Il discepolo #1

La Fucina

Dalla cima del colle che dominava la piana di Demetriade, Agesilao guardava il tramonto; lo scettro ligneo, nodoso quanto la sua mano, era ritto nella destra «Devi sapere, mio diletto discepolo, che questi sono tempi assai più cheti di quelli che visse il mio spirito in gioventù.» il giovane scostò la schiena dalla rugosa corteccia della quercia, che si sviluppava in tre possenti rami, e smise di tracciare segni sulla tavoletta cerata «Quel che vedi ora è un periodo prospero e foriero di opulenza e pace su questa terra.»
Jago infilò lo stilo e la mattonella d’argilla nella bisaccia che gli teneva in vita la toga candida e si appressò ancor di più all’uomo, guardandone il profilo austero, ma sereno e fiero, incorniciato da barba e capelli canuti e riccioluti «Maestro, perché non mi raccontate quel che accadde? Sapete quanto ancora abbia da apprendere.»
L’anziano annuì, senza tuttavia distogliere gli occhi castani dal sole, per metà oltre la linea dell’orizzonte «Ti dirò solo questo, per ora: devi sapere che quel che vedi oggi, per un lungo periodo non fu manifesto.» si drappeggiò con la mancina la stola purpurea che sovrastava la tunica bianca e le sue iridi, agli ultimi raggi assunsero una colorazione dorata «Al tempo la scienza dell’uomo preponderava e l’effetto di quello squilibrio nelle cose aveva avuto la conseguenza che s’era reso oscuro il sole e buia la luna. E gli astri tutti non gettavano che ombre sul mondo.» lasciò fluire l’aria dai polmoni e i peli che gli circondavano il labbro fremettero in una danza aggraziata «L’oscurità non era solo fuori, ma era anche dentro, nei cuori, nelle menti… nelle anime. E gli spiriti s’erano annichiliti: fu solo grazie al mio maestro, Gaspare Ammone, che io intrapresi il sentiero impervio del-buio-che-porta-alla-luce.» si voltò verso l’adepto e gli sorrise «Tu, un giorno, porterai avanti il sapere che fu suo e di altri prima di lui e che io verserò su di te come acqua viva e vivente, affinché la tua veste, da candida, riluca come argento vivo.» gli posò la mano sulla testa e chiuse gli occhi «Ma solo se ti dimostrerai degno e libero nell’apprendere, ciò potrà avvenire.»
Jago deglutì, mentre una goccia di sudore gli solcava la fronte liscia, scorrendo giù, fino alla linea ben marcata della mandibola, per poi staccarsi e perdersi nel verde scuro dell’erba all’ora vespertina «Maestro, come potrò a sapere se sarò in grado di giungere alla conoscenza?» la voce del giovane uscì flebile: il sole moriva a occidente e uno stormo di ibis si levò in volo, lasciando le paludi a fianco del grande fiume per volare dirette verso il crepuscolo.
Agesilao puntò il bastone alla lanterna appoggiata all’erba soffice che circondava le radici della quercia «Andiamo, torniamo in città.» il discepolo abbassò il capo, celando la delusione che «Non crucciarti, Jago: non sarà la tua mente a comprendere, ma la tua anima ne sarà conscia quando il tuo spiritò raggiugerà le stelle.»

continua…


Immagine in copertina elaborata da qui e qui

61 commenti

  1. beh quando ho letto Ageilao mi è venuto da pensare a Sparta e a questo strano Re che era solito prima di prendere decisioni chiedere consigli sempre, poi andando avanti mi imbatto in Jago e Gaspare Ammone, che proprio non c’entrano nulla e capisco che sono dentro ad un racconto! questo depone a tuo favore, perchè la forma e il linguaggio erano davvero da manuale! bravissimo, adesso vediamo come continui!

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