Storie di tempi venturi #1

Oggi sono qui, a lasciar traccia del mio passaggio, con questa strana macchina da scrivere che non consuma carta e permette di cancellare gli errori commessi, di correggere senza dover ripigiare tutte le lettere, quando non c’è del bianchetto sottomano.
È strano, lo ammetto, ma mi piace questo sistema: è un metodo più facile e sbrigativo di quello che conoscevo: questo… laptop… si può anche portare in giro più facilmente della mia vecchia Lettera 22, che quando andavo via per lavoro mi occupava una mezza valigia.
Già, ora ci sono i trolley, le valigie sono fuori moda.
Bando alle ciance, sono qui a scrivere perché la mia storia è quanto di più insolito potesse accadere a un qualsiasi essere vivente: viaggiare per gli anfratti del tempo, avanti e indietro, come se esso fosse un gomitolo da svolgere o riavvolgere a piacimento. A piacimento di chi, però, ancora non lo so.

Ti direi che parto dall’inizio, ma non credo sarebbe corretto. Di certo non avrebbe alcun senso, cronologicamente parlando; se, al contrario, cominciassi a narrare dalla fine, sono fin troppo sicuro che quella non si potrebbe definire in tal modo.
A questo punto ho deciso di partire da ora e andare indietro… con la storia, il che mi porterà avanti nel tempo e poi indietro, e poi ancora avanti ma più indietro di adesso.
Sì, detto così sembra tutto complicato e mi stupirei se, riuscendo a entrare nella mia testa, mi definiresti sano di mente dopo tutte le traversie che mi sono occorse. In qualche modo, però, dovrò pur partire. E questo è un modo come un altro per farlo.
Ora vi racconto come stanno le cose…

continua…

43 commenti

  1. Ricordo televisivo di quando ero ragazzo, doveva essere il 1972. Alighiero Noschese, imitatore famosissimo a quei tempi, nei panni di Giulio Andreotti, allora capo del governo, viene intervistato da un giornalista che gli chiede perché abbia sostituito la vecchia IGE (imposta generale sulle entrate) con l’IVA. Andreotti-Noschese risponde: «L’idea mi è stata suggerita da un onesto lavoratore. Ero alla Stazione Termini, appena sceso da un treno, e mi recavo tranquillo verso l’uscita quando udii alle mie spalle la voce di un facchino che gridava “Leva l’IGE! Leva l’IGE!”»
    La satira politica edulcoratissima di quei tempi 🙂

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      1. Gli è che hai scritto “valige” senza -i-.
        Ora, è vero che la regola del plurale delle parole in -cia e -gia è una delle più illogiche e insensate che siano mai state concepite da mente di linguista, tuttavia per buttarla (come meriterebbe) alle ortiche penso sia necessaria una dichiarazione d’intenti. “Si fa presente che l’autore della narrazione che segue, trovando illogica e insensata la regola del plurale delle parole in -cia e in -gia…” eccetera eccetera. Altrimenti qualche malizioso potrebbe pensare che ti sei sbagliato 🙂

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      2. In realtà ho cercato e mi dava buone entrambe le versioni… e poi, voi per pigrizia, vuoi per fiducia, mi sono affiadato a Word, il che (appena provato) mi dà per buone entrambe le versioni.

        Comunque correggo, visto che è “più corretto” con la i 😉

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      3. Bene 🙂
        In realtà c’è almeno un caso in cui quella regola dà adito a un errore vero e proprio: la parola provincia, che abbiamo ereditato tale e quale dal latino (quattro sillabe: pro – vin – ci – a), al plurale dovrebbe conservare la -i-, che facendo sillaba non ha ragione di essere espunta. I padri della Repubblica lo sapevano bene, e nella nostra Costituzione è sempre scritto così: provincie.
        Vabbe’, ma queste sono quisquilie di poca importanza e nessun interesse 😉

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  2. Io preferivo viaggiare con libri e appunti e blocchetti vari, penne e pennelli. Si son perse tante magie. Adesso quando viaggio non vedo nessuno guardare il panorama. Tutti curvi sui pad o sul cell. Si perdono molte cose magiche…Io adoravo scrivere lettere, decoravo persino le buste. I postini del mio paese mi conoscevano tutti. Era stupendo ricevere posta. Adesso non mi piace la tecnologia. 😔

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    1. Come mai parli al passato, quando racconti delle lettere e delle decorazioni dell buste? Io ho scritto ancora lettere, anche ultimamente, però non decoro le buste (ne verrebbe un’oscenità: conosco i miei limiti).

      Purtroppo la tecnologia, se da un lato ci facilità la vita in molte occasioni, dall’altro ci distrae. Però, quando viaggio, a meno che voglia fotografare (non col telefono, possibilmente), guardo quel che c’è intorno… o, se non c’è qualcuno con cui parlare, ascolto della musica.

      😉

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      1. Parlo al passato perchè le persone con cui avevo una corrispondenza frequente non sono più mie amiche. Siamo cresciute e ci siamo allontanate tutte. 🙁

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      2. Non ho altri. Non ho più amici e adesso non voglio più averne. Da quando vivo qui al nord mi hanno fatto scoprire un’amicizia fatta di sfruttamento e interessi, e ho avuto brutte esperienze che mi hanno segnata. 😯

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      3. Non oso immaginare come possa essere la vita senza amicizie: anche se non ci si sente di frequente, il solo sapere che ci sono, è comunque una cosa positiva.

        Spero che le cicatrici si rimarginino e possa tornare a godere di questo aspetto della vita. 🙂

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  3. Storie di tempi venturi… già la parola venturi mi ricorda qualche cosa di fisica… se non ricordo male effetto venturi, poi tutto l’insieme del titolo è un programma, direi quasi il dèjà-vu di un film… Tu Alessandro riesci sempre a stupirmi per la tua genialità… Complimenti.

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    1. I tuoi commenti mi fanno sempre gongolare: grazie, grazie, grazie!
      Sì, diciamo che quando distribuivano la fantasia (non esagererei, definendola genialità), io ho raccolto la mia parte e quella di qualcun altro, probabilmente.

      La parola “venturi”, comunque, ha sempre fatto uno strano effetto anche su di me… e quindi la scelta è stata quasi obbligata! 😉

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