Mara Emma Tonali #8

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Arrivati nel suo appartamento, appena dentro casa Mara si sfila le scarpe, infila ai piedi un paio di pantofole e si avvia verso la sua camera «Ti va di pensarci tu, al caffè?» mugugna mentre mi guarda da dietro la porta accostata «Io vado a far pipì…» e ciò detto chiude.
Non ho nemmeno il tempo di chiederle dov’è la moka, ma non mi ci vuole molto a trovarla dentro uno dei pensili della cucina: in effetti le cose all’interno sono in sistemate per benino, ma non c’è alcun ordine particolare… non che io lo riesca a individuare, quantomeno. Dev’essere dettato puramente dalla praticità, il che mi fa ben sperare.
Trovo tutto il necessario e accendo il fornello nel momento in cui sento tirare lo sciacquone. Ho già sistemato sul tavolo della sala anche le due tazzine coi cucchiaini e un paio di bustine: non so lei, ma io non riesco proprio a mandare giù quello della moka senza zucchero.
Sono ancora in cucina quando lei mi raggiunge: si è messa in libertà, con un paio di pantaloni di flanella e una lunga maglia di pile «Che c’è? Non sono abbastanza sexy?» si mette a ridere e fa una piroetta «Lo so, lo so… ma quando sono in casa mia, non riesco a starmene vestita come si deve.» allarga le braccia e con un colpo d’anca si fa largo davanti alla caffettiera «Va a sederti, ci penso io, ora: ti ho già fatto fare fin troppo.»
«Ai tuoi ordini!» si volta e mi guarda con la fronte aggrottata «Che ho detto di male?»
«Niente, non ti preoccupare.» torna a fissare la moka che ha iniziato a borbottare «È che quella frase…»
«… La Storia Fantastica, vero?» aggiungo mettendomi di fianco a lei e sbirciandole gli occhi chiari, che paiono farsi lucidi «Ti ho fatto tornare in mente dei brutti ricordi?»
Spegne il fornello mi fissa «Se sai cosa significa quella frase, perché l’hai detta?» con i pugni mi batte sul petto «Che bisogno c’era di giocare con me?» le lacrime le scendono copiose «Ora beviti il tuo stramaledetto caffè e poi vattene…» si mette di spalle, portandosi e mani al volto.
«Mara, io…» sono del tutto disorientato dalla sua reazione, ma le afferro le spalle «Non ci stavo pensando a quel film, mi è venuto spontaneo!» la faccio girare e la appoggio la fronte alla sua «Se c’è una cosa che proprio non mi va di fare è proprio quella di prenderti in giro, te lo giuro.» sento di avere pure io gli occhi lucidi «Dai, su» la abbraccio e le sfrego la mano sulla schiena «ora beviamo il caffè, altrimenti si fredda.»

Beviamo il caffè, seduti al tavolo del soggiorno: Mara non stacca gli occhi dalla tazzina ormai vuota e io percepisco i suoi pensieri come se fossero folate di vento che si susseguono nella sua testa. Solleva un istante lo sguardo verso di me e poi torna a fissare i fondi nella porcellana bianca.
Mi schiarisco la voce e mi alzo «Ascolta, ora è meglio che va…»
«Non andare.» scatta in piedi come una molla e mi afferra le mani «Non andare: ho paura a restare a casa da sola. Se non c’è qualcuno credo che… credo che…» inizia a singhiozzare «Sai cosa voglio dire.»
La abbraccio e la stringo forte «Va bene, rimango allora.» le bacio i capelli e la sento sospirare con la faccia persa nel mio maglione «Ma ricordati che sei più forte di quel che credi: un giorno te ne renderai conto.»
Lei si stacca di un passo e mi guarda con gli occhi ancora lucidi, annuendo «Grazie.» poi mi prende la mano e mi conduce fino alla sua stanza «Ti corichi vicino a me?»

continua…

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