La Volpe

La chiamano la Volpe per via della sua chioma rossa, lunga e folta, a mo’ della pelliccia dell’animale selvatico. E forse, un po’ come per la bestia, ama la vita a contatto con la natura, dove si immerge completamente e perdersi, come fosse un altro mondo, diverso: più ferino e istintivo.
Sì, perché la Volpe è in una belva predatrice che si nutre di…
No, non te lo vengo certo a dire ora, altrimenti che gusto ci sarebbe? La storia sarebbe già conclusa e buonanotte al secchio, come si soleva dire un tempo.

Facciamo un passo indietro e vediamo perché ti sto parlando della Volpe: ebbene sì, ci sono incappato e, una volta che ci posi gli occhi un instante, nonostante la sua natura la faccia svanire subito appena ti scorge, non puoi certo restarne indifferente e scordartene come se nulla fosse.
La Volpe, inoltre, non è affatto stupida, anzi: è proprio la personificazione della scaltrezza, dell’adattabilità e dalla capacità di sopravvivere negli ambienti più disparati e non è certo una fugace visione che la può mettere in crisi, perché lei sa gestire al meglio ogni evenienza, per tutelare se stessa, la propria prole e il proprio stile di vita.
Come si fa a non apprezzare un simile esemplare?
Eleganza, furtività e leggiadria sono i suoi attributi più evidenti, ma ne ha molti altri, che sicuramente potresti scoprire se anche tu prestassi la giusta attenzione.
Il problema che mi pongo, in realtà è un altro: la avvicino ed entro in contatto con lei, stabilendo un rapporto di reciproca fiducia, ovvero la lascio libera di scorrazzare secondo le sue abitudini?
Se si trattasse dell’animale selvatico la risposta sarebbe scontata, ma essendo questa Volpe una persona, il dubbio mi attanaglia: se perdesse il fascino che la circonda come un’aura? Se il contatto portasse a un frantumarsi dell’idealizzazione che ho di lei?
Sì, lo so bene che fasciarmi la testa prima di essermela rotta è uno dei miei passatempi preferiti: non sono mai stato pessimista, e non è di quello che si tratta, in fondo, ma di titubanza, una sorta di timore reverenziale nei confronti di quella donna che ha uno charme così intenso e al contempo incute rispetto.

Io, però, ora sono qui, a spremermi le meningi per comprendere come mai ha attraversato la mia strada proprio ora, proprio in questa fase della mia vita: certo, non che fosse chissà quale esistenza, ma era tranquilla, senza troppe pretese e senza voler strafare, visto che a quello ho già provveduto in passato… con pessimi risultati.
Lei è lì, che mi guarda nascosta dalle fronde ormai spoglie­­­ degli alberi e sorride, con quei denti bianchi e affilati che cela dietro la sua chioma.
Della volpe, a voler fare i pignoli, le mancano gli occhi, ma i suoi sono persino più affascinanti, con quel turchese d’un mare cristallino, o d’un cielo terso all’alba, che mai i più arditi pittori ne avrebbero fatto un simile accostamento col fulvo dei capelli.
Dicevo… è lì che mi guarda, anzi: sbircia! Non fugge e non si avvicina, ma osserva e par che annusi l’aria per scovare da dove arriverà il pericolo.
Io accenno un sorriso e lei mi imita, ma resta ancora immobile, come me: sembra che mi abbiano rivettato le scarpe dove sono e fare un passo avanti è fuori dalle mie capacità.
E lei poi si volta, si allontana, ma la sua risata cristallina riecheggia nell’aria frizzante di questo inverno insolito e silenzioso.

Mi apposto quotidianamente per vedere la Volpe e lei, di tanto in tanto, si lascia scorgere, mi osserva, mi fa un una smorfia buffa con quel suo musetto affilato e poi se ne va. A quel punto mi avvicino al posto in cui era pochi istanti prima e mi immergo nel ricordo della sua presenza: sento il frusciare dei suoi capelli, il rumore ovattato dei suoi passi sulle foglie, la scia di fragranza che ha lasciato. Rosa? Forse. Delicato e intenso al contempo. Rivedo anche la siluette del suo corpo che si muove agile ed elegante.
Ma che succede? Oggi c’è un pezzo di carta, dov’era qualche istanti fa: un piccolo brandello di carta con sopra una scritta e un numero. Sollevo lo sguardo e di nuovo la vedo, lontana qualche decina di passi, che sbircia e sogghigna, prima di svanire.

La Volpe non è cambiata, lei è sempre la stessa: ferina e predatrice come la prima volta che la vidi, ma persino più bella da vicino. Non posso incatenare una simile creatura e nemmeno provare ad addomesticarla, perché ne stravolgerei l’essenza, ma posso sempre vederla, sentirla e, se un giorno me lo permetterà, toccarla. Del suo profumo, ormai, conservo il ricordo nella mente e nel cuore, ma ogni cosa ha un suo tempo, così come le stagioni si susseguono sempre nello stesso ordine.

Ora la Volpe è qui, di fronte a me, con una tazza fumante tra le mani e mi guarda curiosa e guardinga, ma anche divertita e sorniona: ho conquistato la sua fiducia, e sono persino riuscito a comprendere quello che la fa uscire dalla sua tana e gironzolare nei luoghi dove l’ho incontrata: si nutre di emozioni, assapora le cose intense e vere, che coglie dall’ambiente e dalle persone; e poi le sa trasmettere anche ad altri, non solo con i gesti e le parole che le escono da quella bocca delicata e mordace al contempo, ma anche dalla penna, perché la Volpe è anche un’ottima narratrice.
Le sue storie parlano di sé e delle emozioni che ha colto e vissuto sulla sua pelle.

Che strana creatura, questa Volpe: non è di quelle che più conosci e più ti viene a noia, no! È proprio l’esatto contrario, perché più ne sai, più ne vorresti sapere, perché racchiude dentro di sé un intero mondo. E sarà bello, un giorno, farne parte.

60 commenti

  1. **diabbete con due bb in progress**
    Le parole troppo dolci o romantiche, a differenza dei gesti, mi sono estremamente stucchevoli. Sarà per un difetto di fabbricazione?!?🤔🙄
    Molto bella e ti auguro che si avveri.
    Io ho smesso e questa “smessa” me la tengo stretta 🤪

    Piace a 1 persona

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