Solo et pensoso




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Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
Sonetto XXXV, Canzoniere di Francesco Petrarca

Ti dice qualcosa questo sonetto? Stay tuned…

64 commenti

  1. uh! è uno dei miei preferiti, lo adoro, ho sempre pensato fosse la mia condizione naturale, intima. profonda….perché Amore viene sempre a ragionar con me e io con Lui….che bel buongiorno stamane!

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  2. Ancora più poeticamente cito l’Inferno di Dante quando il diavolo Barbariccia, comandante di un plotoncino di dieci diavoli, comanda l’avanzata in modo particolare, similmente a come si fanno mettere in marcia le truppe: “Ed elli avea del cul fatto trombetta”.
    (XXI, v. 139)

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