22 febbraio 2022 #2

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Il malghese della piana esce appena in tempo per prendere due tranci di pizza all’angolino delle due vie, che poi è solo una curva, mentre il garzone che fa le consegne a domicilio smadonna con gran fantasia anche i santi meno celebrati, tirando calci alla motoretta, un sidecar reperto della Seconda guerra mondiale, che non dà segno di voler ripartire per il freddo.
Preso un pezzo di capricciosa e uno di margherita, particolari ricette locali che prevedono un atteggiamento infantile nella consegna della prima e la spolverata di una bustina di camomilla, spacciata appunto per margherita, sull’altra, Artemio torna dal congiunto.
Una volta di sopra, si siedono a turno, visto che Severino s’è venduto pure le sedie in più, e nel frattempo chiacchierano del più e del meno… soprattutto del meno, che è l’argomento su cui sono più ferrati.
«Ma la tua fidanzata che fine ha fatto?» gli chiede a un certo punto Artemio, mentre sbocconcella la crosta della pizza alla camomilla, sempre più disgustato a ogni morso.
«L’ho lasciata.» Severino guarda fuori dalla finestra il lampione balbettante «Abbiamo litigato, le ho detto di trovarsi un altro e lei mi ha preso in parola: ora vive in città, con uno che ha la barca sui navigli, pensa te…»
«Allora ti ha lasciato lei.» sottolinea di nuovo Artemio guardando di sottecchi mentre si toglie l’unto dalle mani nella tovaglia lercia.
«Pensa quel che vuoi, ma…» la frase si interrompe e il suo volto si fa ancor più smunto e pallido: porta entrambe le mani alla bocca e, dal bagno, si sente il rigurgito nella tazza del WC.
Suo cugino lo raggiunge e lo aiuta a rimettersi in piedi «Dovevo immaginare che c’era qualcosa di strano nella tua capricciosa: sembra che ti sia mangiato il… coniglio con tutta la pelliccia!» tira lo sciacquone e, a braccio, porta Severino nell’altra stanza «Dai, su: ora riposa, domani andrà tutto bene, come dice quello striscione appeso al balcone di Calendula. A proposito: dici che se vado di sopra, lei…»
«Voglio morire!» mugugna il giovanotto di una volta di borgo Trecase «Sento che sto per morire!»
 «Ma va là.» Artemio lo tira su «Ho capito: stanotte rimarrò qui a farti da badante.»
I due cugini passano il resto della serata seduti sulle molle, l’unica parte rimasta del vecchio divano, guardando il tavolo su cui era rimasto il vassoietto di carta della pizza da asporto e, dopo aver rievocato qualche aneddoto della loro gioventù, passato per lo più a guardare riviste che vendevano intimo per corrispondenza o il viavai dall’appartamento di Calendula, decidono che è l’ora di andare dormire, così si spostarono sul materasso a una piazza e mezza sul pavimento dell’altra stanza: anche il letto era stato barattato per qualche spicciolo.
«Sai che ho paura del buio…» sussurra Severino e, nonostante nell’appartamento fosse stata staccata la corrente elettrica, suo cugino ha la brillante idea di accendere la luce delle scale.
Il problema di quell’illuminazione, che in qualche modo spandeva un’aura rosata, sempre per via delle palle dell’albero di Natale, non era tanto la peculiarità che rendeva il tutto meno mascolino, quanto il fatto che è temporizzata, così, dopo essersi alzato tre volte a intervalli regolari, Artemio si rompe i coglioni e apre le ante, in modo che il lampione sfarfallante lasci entrare il suo intermittente bagliore.

L’alba giunge sincronizzata col canto del gallo e la testa di Severino è riversa sulla spalla massiccia di Artemio e dalla bocca del ragazzo di tanti anni prima, cola un filo di bava e qualche pezzetto di vomito sul maglione mélange sui toni del verde.
«Ma che schifo!» commenta tirandosi di lato il contadino giunto dal contado, ma quando si scosta capisce che c’è qualcosa che non va e la testa di Severino rimbalza un paio di volte sul materasso senza che lui riapra gli occhi.
È il 22 febbraio 2022, data palindroma e iellata per antonomasia che sarà nota a tutta la gente di borgo Trecase e anche oltre, fino a castel San Crispino, come l’alba dei morti pezzenti.
Del pinguino che viveva da Severino, si son perse le tracce nella nebbia.

Fine

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