La fortezza sul deserto

Ognuno di noi ha delle speranze e delle aspettative nella vita: si può vivere senza?
Sì, forse sì… ma credo che io ci riuscirei solo per brevi tratti, perché vagabondare per il solo gusto di farlo è un conto, ma farlo perché non si sa dove si sta andando può diventare frustrante. Almeno per me.
Eppure, c’è sempre qualcosa nella vita, nella mia vita (e credo di scorgerne traccia anche in quella di altri), tra l’aspettativa e l’attesa, tra l’attesa e l’aspettativa: resto imprigionato, anzi no… volontaria sentinella nella mia intima fortezza, decaduta e talvolta decrepita, che si affaccia su un deserto arido e senza vita. Un deserto che non è un posto dove meditare, riflettere ed elevare lo spirito, ma dove isolarmi, tirare avanti in attesa che qualcosa o qualcuno lo attraversi per venire dove sono io.
È questa la sensazione che sto provando in questo periodo: non sto male, non soffro, ma sono seduto sul parapetto della mia fortezza Bastiani, scrutando l’orizzonte nella speranza di vedere le luci, la polvere e i suoni dei Tartari che vengono verso di me.
È uno spreco di tempo star lì? Forse, ma è anche un luogo in cui l’atmosfera è attutita, l’aria rarefatta e i pensieri non riescono a penetrare fino all’anima, così che mi senta appagato dal nulla, dall’effimero trascorrere della sabbia nella clessidra.
Ma poi viene il giorno in cui qualcosa all’orizzonte si palesa, un’increspatura della vita, o della mia personale visione di essa, che mi procura un’adrenalina tale che il cuore pare stia per scoppiare. Allora ci sono due scelte da fare: aspettare, di veder meglio che cosa accadrà, lasciandomi travolgere dagli eventi, a cui non sarò mai preparato fino in fondo, oppure uscire dai bastioni e andare incontro all’ignoto, che mi minaccia con la sua aura di mistero.
Ecco, la scelta è mia… di ognuno di noi.
Ma ora, mi chiedo: se non arrivasse mai nulla? Se arrivasse quando è già tardi per decidere di poter agire? E poi, qual è la scelta migliore? Non so le risposte, ho solo le domande.
Però, forse, tanto vale lasciare la fortezza sguarnita e fare due passi in quel deserto spoglio: sia mai che, nel tragitto, trovi in un’oasi che dà refrigerio, la compagnia di altre persone che, saggiamente, han deciso di disertare dall’esercito di terracotta che ormai stavano… stavamo diventando. E da lì, magari, andare avanti, non più solo, ma con un drappello di altre sentinelle, verso l’orizzonte, così da capire se davvero dall’altra parte c’è qualcosa di bello o, forse, c’è un’altra fortezza, che si affaccia su un identico deserto, in cui altri aspettano senza tregua di vedere delle sagome che si muovono sulla sabbia.

Si tratta di un pensiero scritto tre settimane fa, lasciato qui a decantare: posso dire che ora ho lasciato la fortezza e mi sto avviando nel deserto, in cerca dell’oasi che mi darà refrigerio e sollievo dalla sete.

72 commenti

  1. Ci si sposta .. prima o poi.. in conseguenza della forte sete.. sia mai (come dici tu) che arrivi l’oasi pronta a dissetare .. se poi l’oasi è vuota “poco male”.. nel percorso x giungere lì sarà accaduto -per forza di cose- qualcosa che ci ha modificato. e forse la vera oasi è proprio quella lì. Bel dono scritto 🙂

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  2. Sono scelte personali ed ognuno ha la sua che è quella più adatta a lui, però posso dire che stare ad aspettare non porta mai a niente, molto meglio rischiare ma agire, per me hai fatto benissimo! Buona giornata 🙂

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      1. Certo. Poi col tempo, a starci a lungo nel deserto, s’impara a riconoscere i segni.😉

        Io ti aspetto, in terza luna, alla quarta duna, a destra dello scheletro di Dodo.
        Non puoi sbagliare: ci è cresciuto un filo d’erba accanto.

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  3. Siamo tutti viaggiatori alla ricerca di noi stessi… alla ricerca di quella goccia d’acqua sotto le dune del deserto che il vento del tempo, ha creato davanti ai nostri occhi, modellandole a suo piacimento, senza curarsi della nostra presenza. Ma… poiché nella vita sono sempre stata un’esploratrice di deserti, viaggiatrice solitaria, i confini non mi hanno mai spaventata… anzi… mi hanno spronata ad andare sempre oltre quella linea chiamata orizzonte, dove il vuoto non è baratro, ma continuità… Grazie per questa tua meravigliosa riflessione di vita.

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  4. E’ un po’ come quando cerchi qualcosa è non sai dove l’hai lasciata, più ci pensi e meno ti viene in mente. Poi ti distrai a fare altro e…hop! ecco che ti ricordi. Non so se rendo l’idea, però, Alessandro, sempre avanti sempre e “muso duro e beretta fracà” 😎💪

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    1. Sì, ho capito cosa intendi, però se cerchi qualcosa sei sempre un po’ attivo… se non iperativvo (e magari sono gli occhili, che hai “riposto” sulla testa 😅). Qui stai cercando qualcosa, ma non sai cosa… e non sai nemmeno dove cercarla.
      Però sì, sempre avanti e a muso duro (Bertoli docet) e di questi tempi anche “la berretta” ci vuole bene calata sulla fronte, o ci si si gela il grugno! 😉
      (perché ero convinto fossi campana, mentre mi sfoggi un dialetto veneto?)

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      1. Il Buddhismo, ad esempio, invita a non cercare, per forza/ovunque, perché, cercare qualcosa che non si sa che cosa è, fa distrarre e il treno poi passa. Non “aspettarsi niente” è un ottimo modo “per trovare” 😀
        Ma son certa, già lo vedo, che la strada la trovi 🌹
        P.S.: non sono campana e nemmeno veneta 😇

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  5. in questo periodo di stress e confusione si fanno spesso pensieri strani. Diciamo che correre verso il deserto nella speranza di trovare un’oasi e da lì ripartire da un senso di ottimismo che ma come in questo periodo è necessario, quindi la tua scelta la approvo.. 😉

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  6. È anche grazie alle aspettative se lasciamo la nostra fortezza 😊 e camminando ci accorgiamo di quanto quelle aspettative siano apparenze di desideri più grandi. Anche se quelle non vengono poi soddisfatte, stiamo comunque camminando, siamo in moto, e lungo il percorso accoglieremo desideri nuovi 😊

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  7. Ho amato quel libro e visto che sono scema mi sono calata nei personaggi, ho sentito anche io strani rumori la notte, ho visto l’attesa far sfiorire gli animi. Ho amato quel libro e allo stesso tempo l’ho trovato distante da me.

    Questo perché io sono l’esatto opposto, io sono come uno squalo, devo stare sempre in movimento. Io penso che la vita vada assaporata e che l’attesa sia giusta se limitata a un certo arco temporale dopodiché no, è morte perché davvero stare fermi equivale a non vivere, a sfiorire sui propri vorrei, ma non posso.

    Il periodo è quello che è, ma la vita va sempre aggredita, assaporata e passami il termine smozzicata per bene.

    Il mio consiglio e di uscire dalla fortezza della solitudine e perdere te stesso tra la perduta gente

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      1. 🤣🤣🤣🤣🤣 ecco perché mi donerò alla scienza, affinché i lombrichi siano salvi.

        Inoltre vorrei tanto finire in un Aula di biologia di un liceo scientifico per poterlo infestare con malefica presenza

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