaginazione «E ora tieni in alto le mani, se non vuoi che ti faccia provare una bella botta di vita!»
«Non fare la stupida, ragazzina, abbassa quel coso e vedrai che…» ma non faccio in tempo a finire la frase che sento il pulsante fare click, seguito da un BZZZZZ.

Anne – 2:47 a.m.

Mi sveglio di soprassalto: quella pizza mi ha fatto venire una sete bestiale. Anche io, però, a prendere una wurstel e patatine, eh? Un genio! Stasera non ne va bene una.
E non mi sono nemmeno portata un bicchier d’acqua in camera, così mi tocca alzarmi.
Con la mano tasto il comodino fino ad arrivare all’interruttore dell’abat-jour: la luce dei led si diffonde tenue contro la parete chiara. Sbadiglio e mi stiracchio.
Sento un rumore, qualcosa di metallico che cade.
Cos’è stato? È caduto qualcosa in un’altra stanza, ma ci sono solo io stasera. Che cazzo succede?
Accendo la luce della stanza e mi sfrego con forza gli occhi: sento crescere l’adrenalina… e forse mi sto anche cagando sotto.
«Chi c’è?» arrivo in corridoio tenendomi contro la parete «C’è qualcuno?» trovo il bottone della luce e accendo anche quella.
La porta dello studio di mio padre è aperta: cazzo, cazzo, cazzo! Un ladro: e ora che faccio?
Non vedo nessuno, ma nella penombra si capisce che la cassaforte è aperta. E c’è anche una penna sul pavimento. Accendo la luce nella stanza e mi fermo sulla soglia. Dev’essere dietro la porta, il bastardo.
«Sono armata.» eh, magari. Ho la voce che trema almeno quanto le mie gambe «Se ti fai vedere, non ti sparo.»
«Tornatene a letto e fai finta che sia stato solo un brutto sogno, ragazzina.» la sua voce è profonda e spavalda, ma ne avverto comunque la tensione. E anche il timbro mi ricorda qualcosa. Intravedo la sua figura vestita di scuro dallo spiraglio «Non te lo ripeterò un’altra vol…» do una spallata alla porta e per l’impatto rimbalzo dentro la stanza «Mi hai rotto il setto nasale, brutta stronza!» mi rialzo in fretta e vedo che indossa qualcosa per nascondere la faccia e sopra la testa c’è uno strano aggeggio, una specie di binocolo «Fa male: fanculo!» si tiene il naso con entrambe le mani e c’è del sangue sulle sue dita.
Un taser è finito vicino ai miei piedi: che brutto bastardo! Ora ci penso io: lo raccolgo e glielo punto contro «Che ti lamenti a fare? Sei stato tu sei a entrare in casa mia e rubare dalla cassaforte di mio padre: chi pensi che sia nel torto tra noi due?» ma da come mi osserva, lui sembra più interessato al mio abbigliamento piuttosto risicato «E ora tieni in alto le mani, se non vuoi che ti faccia provare una bella botta di vita!»
«Non fare la stupida, ragazzina, abbassa quel coso e vedrai che…» premo il grilletto e dopo il click, i due dardi si infilano nella sua coscia e la luce blu della scossa sfocia in un BZZZZZ. Lui va K.O. e scivola sul pavimento.
Chiamo la polizia? Meglio assicurarsi che non fugga: non vorrei che si svegliasse e gli venisse in mente di farmela pagare…

continua…

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