L’uomo che camminava #1

L’uomo passeggiava avanti e indietro lungo il segno dei suoi piedi scalzi sulla sabbia, appena oltre il limite della battigia, dove le onde del mare non arrivavano a lambirne le orme. Il sole stava per inabissarsi e una lieve brezza soffiava e gli faceva svolazzare la camicia bianca e stropicciata che indossava aperta, con le maniche rimboccate, mostrando un fisico tonico, sulla cui pelle abbronzata cresceva della rada peluria nera con qualche filo bianco di tanto in tanto.
Lo sguardo dell’uomo fuggiva sovente verso l’orizzonte e la lunga barba che un tempo era stata completamente bruna, così come i capelli che gli ricadevano sudaticci sulle spalle, oscillavano morbidi, sfregando sul colletto.
Il faro sul promontorio roccioso accese il suo occhio e il fascio di luce prese a cantare il suo ritmico ritornello mentre l’uomo continuava a scavare un solco sempre più profondo nella sabbia, che aderiva morbida ai suoi piedi callosi.
La gente che passava lo guardava, mormorava qualcosa al suo indirizzo, o verso chi aveva accanto, e poi riprendeva il proprio incedere verso la destinazione che si era prefissa. Lui non li degnava di uno sguardo, limitandosi a fissare il confine sottile che divideva il cielo dal mare, ora era di una sfumatura d’oro rosso che accecava.
Avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro.
La luce era quasi del tutto svanita e solo un tenue crepuscolo irradiava da occidente, assieme ai primi puntini che iniziavano a costellare la volta celeste, che dal celeste cangiava al blu.
L’uomo non smetteva di andare avanti e indietro: una mezza dozzina di passi, si fermava, girava su se stesso e poi riprendeva la sua oscillazione lungo quel solco, che si stava facendo via via più profondo.
Anche le insegne della cittadina, i suoi rumori e la sua vita notturna si erano accesi assieme alle stelle, ma nessuna lambiva la spiaggia deserta dove l’uomo camminava senza fretta, ma senza sosta, in quei movimenti ripetuti, senza far altro che guardare al limitare del mondo che c’era oltre le acque.

continua…

60 commenti

      1. È automatico: quando si spremono le mrningi il cervello fuma, e quando arriva l’idea giusta gli si accende la lampadina. E quando le idee sono tante, a un certo punto se ne va lasciandoti le bollette della luce da pagare.

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  1. La smetti di rubarmi le idee per i post? Stavo giustappunto meditando un pensiero sull’orizzonte (a partire dal “terrapiattismo”) e consideravo che sì, a guardarlo in orizzontale è infinitamente piatto ma a scrutarlo perpendicolarmente è infinitamente profondo.

    P.S. Solo io ho appuntato che i capelli fossero “sudaticci”?

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  2. Un racconto coinvolgente e descrittivo e soprattutto la figura del protagonista mi incuriosisce tantissimo… E mi spinge a domandarmi il perché continui a fissare la linea dell’orizzonte tra il mare e il cielo… Che cosa attende con ansia? Che cosa c’è di così importante per lui oltre il confine di quell’orizzonte? Rimango in attesa del seguito….

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  3. visto com’è iniziata sta “serie” non me la perdo…un mumble mumble affascinante si aggira per la rena, come andrà a finire?….scherzi a parte, bella scrittura, ricca di colori e dettagli, non lascia nulla all’immaginazione, se non un seguito a piacere finchè non sveli l’altra puntata 🙂

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