Riflessione #14

Vivere in un’epoca in cui il politicamente corretto regna e domina (termini non casuali ma, ovviamente, politicamente scorretti) è l’unica motivazione che mi faccia pensare che si stava realmente meglio quando si stava davvero peggio.

45 commenti

  1. Ma non so, a me pare che l’era del politicamente corretto sia già tramontata da un pezzo. Finita con la vecchia Democrazia Cristiana. Da Berlusconi in poi è invalso l’esatto opposto, basta vedere i personaggi televisivi di maggior successo degli ultimi anni, da Vittorio Sgarbi a Vittorio Feltri, che di corretto non hanno nemmeno il caffè.

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    1. Secondo me spiccano di più perché si è livellato il resto, invece: c’è gente che fa causa alle aziende perché nei loghi ci vede riferiementi all’odio razziale!
      Se in una scimmia ci vedi un riferiento a un africano, il problema non è mio che disegno la scimmia, ma tuo che ce la vedi, a mio modo di vedere. 😮

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      1. Ma quelli che salgono agli onori della cronaca sono casi eccezionali, non rispecchiano la realtà. Gli sfaccendati che non sapendo come altrimenti riempire le proprie giornate si divertono a querelare chiunque per qualsiasi motivo ci sono sempre stati: quello di rompere le scatole al prossimo è un bisogno naturale dell’uomo. Tuttavia, per uno che si comporta così, e che dunque fa notizia, ce ne sono centomila che non ci pensano nemmeno, e di loro nessuno si occupa.

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      2. Ci mancherebbe altro che facesse notizia che non tutti sono idoti.
        Il problema è l’appiattimento: quando è stato un nero a fare qualcosa, vedrai scritto “africano”… e sia mai che a qualcuno scappi una “g” di più (come se tra loro non se lo dicessero – ho alcuni amici neri, lo so per esperienza diretta).
        E dici che sono isolati anche i casi di chi va a imbrattare le statue, o chiede revisioni di testi perché contengono riferiementi a situazioni che non “rispecchiano la contingente sensibilità”? Se per te sono pochi, per me sono già fin troppi. E aggiungo che, di questo passo, verrà fatta una revisione totale della storia in virtù di questo politacally correct.
        Ai tempi della DC, che ho vissuto molto marginalmente, forse c’è un discorso di “rispetto” verso alcune categorie o “caste” (leggi vaticano e chiesa), ma non ricordo affatto che la situazione fosse che se dici a un cieco che è cieco, qualcuno ti riprende dicendoti di dire “non vedente”! (anche io, se chiudo gli occhi, sono non vedente, ma non posso certo definirmi cieco – Per la cronaca, si chiama Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, aggiunto recentemente).

        Spero di averti fatto capire che la parte politica è straripata nella quotidianità e sta letteralmente creando dei mostri… linguistici, che poi si riverseranno nella cultura, perché è da lì che passa la maggior parte dei cambiamenti: le parole!

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      3. Sì, appunto: le parole. Qualcosetta ne so anch’io, e proprio per questo credo di poter dire che il “politicamente corretto” non è mai assurto nemmeno allo status di moda passeggera. Anche perché in Italia il modo più sicuro di ottenere qualcosa è prescriverne per legge l’esatto contrario. Perciò hai ragione di sbeffeggiare il politicamente corretto (ma non crederai di essere il solo, vero?), tuttavia non devi pensare che rappresenti davvero lo stato delle cose, che è ben diverso.
        Per quanto riguarda le parole, devo aggiungere che se c’è una cosa ben più preoccupante del velleitario tentativo di imporre eufemismi grotteschi, questo è l’abuso di parole inglesi che sta letteralmente maciullando la nostra bella lingua, come potrà testimoniarti l’amico Antonio Zoppetti di https://diciamoloinitaliano.wordpress.com 🙂

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      4. Non so se hai ragione o se sono io allergico a certe brutture lessicali, ma io il politicamente corretto lo vedo parecchio e lo percepisco come fastidioso sistema di omologazione. Che poi non sia l’unico a volerlo “morto” lo so per certo.
        Sull’inglesizzazione della lingua italiana, è un dato di fatto, ma credo non sia una così grande novità che le lingue evolvano e si misurino con le nuove società che si vengono a instaurare.
        Se non fosse così, non esisterebbe nemmeno l’italano e il latino chissà come sarebbe stato, senza l’inflenza del greco.
        E’ comunque una cosa che si dovrebbe smorzare quando è inutile, sono d’accordo, ma non è il male assoluto: in certi linguaggi (parlo di informatica, in particolar modo), la scelta dell’italiano non solo è ridicola, ma persino poco funzionale e quindi non avrebbe senso.

        Mi piace vedere che si sono invertiti gli ordini e che siamo in disaccordo su entrambe le cose, novelli restauratori, ognuno, di un concetto diverso! 🤣

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      5. Ma l’impressione, permettimi, è che tu sia partito lancia in resta contro i mulini a vento. Il politicamente corretto è essenzialmente una faccenda nata e cresciuta negli Usa, da noi ha sempre e solo generato reazioni analoghe alla tua.
        Quanto ai disastri dell’itanglese, penso che dovresti dare un’occhiata a quello che scrive Zoppetti prima di concludere che non sono un problema 🙂

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      6. Scusa tanto, Claudio, ma se percepisco disagio per il politicamente corretto, non capisco perché non lo possa esternare: è politicamente scorretto, forse?

        Sul fatto che ci sia uno che scrive una cosa (con tutto il rispetto per il signor Zoppetti) non significa che abbia la verità in pugno: ti ho scritto le motivazioni per cui credo che il cambiamento linguistico sia dovuto all’evoluzione, no? E sai quanto ci sia affezionato, altrimenti non scriverei…
        Se vuoi dirmi tu i pericoli che corre la nostra lingua, bene, ma non pretendere che sia io a dovermi cercare i motivi per cui non devo essere d’accordo con le mie affermazioni, perché non sono così sciocco da non vedere che in molti ambiti c’è un’invasione, ma questo è una conseguenza dell’egemonia linguistica angolofona.
        Però mi pare che sia tu a combattere contro i mulini a vento, senza forse rendertene conto.

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      7. Be’, ma prima non ti ho forse scritto “hai ragione di sbeffeggiare il politicamente corretto”? Non mi pare di averti vietato di farlo, anzi.
        Così come non voglio importi di informarti sulla colonizzazione dell’italiano da parte dell’inglese: sei ovviamente libero di non curartene.
        Le nostre idee non sono lontane quanto sembri credere.

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