La corazza

Questo pensiero è cresciuto ed esploso alla mia coscienza dalla lettura di questo articolo di Doroalice (al secolo Rita Coda Deiana), anche se qualcosa di simile era già un po’ che mi gironzolava attorno alle meningi.


La vita, dicono, è una battaglia in cui c’è da soffrire e combattere in continuazione per la propria sopravvivenza, dove gli altri sono i nemici che ci vogliono attaccare per farci male e prendere quel che abbiamo… o semplicemente per vincere (cosa, non si sa). Non tutti lo sono, chiaro, ma a volte è difficile distinguere tra le facce che ci stanno attorno chi ci colpirà e chi no. Chi ci userà e chi no. Chi ci attaccherà e chi no.
Ebbene, dicono, che ognuno si debba forgiare una corazza, di qualunque materiale esso sia (arroganza, misantropia, cattiveria, ironia, …) per proteggersi e non subire i colpi che, prima o poi, perverranno. E a quanto pare la cosa funziona da principio, perché ci si sente forti, indistruttibili, impossibili da scalfire.
Peccato, però, che ogni armatura abbia anche delle giunture, lasci una piccola porzione esposta e questi punti, alla fin fine, sono quelli dove chi colpisce va a mirare: chi vuol far male sa bene dove farlo e quindi è lì che ci si ferisce. Magari è doloroso, magari è un nonnulla, però fa male a quel che c’è dentro la corazza, perché toglie sicurezza e fa titubare.
E poi, aggiungo, dopo un po’, avanzare con addosso una corazza, è stancante: il peso grava su chi la porta e ogni passo diventa un’agonia, una sofferenza prolungata dovuta alle ferite subite, che non si rimarginano così in fretta, alla stanchezza di dover sostenere cotanta armatura (credo che fare i sostenuti potrebbe benissimo essere fatta derivare da questa metafora) e all’orgoglio, che preme dall’interno per dimostrare ancora la propria forza al resto del mondo. Che illuso…

Hai mai provato a spogliarti? Certo, all’inizio è traumatico; magari patisci pure il freddo e non sai come coprirti. Ok, non c’è bisogno di metterti totalmente a nudo: un bel perizomino per coprire le pudenda non lo si nega a nessuno, sia chiaro.
Vedi? Sei come mamma t’ha fatto (con qualche anno in più sul groppone e dei chiletti scaldamuscoli al girovita – parlo per me, sia chiaro): non ti senti più leggero, in libertà? Certo, non che tu possa concederti chissà quale atletismo extra (parlo sempre per me), ma almeno non hai quella fottutissima armatura che ti tiene schiacciato al suolo e che ti fa muovere di un passetto per volta, perché magari, con l’elmo, non vedi nemmeno bene dove metti i piedi.
È un altro mondo, fidati.
Però mi dirai: “E se mi vogliono colpire? Sarò indifeso…”.
Non si riesce a uccidere con le parole, sai? Dicevano (e credo che stavolta avessero ragione) “Ciò che non uccide, fortifica”. Bene, pensa alla tua armatura come un enorme frigorifero, su cui le parole si appiccicano come magneti: se non ti porti appresso l’armatura, dove si attaccano? Scivolano via più facilmente e cadono a terra, per poi imputridirsi dove solo e tu, magari sei già lontano, perché non sei vincolato a stare in difesa nel tuo fortino.

Ecco, io mi sono esposto, cerco di farlo il più possibile, anzi, perché ogni volta che mi colpiscono è una cicatrice che mi ricorda che sono ancora vivo e, alla lunga, diventa anche noioso colpire qualcuno che nemmeno si difende, perché non c’è soddisfazione.
C’è qualche sadico che magari si incaponisce, ma altro non fa che mostrarsi per quello che è.
Ti dico una cosa, però: andare in giro senza armatura non vuol dire essere indifesi: ci sono molte armi addosso e quelle servono anche per parare i colpi più duri (capita) e questa arma, invece, va tenuta in gran conto, affilata, oliata e maneggiata per far esercizio.
Un’armatura non serve, se hai un’arma.
… e quando la usi, non colpire per ferire: fallo per uccidere, altrimenti dovrai iniziare a guardarti le spalle e tornerai ad aver bisogno di una corazza.

60 commenti

      1. Mi è venuto il mal di testa 🤪 sarà l’effetto della piovretta di ieri sera.
        Che adesso è un bel casino: avevo congelato del polpo da prepararmi per domani sera. Adesso non lo so mica se riesco a cucinarlo e mangiarlo…😅😬

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  1. io devo dire che sono diversi anni che sono me stesso, come dici tu, mezzo nudo. Un tempo cercavo solo di apparire, di farmi vedere spesso per quello che magari non ero, ora invece sono semplice, non mi vanto, curo me stesso e poco altro. Ti dirò negli ultimi anni sono ben voluto da tutti, mi saluta persino gente che non ho mai conosciuto, spesso penso di avere un sosia, perché sono davvero troppe le persone che mi salutano senza che io le abbia mai incontrate, una cosa strana, ma fintanto che è buona male non fa, anzi!! 😉

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  2. wow.
    wow wow wow.
    sono davvero commossa ed ispirata da queste parole. e penso sinceramente che le nostre stesse emozioni siano la nostra migliore difesa e anche migliore arma. perchè le persone non si aspettano il coraggio di mettersi a nudo. di aprirsi e di mostrarsi per chi si è davvero. e questo confonde tanti, allontana chi non ha lo stesso ardore e fa restare chi ha paura, ma cerca di andare oltre. mostrarsi è forse il criterio di scelta più accurato e personale 😀 ps buon 2021 ricco di emozioni ❤

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    1. Innanzitutto ti ringrazio: sapevo che avresti colto, ma non mi sarei certo aspettatto un simile entusiasmo! 🙂
      In secondo luogo, ti dico che non tutti siamo uguali, perciò non è da tutti adottare una simile “strategia” nella vita: qualcuno riesce, qualcuno no. Ma chi non riesce, non ha fallito, ma ha solo scelto una strada diversa: non c’è un modo giusto, ma solo un modo più adatto alla propria vita!

      Infine, un augurio di 2021 ricco di tutto quel che fa sentire vivi anche a te! ❤

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      1. infatti ritengo che ognuno utilizzi la strategia più idonea per bilanciare vita, emozioni, delusioni, paure, gioie etc etc etc.
        relazionarci con chi usa strategie diverse ci aiuta sicuramente ad aprire la mente e a comprendere punti di vista diversi

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