Piano Bar

Linda, infilato il rossetto nella pochette dorata, che faceva pendant con i sandali dal tacco alto e affusolato, uscì dalla toilette e si avviò allo sgabello del bancone, dove c’era ad aspettarla un bicchiere col segno rosso delle sue labbra e un dito di cognac sul fondo.
Il cameriere sorrise quando la giovane donna si riaccomodò, accavallando le gambe in maniera sensuale: l’abitino bianco metteva in risalto l’abbronzatura e il movimento fluido aveva fatto risalire di qualche altro centimetro il tessuto sulla pelle liscia delle cosce ben tornite. L’uomo dietro al bancone s’attardò ancora qualche istante a guardare, prima di dar retta all’avventore che reclamava di essere servito all’altra estremità.
Flavio, osservata la scena da un tavolino, si alzò e andò a prendere posto al suo fianco, tenendo tra le dita una rosa rossa che faceva oscillare: le rivolse un sorriso e le porse il fiore, solleticandole la punta del naso con i petali profumati.
Lei si imporporò e abbassò appena la testa, mimando con le labbra un “Grazie”: prese il gambo tra pollice e indice e inspirò profondamente l’aroma.
«Posso offrirti da bere?» il giovane sollevò la mano a richiamare l’attenzione del cameriere: la giacca di lino blu lasciava intravedere una camicia color malva, sul cui polsino erano ricamate le iniziali FL.
L’espressione di Linda si fece tesa «Sei davvero gentile a…» entrambi si voltarono verso il centro della saletta, dove le note del pianoforte surclassarono il brusio dell’ambiente, attaccando con un arrangiamento di Summertime di Gershwin «… mi spiace, ma grazie per il pensiero.» addolcì la propria espressione, alzò il balloon da cognac e assaporò il liquore scuro sulle labbra, che lasciarono una traccia rossa ancor più marcata sul bordo.
Matteo, in piedi a braccia conserte accanto all’ingresso, si voltò a osservare la zona rialzata su cui era adagiato, sornione come una pantera, lo Steinway a coda, nero e lucido: non staccò un attimo gli occhi scuri dalle spalle del suonatore, le cui dita danzavano agili sulla tastiera.
«Questa è per una persona speciale…» la voce da contralto sovrastò le note: le mani, che emergevano dal frak di sartoria, che cadeva alla perfezione sulle forme armoniose della donna seduta allo sgabello, non smisero d’inseguirsi sui tasti «… e che stasera mi ha fatto l’onore di essere qui al Pozzo dei Desideri
I clienti si misero a bisbigliare, lanciando occhiate ai tavoli vicini in cerca di uno sguardo rivelatore, ma Rebecca non aveva spostato gli occhi dal piano e aveva ripreso a pigiare con più vigore, aumentando l’intensità dei suoni con un sapiente uso dei pedali.
«Davvero non posso offriti niente?» Flavio sorseggiò il gin tonic alternando lo sguardo tra il viso e le gambe accavallate di Linda, che invece si era voltata verso l’ingresso, incrociando per un istante gli occhi di Matteo, che le fece un fugace cenno con la testa.
«Sì, davvero.» sussurrò tra una nota e l’altra la giovane donna, che giocherellava con la rosa tra le dita «… però questo fiore lo tengo volentieri, se non ti spiace.»
Le spalle di Flavio si alzarono e abbassarono «Fa come ti pare…» e cacciò giù d’un fiato il resto del suo cocktail «… ma tiratela di meno, stronza!» sibilo tra i denti, allontanandosi.
Matteo seguì la scena, mentre Rebecca stava intonando Moon River, tra gli sguardi rapiti degli avventori del piano bar: Flavio, con espressione corrucciata, si era infilato nella porta accanto alla cucina, quella che portava al cortiletto interno; senza interrompere il borbottio a fior di labbra, armeggiò con il pacchetto di sigarette, fino a farne uscire una.
Linda posò di nuovo il balloon sul marmo nero e sfilò lo smartphone dalla pochette: digitò un messaggio “Vorrei che non ci fosse nessun altro in questo locale. Ho voglia di te.”
Dall’altra parte della sala, Matteo, tirò fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni neri, fece scorrere il pollice sul touchscreen e sorrise, prima di riporlo nuovamente.

