Punti di rottura

The Fifth of November

    Remember, remember!
    The fifth of November,
    The Gunpowder treason and plot;
    I know of no reason
    Why the Gunpowder treason
    Should ever be forgot!
    Guy Fawkes and his companions
    Did the scheme contrive,
    To blow the King and Parliament
    All up alive.
    Threescore barrels, laid below,
    To prove old England’s overthrow.
    But, by God’s providence, him they catch,
    With a dark lantern, lighting a match!
    A stick and a stake
    For King James’s sake!
    If you won’t give me one,
    I’ll take two,
    The better for me,
    And the worse for you.
    A rope, a rope, to hang the Pope,
    A penn’orth of cheese to choke him,
    A pint of beer to wash it down,
    And a jolly good fire to burn him.
    Holloa, boys! holloa, boys! make the bells ring!
    Holloa, boys! holloa boys! God save the King!
    Hip, hip, hooor-r-r-ray!

English Folk Verse (c.1870)

In occasione del 5 novembre, ricorrenza di una rivoluzione fallita, stavo riflettendo sulla stupidità umana, incapace di adattarsi ai cambiamenti, ma molto ben disposta a combatterli in maniera strenua ad ogni loro avvistamento.
Non mi darai torto se, pensando all’idea di un qualsiasi destabilizzazione della routine quotidiana, il primo pensiero sia una chiusura, persino un moto di ribrezzo, in alcune situazioni.

E così, come nella quotidianità domestica, anche nella vita sociale, culturale, politica, e di qualsiasi altra natura, il cambiamento è sempre visto con un occhio critico che sfocia spesso nella diffidenza, quando non viene apertamente osteggiato o combattuto.
Uno degli esempi più facili da vedere, anche quotidianamente, sono proprio gli scontri generazionali: i giovani, in linea di massima, sono più propensi ad accettare o, addirittura, ad apportare il cambiamento (che sia positivo o meno, non sta a me dirlo), mentre raggiunta una certa maturità, l’elasticità mentale tenda a rattrappirsi e ogni variazione è percepita come una minaccia allo status quo.

L’umanità, per quel poco che ho imparato dalla storia, non è in grado di piegarsi, ma solo resistere o spezzarsi: quando ciò avviene, scoppiano le rivoluzioni, argomento tutt’altro che semplice e che evito attentamente di affrontare, visto che rischierei di deviare da quello che è l’intento di questo mio pensiero (che, ti ricordo, può essere fallace tanto quanto quello di chiunque altro).

Ebbene, questa mia considerazione era in un certo senso pretestuosa sia al momento che stiamo vivendo (anche se credo che siamo ben lungi dall’alba di una rivoluzione), sia alla data in sé, in cui si celebra uno dei tanti moti rivoluzionari falliti, ma che è passato alla storia ed è tuttora celebrato anche in virtù di un film che ormai ha 15 anni: V per Vendetta.
Da quella pellicola, volevo proporti l’ascolto di un brano a me molto caro…

Tchaikovsky – 1812 Overture

39 commenti

      1. Nessuna formalmente… credo. A memoria mi vengono in mente solo rivolte (5 giorate di Milano, le 10 di Brescia, Masaniello, Guerra del pane… e se torniamo indieto, ci si può aggiungere anche quella degli schiavi di Spartaco. 😉

        "Mi piace"

      1. Dire “No” è il punto di partenza, però serve anche una proposta alternativa, altrimenti non si va da nessuna parte.
        A quanto pare, quando si arriva in “cima” alla piramide, si deve godere di una vista davvero invidiabile, visto che non si vuol più scendere…

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  1. un film bellissimo e devo dire bella tutta la colonna sonora! di Dario Marianelli! e devo concordare per buona parte con Claudio, siamo molto abituati ad assuefarci al padrone di turno… chissà col tempo , mi piacciono le rivoluzioni ,,,eh eh bel post bravo

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  2. A me sembra che negli ultimi tempi la gente si stia adeguando più dj quanto non si percepisca. Solo che si sta adeguando all’idea di non esercitare il proprio senso critico, seguendo ciecamente l’inflencer cazzato di turno, che sia un/una youtuber o un politico di basso livello… Le rivoluzioni, per essere tali, dovrebbero cambiare il mondo; le altre sono solo insurrezioni spicciole, fatte, spesso, solo perchè sono incentivate e capeggiate da qualcuno che urla più forte e sa come giocare con la massa.

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