La Brigata della Speranza: fonti insospettabili

Qualche giorno fa mi è capitato di riascoltare una canzone che non sentivo da tempo, ma che mi ha fatto riaffiorare un’immagine ben nitida nella mente, un passo all’inzio del mio romanzo (La Brigata della Speranza, se non lo sapessi). Si tratta di un passaggio verso la fine del primo capitolo, in cui Siina, lasciata la casa in cui era vissuta fino a quel momento, sta per abbandonare il villaggio di Trarcis, diretta a Dratas.
Ti lascio alla lettura dello stralcio, poi mi dirai se trovi il riscontro nella canzone che ho associato.

A ogni passo fatto lungo il sentiero che la conduceva dal pianoro dove sorgeva la sua casupola fino all’al-topiano sottostante verso il villaggio di Trarcis, il volto della ragazza si rilassava e cresceva il sorriso sul suo volto. Si mise a fischiettare e a danzare per la stradina ghiaiosa.
Siina superò di slancio una dozzina di abitazioni, l’emporio di Lerak e la locanda del Fischio della Marmotta, seguita dagli sguardi dei suoi compaesani, che mormoravano tra di loro al suo passaggio: alcuni scuotevano il capo, con aria accigliata; altri alzavano una mano abbozzando un saluto: la ragazza serrò la mascella e au-mentò l’andatura.
Arrivata alle ultime case di Trarcis, Edin Nerold, il fabbro, le stava sbarrando la strada a le braccia conserte «Dove sta andando di bello la piccola Siina?» tirò su col naso e sputò «Non starai scappando di casa, vero? Lo sai che fine fanno i randagi nel mio villaggio.» guardò verso la piccola costruzione di legno con le sbarre di metallo alle finestre.
Siina si arrestò a una decina di passi dall’uomo «Certo che lo so, grosso idiota dalla testa pelata.» fu solo un filo di voce quello che le uscì dalle labbra; fece qualche altro passo «Sapete, messer Nerold, oggi è il mio sedicesimo genetliaco e per la legge sono libera di uscire dal villaggio anche senza il permesso di mia madre.» c’era spavalderia nelle sue parole e questo acuì l’espressione accigliata dell’uomo «Non volevo essere male-ducata, messer Nerold.» Siina abbassò il capo, guardandolo di sottecchi, «Un paio di giorni fa abbiamo avuto un messaggio di mio fratello Ran, che ci invitava al villaggio di Anidd, dove dice che ha trovato un lavoro e
che vuole mettere su famiglia.» Edin Nerold sgranò gli occhi e rimase a bocca aperta «Avete la stessa faccia che ha fatto mia madre: non potrei mai perdermi per nulla al mondo le sue nozze. Riuscite a immaginarlo, voi, quel mascalzone di Ran che si sposa? Ma se proprio ci tenete, potete accompagnarmi, messer Nerold: sono sicura che anche lui sarà felice di rivedervi.» si morse il labbro, smorzando il sorrisetto che le era spun-tato sulle labbra.
Il fabbro si lisciò i baffi scuri che gli coprivano buona parte della bocca e scendevano fino al mento «Quel buono a nulla di tuo fratello.» aggrottò la fronte e sputò «Verrò con te da quel piantagrane.»
Siina sbiancò «Non… non c’è bisogno… posso cavarmela da sola.» fece un passo indietro «Sono decadi che non si sentono vo… voci sui pelleverde… o sui briganti.»
«Ho deciso.» l’uomo mosse il braccio davanti a sé, interrompendo la discussione «Stasera alla riunione sceglierò una mezza dozzina di uomini di Trarcis, così domattina potremo partire.» si voltò, avviandosi verso la fucina «Quando rivedrò tuo fratello, gli dirò chiaro e tondo che non dovrà mai più rimettere piede da queste parti, oppure…»
Il fabbro stava ancora gesticolando con veemenza con i pugni che fendevano l’aria «Oppure cosa? Gli darete una lezione come l’ultima volta? Forse la memoria inizia a farvi difetto, messer Nerold.» la voce can-zonatoria giunse dalle spalle di Siina e alle parole seguì una grassa risata.
Il colorito e il sorriso tornarono sul viso di Siina «Nahua.»
«Co… cosa… che ci fai tu qui?» il fabbro si era voltato, vide il volto del nuovo arrivato arretrò di un passo «Non… non creare guai o stavolta finisce male anche per te, vagabondo!» la voce tentennò.
Nahua si portò a fianco di Siina e lasciò cadere la sua sacca «Accompagnerò io la ragazza a destinazione: voi non dovrete scomodarvi o farle perdere altro tempo.» ammiccò alla volta della giovane.
Edin Nerold avanzò verso i due, livido in volto «Chi ti credi di essere, ragazzo? Questo è il mio villaggio!» sputacchiò saliva insieme alle parole, torreggiando su di lui.
Nahua torse il busto, portò all’indietro il mancino e assestò un pugno alla bocca dello stomaco dell’uomo, che si piegò in due e boccheggiò. Il gancio destro alla mandibola fece stramazzare Edin Nerold al suolo e Nahua gli puntò l’indice dritto in fronte «Tieniti il tuo sudicio villaggio: Siina verrà via con me.»
Un rivoletto di sangue sgorgava dal labbro rotto: il fabbro annuì.
Tra la gente che aveva assistito alla scena alcuni si avvicinarono al fabbro «Andate via, razza di buoni a nulla!» Edin Nerold si rialzò e traballò sulle gambe; si prese il mento tra le dita, saggiando la mandibola «Non ci siete mai quando c’è bisogno di voi.»
Nahua recuperò il suo bagaglio «Andiamocene.»


E questa è la canzone a cui mi riferisco:

Negrita – XXX

Che dici? Il macellaio non ti ricorda un po’ Edin Nerold?
Dimmi la tua…


Aggiungo uno screenshot di ieri (10 dicembre 2020) da una delle categorie in cui è inserito il mio libro: Amazon deve essere un burlone, per dire ciò…

clicca sull’immagine per vedere l’attuale posizionamento

73 commenti

  1. Grande!! Tra un po’ potrai invitare tutti i tuoi followers di WP a cena!!! Pochi alla volta, nel rispetto delle regole, ovviamente 😉
    Bell’estratto.
    per la canzone mi fido sulla parola, dato che diversamente, mi viene l’orticaria 😛

    Piace a 1 persona

  2. ma tu guarda cosa hai tirato in ballo per riuscire ad acchiappare quei pochi che ancora non l’han letto e riuscire così a superare Follet… baaaahhh che ragazzaccio
    ^_^

    (e però, ci stava anche un ringraziamento per chi lì ti ci ha fatto arrivare, no?! 😛)

    Piace a 1 persona

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