Storie di tempi venturi #4

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Comprendo bene che questo mio saltare di palo in frasca possa rendere piuttosto incomprensibile la mia narrazione, ma ti chiedo gentilmente di metterti nei miei panni: come potrei essere sufficientemente lucido da poter analizzare con chiarezza quanto mi è capitato e, al contempo, farne un resoconto lineare? Di tutta questa esperienza non sono ancora riuscito a cogliere l’essenza e questa situazione mi scombussola parecchio, tanto da ritrovarmi non solo aggrovigliato nella percezione del tempo in generale, ma anche scombussolato nel ritmo circadiano: fatico a dormire di notte e sovente mi capita di appisolarmi nei momenti più disparati. E mi accorgo che la mia capacità di rimanere concentrato va scemando col trascorrere del tempo lontano dal mio corpo.
Ecco, vedi? Ho di nuovo divagato, ma spero che sarai indulgente e comprenderai la confusione che si è generata nella mia testa, se così si può definire la parte cosciente della memoria che mi porto appresso nel vagabondare che mi sono ritrovato a compiere. Mio malgrado. O per mia buona sorte? Chi può dirlo?

Ti ho accennato a un grave virus, giusto? Sì, ecco. Forse non è la definizione clinicamente più appropriata, ma si tratta pur sempre di un parassita dell’anima, un qualcosa che ha preso forma e sostanza con la situazione instauratasi a partire dal 2020 e che si è protratta fino alle estreme conseguenze.
Di cosa sto parlando? Tutto è iniziato con la paura della gente, un qualcosa di naturale verso quello che non si conosceva, ma poi la situazione è degenerata, si è diffusa e trasformata: non solo la chiusura fisica, ma anche quella mentale ha afflitto le persone di ogni provenienza e cultura.
Anche le personalità di spicco della società, della cultura, della politica, via via, hanno ceduto a questa sorta di isterismo diffuso. Di quelli dell’economia, nemmeno a parlarne…
E non mi riferisco certo alle facce che riempiono giornali e televisioni d’ogni dove, ma quelli che stanno dietro e tirano le fila, perché, se tu ancora non lo sapessi, non è quello che vedi che fa la differenza, ma è colui che non si mostra, che resta annidato nell’ombra, suggerisce senza farsi riconoscere, sussurra all’orecchio di quelli che crediamo i potenti di turno, a muovere le pedine per raggiungere i loro scopi, noti solo alla cricca che compongono.
Alcuni le chiamano eminenze grigie, ma io preferisco dire semplicemente burattinai.
No, non marionettisti: godono nell’infilare la loro mano da sotto, come dei veri sadici. Il problema è che stavolta il gioco è sfuggito loro di mano e rischiano di distruggere il loro bel mondo perfetto con le loro stesse mani.

continua…

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