Le ultime note di Your Song riecheggiavano ancora al Pozzo dei Desideri, quando gli applausi riempirono il vuoto lasciato dalla musica di Rebecca, che si alzò e si inchinò al proprio pubblico: giunse le mani e sorrise a destra e a manca, poi scese i due gradini che separavano il piccolo palco dal resto della saletta.
Arrivò al bancone, con la fronte imperlata di sudore e i capelli scuri ben ordinati nell’acconciatura anni Venti «Marco, per favore: un bicchiere d’acqua fresca e un rhum.» il cameriere annuì e la cantante-pianista si accomodò sullo sgabello lasciato libero da Flavio. Estrasse dalla tasca interna del frak il telefono e lanciò un’occhiata a Linda, seduta davanti a lei, che la fissava con ostentazione. Marco le pose i due bicchieri «Grazie!» gli sorrise quando lui le ammiccò «Ah, dunque anche tu hai delle fantasie?» sogghignò, sbirciando di sottecchi la giovane donna seduta accanto a lei, mentre sorseggiava l’acqua direttamente dalla bottiglietta «Monella.»
«Ma resto comunque una romanticona…» Linda le porse la rosa rossa, dello stesso colore del rossetto di entrambe «Questo è per te, amore mio!»

Alessandro Gianesini

Questo racconto, che avevo già pubblicato quanto tornai a bloggare, prenderà il titolo di “Il Pozzo dei Desideri” e sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.

78 commenti

  1. Ma chissà perché se una dice di no necessariamente si pensa subito che è stronza, o se la tira, o tutte e due.
    Mentre la realtà del rifiuto può nascondere ben differenti verità…..😎
    …e comunque io preferisco il pozzo di San Patrizio 🤪

    Piace a 1 persona

    1. Frustrazione. In una società in cui non si accetta più il rifiuto, è la risposta più facile scaricare la “colpa” dei propri insuccessi sugli altri. 😉

      Sul Pozzo di San Patrizio, posso concordare, ma non c’erano i permessi edilizi per gli scavi. 🤪

      Piace a 1 persona

    1. Mi fa molto piacere ti sia piaciuta. Sono cose che capitano quando al giovedì hai già voglia che sia venerdì… o magari anche sabato.
      Beh, per essere una storiella estemporanea nata da un’idea di svago (parte tutto dal cognac… e vabbè, dai vari cartelloni pubblicitari con immagini femminili) direi che me la sono goduta un sacco a scrivere quelle poche righe! 😀

      Piace a 1 persona

      1. Oltre che come narrazione di un amore lesbo, che è ovviamente ciò che appare a livello esteriore, questo racconto lo posso leggere come allegorico, simbolico e metaforico del femminino contemporaneo: la sensualità della donna vestita di bianco e la mascolinità di quella che suona il pianoforte.
        Queste due parti, tuttavia, si compenetrano perché quella seduta al bancone del bar è risoluta nel rifiutare le avance di un uomo che non desidera; quella vestita da uomo al pianoforte mette in risalto il suo lato sensibile attraverso la musica che interpreta.

        Alla fine della giostra, questo femminino fa pace con se stesso perché si ricongiunge.

        Tutto ciò che è esteriore (anche l’amore lesbo o omo) è sempre sintomo di qualcosa che avviene a livello spirituale, individuale e collettivo.

        Mo’ fanne quello che vuoi.😁

        Piace a 1 persona

  2. Ho sempre pensato a quanto sia pratico amare il proprio sesso. Solitamente tra donne c’è complicità, intesa, si amano le stesse cose e poi, si potrebbe avere un guardaroba più ricco… Scambiarsi gli abiti, il rossetto…
    peccato però che a me piacciono gli uomini, con tutte le complicazioni del caso 🤗
    Bel racconto 👍
    Ps: perdonami sono stata assente un po’… quindi pubblicherai una raccolta di racconti?

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...