Storie di tempi venturi #2

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Sono i primi di settembre del 2019 e la gente ancora non sa cosa accadrà da qui a pochi mesi: un virus letale si spanderà nel mondo e questo lo farà cambiare, radicalmente e, per quanto ne so, irrimediabilmente. Se stai leggendo queste mie parole nel 2020, ti verrà subito da pensare al SARS-CoV-2, ma non è di quello che sto parlando: certo, ha fatto molti danni anche quello, tuttavia è stata solo la scintilla, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nulla di più.
Come so cosa accadrà? Facile. Sono arrivato nel mio peregrinare fino al 2023 e ti posso assicurare che quell’anno sarà uno spartiacque, un nuovo punto nella storia in cui stabilire un prima e dopo. Non ho osato avventurarmi oltre, o meglio… non ho avuto la occasione di spingermi oltre.
Ora devo farti una precisazione: non sto propriamente viaggiando nel tempo come i libri e i film ci raccontano, visto che il mio corpo è ancora fermo a casa, nel 1962, in un paesino dell’astigiano, nelle Langhe. Non so se mi credono morto o se, mentre sono via, il tempo abbia smesso di scorrere per aspettarmi. In realtà poco m’importa, perché non so quanto abbia realmente desiderio di tornare da quelle parti.
Sto divagando…
Ecco, ora sono qui e il mio spirito ha preso possesso di un giovane uomo di ventitré anni, uno studente di ingegneria informatica di Milano. Lo percepisco accanto a me… fuori da me, che poi sarebbe lui. Una sorta di ibernazione. La sensazione di formicolio che avverto quando mi guardo allo specchio è sintomatica della sua vicinanza, ma non possiamo proprio comunicare, anche se è chiaro che ci percepiamo. O almeno io percepisco lui.
Fa lo stesso: finché la situazione rimarrà così, posso fare come se fossi a casa mia. E per fortuna ho accesso anche ai suoi ricordi e alla sua memoria, altrimenti sarebbe un problema affrontare la vita di tutti i giorni senza suscitare perplessità, per non dir di peggio, negli altri con cui vengo a contatto quotidianamente.

continua…

44 commenti

  1. Opperbacco, fantascienza! 🙂
    Due osservazioni. Una è che Langhe dovrebbe scriversi maiuscolo. L’altra riguarda l’ingegneria informatica: francamente non so quando sia stato istituito il primo corso di laurea così denominato, ma credo che nel 1962, in Italia, non ce ne fossero ancora. Se non ricordo male, la prima università italiana che abbia istituito una laurea in scienze dell’informazione fu quella di Pisa nel 1969. Per andare sul sicuro potresti sostituire “ingegneria informatica” con “elettronica”.
    Ciao!

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  2. Interessante… mi affascina molto il viaggio nel tempo e questa sorta di viaggio dello spirito. Il suo corpo è nel 1962, forse in coma… e lui “entra” in un ragazzo🤔 bene bene. Sono incuriosita, sono so proprio che strada vuoi prendere… non è facile stupirmi, vedremo 😉 per ora complimenti 😘

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  3. bello questo divagare nel tempo, questa suspence che avanza. Pensa che io anni fa avevo cominciato a scrivere un romanzo, poi facendo troppe cose ho lasciato perdere, che parlava proprio di un viaggio nel futuro. In quella mia storia le macchine avevano il controllo su tutto, gli essere umani erano quasi un tutt’uno col sistema. Anche in quel caso avevo creato suspence e imprevisti…

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    1. Eh, immagino che ci siano parecchie persone che hanno un romanzo nel cassetto (come dicevo in un altro commento a Sara, alcune cose di questo racconto le ho mutuate proprio dal mio romanzo d’esordio mai concluso).
      Sì, il fattore suspense è deerminante e quindi cerco sempre di usarlo… soprattutto tra un brano e l’altro 😉

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