I randagi #5

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Anne – 3:28 a.m.

Continua a lamentarsi come un bambino, perciò gli metto di nuovo il ghiaccio sulla faccia «A me sembra che tu stia solo prendendo tempo.» dopo pochi istanti lo levo e lo guardo dritto in quei suoi occhi scuri «Ti avviso, Sean: se non mi dici qualcosa di interessante quanto prima, io chiamo la polizia e uscirai da dietro le sbarre quando ormai avrai i capelli bianchi.» abbasso le palpebre e gli premo di nuovo l’asciugamano sul naso.
«Ehi, fai piano, cazzo!» non riesco a trattenere una risatina «Questa è la mia proposta e se non ti va bene, potrai fare quel che vuoi, ma smettila di torturarmi.» smetto di ridere e mi sporgo verso di lui «Che ne dici di entrare a far parte dei randagi
Gli tolgo il ghiaccio dalla faccia e getto l’asciugamano in un angolo «E questo che vorrebbe dire?» prendo la sedia, la giro e mi accomodo, accavallando le gambe. Lo fisso negli occhi «Chi cazzo sono questo randagi
«Sono il gruppo con cui lavoro.» replica con una lieve scrollata di spalle «Chi pensi potrebbero essere, altrimenti?» prende un respiro profondo e aggiunge «Io sono il felino, è vero, ma non ci sono solo io. E nessuno, finora, se n’è mai reso conto. Non potrei fare tutto il lavoro da solo.» sorride appena «C’è una squadra che agisce come un’unica entità e questo ci ha reso così sfuggenti ed efficienti…»
«… prima che ti facessi beccare da me, intendi?» ammicco e lui distoglie lo sguardo «Però lo ammetto: la faccenda si fa interessante.» annuisco e mi passo le dita tra capelli «Ci sono ancora due cose che non mi sono chiare: la prima è cosa ci guadagno io; la seconda, invece, è a cosa vi servo. E poi» mi sporgo verso di lui «chi mi garantisce che gli altri mi accetteranno nel gruppo?» sbadiglio e mi porto la mano davanti alla bocca «Sai che ti dico? Ci dormirò su…» mi alzo e mi avvio verso il corridoio.

Sean – 3:30 a.m.

«… prima che ti facessi beccare da me, intendi?» la stronzetta se la tira e a me girano le palle per questa situazione, così mi guardo intorno, per non vederla gongolare «Però lo ammetto: la faccenda si fa interessante.» Anne fa cenno di sì e si passa le dita tra i lunghi capelli castani «Ci sono ancora due cose che non mi sono chiare: la prima è cosa ci guadagno io; la seconda, invece, è a cosa vi servo. E poi» si sporge in avanti con un’aria innocentina sul volto «Chi mi garantisce che gli altri mi accetteranno nel gruppo?» sbadiglia, con la mano davanti alla bocca «Sai che ti dico? Ci dormirò su…» si alza e si incammina verso il corridoio.
«Ehi, che cazzo ti salta in mente?» alzo la voce e lei si ferma «Devo tornare dagli altri entro domani mattina, altrimenti sapranno che qualcosa è andato storto e addio compratore.» torna sui suoi passi e mi fa cenno con la mano di andare avanti «Senti, lo so che sembra una cosa strana, ma tu sei una studentessa di economia, giusto? E se non erro non ti mancano nemmeno troppi esami per laurearti.»
«Vedo che hai fatto bene i compiti a casa.» solleva l’angolo della bocca e torna ad accomodarsi, accavallando le gambe in quella maniera tanto sexy «Vai avanti…» di nuovo quel gesto con la mano.
«È un argomento che nessuno del nostro gruppo conosce a sufficienza e di sicuro la cosa ci può tornare utile per capire anche quali informazioni cercare e a chi venderle, non sei d’accordo?» annuisce «Ecco qual è la proposta: tu collabori con noi e una quota dei profitti sarà tua… senza doverti sporcare le mani, senza dover far altro che darci un supporto.» aggrotta la fronte e si gratta il mento. È proprio carina, non c’è che dire «In questo modo non ci sarà neppure bisogno che tu incontri il resto del gruppo.» le sorrido con fare sornione «Io sarà il tuo unico referente e tu lo sarai per me: non c’è bisogno di altro e quella quota in più la giustificherò dicendo che ci pago una persona che fa le soffiate giuste…» la guardo dal basso all’alto «… sempre che tu sia in grado di fare questo tipo di lavoro, s’intende.»
«Certo che potrei farlo.» risponde piccata «E sentiamo: ora dovrei lasciarti andare, quindi? Chi mi dice che non mi fregherai appena ti tolgo le manette?» eh, già: proprio una ragazza sveglia. Fa oscillare tra le dita le chiavi dei miei braccialetti argentati «Vorrei una garanzia, signor felino
Una garanzia? E sia… «Hai la mia fotografia, il mio nome e chissà cos’altro puoi scoprire su di me se ti impegni un po’: che altro vuoi?» sospiro e allungo il collo verso di lei «Però, se la cosa ti può far piacere, ti posso portare domani all’incontro con il compratore, così mi vedrai all’opera e ti darò il tuo anticipo.»

continua…

37 commenti

  1. E’ sempre più coinvolgente leggere questa storia. Complimenti! Con il tuo raccontare riesci a creare quella suspense che si ritrova nella trama di quei film intriganti che ti inchiodano alla poltroncina delle sale cinematografiche. Quando, quasi alla scena finale, tutti si aspettano qualcosa di scontato, ma come per magia, dal cappello a cilindro non uscirà un coniglio bianco… ma… Rimango in attesa… Grazie.

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