Positivo e Negativo

Due parole semplici, talvolta abusate e spesso interpretate come assoluti. Possono esserlo, due assoluti, ma in senso schiettamente matematico… algebrico per la precisione, perché denotano la loro posizione da un lato o dall’altro rispetto allo 0 (zero).
Partiamo dall’etimologia: positivo deriva da porre; negativo da negare.
Magari penserai che negare è di per sé una cosa negativa, ma ti porto due esempi a cui credo si possa far riferimento prima di trarre giudizi affrettati:
– Negare il punto al rivale o, se la vogliamo mettere sul calcistico, il gol alla squadra avversaria;
– Un genitore che dice di NO ai capricci del proprio bambino.
Come puoi vedere, in ognuno dei due esempi c’è una prospettiva positiva e una negativa: nel primo esempio dipende da dov’è orientato il tuo tifo; nel secondo in base all’aspetto che valuti, se il fatto che il bambino non è stato accontentato, o che invece ha imparato ad accettare di non poter avere tutto (il famoso “No” formativo).
Sulla falsariga di quanto detto in precedenza, basterebbe pensare a quando l’esito di un esame clinico dà esito positivo per comprendere che non tutto quello che ha un “più” davanti è qualcosa di piacevole e bello, ma credo ci siano altri esempi possibili.

Positivo e negativo sono concetti che indicano una direzione, il verso che ha preso la vita in un determinato momento, senza contare che una cosa positiva per una persona, può significare un risvolto negativo per un’altra, ecco perché rendere queste due parole assoluti è fuorviante.
Spesso, tra l’altro, si associa l’avverbio assolutamente come rafforzativo, come se “Sì” o “No” (ad esempio) possano dar adito a dubbi e nascondere un implicito “ma”, e che senza di esso (l’avverbio) non possano divenire uno scoglio sufficientemente insormontabile.

Non si tratta di relativismo in senso filosofico, che è visto come negativo, o positivo in base alla fazione di appartenenza, ma di buonsenso, che a sua volta può essere visto come positivo o negativo, in base a quello che il proprio modo d’essere e intrepretare la vita, ovvero dove si focalizza la propria attenzione.

Immagine Pixabay

A rileggermi tutto quel che ho scritto mi par di aver detto banalità, ma mi accorgo spesso e volentieri che cambiare prospettiva, punto di vista e accettazione di quelli che possono essere i valori altrui disintegra l’assolutizzazione, mentre restare fissi su un unico punto di vista fomenta lo scontro tra ideologie, non nel senso delle correnti politiche, ma del proprio modus videndi la realtà.
Certo, capita anche a me di avere dei preconcetti o dei pregiudizi (sono umano, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso), ma come spesso succede, dopo un po’ riesco a rendermi conto (se sto attento, s’intende) che ci sono prospettive che mai avrei preso in considerazione e quindi, quel che sembrava tanto bello prima, può assumere i connotati di minor piacevolezza e quel che invece sembrava persino raccapricciante, ha una sua logica e fascino.
Non è quasi mai questione di ragione, né di razionalità: è solo attenzione e sensibilità.

109 commenti

      1. Vedi? Il tuo concetto di uguaglianza è diverso dal mio. 😉
        Ci sono tante cose che distinguono la visione. Che poi sia giusto o sbagliato l’uno o l’altro, è anch’esso relativo.

        Se vuoi te ne posso citare molte di cose ritenute assoluti, che in realtà non lo sono e vanno contestualizzate… compresi i 10 comandamenti. 😛

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      2. Il linguaggio ha questa caratteristica: per comprendersi si dà un significato condiviso alle parole, si concettualizza. Il mio concetto non è il mio, ma quello condiviso da una bella quantità di persone. Se una parola ha più accezioni queste vengono comunque codificate. Abbiamo il vocabolario per districarci nella giungla dei significati.

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      3. Ecco: tu parli di linguaggio, io parlo di lingua.
        E la codifica, anche se esistono i dizionari, non è una cosa statica e univoca. Panta Rei… E di questi tempi molto in fretta.

        Comunque non c’è nulla di personale nelle mie risposte, sia chiaro (i commentitendono a essere uno strumento povero di sfaccettature, in alcuni casi): è un modo per discutere e approfondire un argomento che mi sta molto a cuore. 🙂

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      4. Ci sono posizioni filosofiche contrapposte e fior fiore di filosofi che si interrogano se tutto cambia e o se ci sia qualcosa che resta immutabile. Dopo Eraclito (quello del panta rei) fu Aristotele a risolvere il problema col concetto di sostanza, cioè ciò che resta invariato mentre tutto cambia. Io come posizione antropologica, per gli studi fatti, aderisco al pensiero tomistico-aristotelico.

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      5. Non è semplice incorrere in persone che abbiano sviluppato coscienza della realtà.

        Purtroppo, la “cultura” ci sovrasta. Non più noi fautori agenti ma osservatori subenti. Direi inoffensivi ormai. Essa è come un figlio degenere che vuol disporre dei propri genitori, dissipandone il patrimonio umano.

        Umano: che v’è più d”umano, in effetti, quando recidi le radici?

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      6. Se, in un mondo di assuefazione a parole come libertà, uguaglianza e fratellanza, ormai deprivate del loro primigenio nucleo, tu combatti per difendere l’alterità, l’altrui prossimità, l’altrui assoluto, allora sì.
        Sei tu. Sei anche tu.

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  1. spesso ognuno di noi regala alle parole la propria personalissima interpretazione a seconda del suo vissuto, del suo carattere e anche del suo modo di porsi nei confronti degli altri, io penso che sta nell’ascolto la parte importante per capire e non fraintendere… ma mi sei diventato anche filosofo! bravo!!

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  2. ottima riflessione, educata introspettiva e per niente banale. relativismo soggettivismo, ok, ma negativo significa sempre negare un ente sia esso reale o teorico (concetto per esempio) ma il negare non porta sempre con se l’accezione del “negativo”, faccio un esempio, “nego l’esistenza degli extraterristri”, prove scientifiche a parte naturalmente. Tutta sta solfa per dire che usiamo negativo o positivo in relazione a giudizi, in effetti come aggettivi qualificativi. Mi piace più pensare ad essi dal punto di vista algebrico (come hai ben detto), lineari a partire dallo zero in direzioni opposte. Puoi pure non leggerlo tutto sto post, sennò te calano (vuoi che traduca?).

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  3. Non c’è mai un solo punto di vista, ma tanti e sforzarsi di vedere le cose da più punti diversi è sempre ammirevole e auspicabile, è segno di apertura mentale e di evitare di fossilizzarsi sulle proprie idee 😉

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  4. il famoso altro lato della medaglia, spesso per ogni circostanza negativa se ne può cogliere anche una positiva, tutto sta ad interpretare diversamente le nostre emozioni, a saper gestire con saggezza e umiltà il nostro modo di osservare e sentire la vita stessa..

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  5. Ciao Alessandro! Sono Rebecca’s Light, ho erroneamente chiuso il mio blog e purtroppo ho perso tutti i miei articoli… Casualmente ho conservato solo alcuni testi in cui raccontavo la storia di Anna, personaggio di fantasia e allora ho deciso di ricominciare da lei. Sei il benvenuto, quando vuoi 👋

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