Il discepolo #3

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Sul pinnacolo della torre circolare, la cui guglia spiccava da uno spiovente a cuspide fatto di metallo lucente, argento, vivo ai riflessi delle stelle e della luna, sventolava la bandiera di Demetriade, un quadrato che alternava il bianco e il rosso, negli angoli lasciati liberi dal disco dorato centrale.
Agesilao si sedette sotto il portico della propria dimora, simile nelle fattezze al pronao degli antichi templi della Grecia classica, o fors’anche più remoti.
Jago, che lo seguì da presso, si fermò accanto a lui a guardare la fiamma che ardeva al centro della piazza della Fucina e che irradiava di colori caldi le facciate degli edifici tutt’intorno.
«Ti ricordi cosa ti dissi della tetraktys?» Agesilao girò appena la testa, incrociando gli occhi del discepolo.
«Certamente, maestro.» gli sorrise e prese a segnare nell’aria col dito quattro punti allineati «È la forma che ci fa comprendere ogni cosa, un numero che ne comprende altri e che ci fornisce la chiave di lettu…»
«La parte necessaria per comporre la chiave di Sophia!» il mentore agitò la mano in aria «Prosegui pure.»
Jago si schiarì la voce «Ha tre lati e quattro livelli e dai dieci punti che la compongono» segnando col dito il vertice superiore della forma immaginaria «escono nove triangoli…»
«Basta così!» Agesilao si alzò, pose la mano sulla spalla del discepolo e sorrise «Comprendi che quel che hai appreso nel tempo trascorso in mia compagnia ha in sé buona parte della sapienza del mondo?» Jago deglutì e annuì quasi impercettibilmente «Non aver timore, non sempre il percorso è semplice e facile da seguire: tu puoi farcela, come molti altri ce l’hanno fatta prima di te e riusciranno dopo di te, ma quel che mi preme è che sia in grado di dare il giusto peso ai segni, ai simboli e tutto quello che percepisci della realtà che ci circonda, perché solo così potrai progredire nella tua strada, un sentiero arduo e in salita, ma che ti disvelerà un panorama come nessun’altro tu abbia mai veduto.» L’anziano maestro si alzò, sorreggendosi allo scettro ligneo che teneva ben saldo nella destra e fece cenno a Jago di avvicinarsi, poggiando la mano libera alla sua spalla «I miei giorni non tarderanno a concludersi, lo so, ma c’è ancora molto che tu devi imparare, affinché possa proseguire nel tuo intimo viaggio lungo l’impervio sentiero del-buio-che-porta-alla-luce: entriamo, è giunto il momento di salire un altro gradino.»
L’ospite fece strada fino al proprio studio e si sedete su uno degli scranni che attorniavano il tavolo di pietra «Riconosci questo simbolo?» il dito di Agesilao batteva sulla copertina del tomo dalla copertina di pelle ambrata, che forse un tempo era stata di un colore più vivido «Sai cos’è?» seguì col polpastrello la stella a sei punte che vi era incisa sopra.
«Se non m’inganno, maestro, è una stella di Sion.» Jago si avvicinò e studiò l’immagine seguendone il dito del suo mentore, che tracciava i bordi di due triangoli «Sono… sono due tetraktys
L’anziano annuì, sorridendo «È detta anche scudo di Davide o sigillo di Salomone ed è un simbolo complesso e pieno di sfumature.» si strinse nelle spalle e aprì la copertina «Sappi che è nota anche come chiave di Sophia, ma non è ancora tempo, per te, di comprendere questo mistero: ora dovrai fare un passo indietro nel tempo e capire come siamo arrivati all’attuale stato delle cose. E poi… poi capirai come so tutto ciò: siediti.»
Jago prese posto a fianco di Agesilao, su uno dei tredici seggi che attorniavano il tavolo circolare della biblioteca; con le dita, toccò la ruvidità del bordo del piano, che replicava le squame di un grande serpente che si mordeva la coda lungo tutta la circonferenza «Vi ascolto, maestro.» infilò la mano nella bisaccia e tirò fuori la mattonella d’argilla cerata.
«Non ci sarà bisogno per te di quella: sarai tu stesso a comprendere da dove vieni e cosa ricordi.» la bocca del discepolo si schiuse e il maestro inumidì tra le labbra il pollice e lo pose sulla fronte del discepolo «Chiudi gli occhi, concentra il tuo pensiero in questo punto e lascia che si libri oltre i tuoi sensi.» con la fiamma di una candela diede fuoco agli incensi raccolti nella coppa che aveva davanti a sé e poi spese il lume «E ora viaggia, nel tempo e nello spazio: io ti sarò accanto, mio diletto discepolo.»

continua…


Immagine in copertina elaborata da qui e qui

56 commenti

  1. mi sembrava di leggere il vecchio mago Otelma, 😂 ricordo ancora quando moltissimi anni fa, io ero bambino, ci radunava davanti allo schermo tv e diceva “alzate il palmo della mano destra e lasciate i vostri pensieri al domani..” C’è un qualcosa di magia in questa narrazione, anche se non era proprio l’intento, ma leggendola in un’altra chiave può diventare assai simpatica..
    Va beh perdonami un po’ di humor, scrivi sempre benissimo..😉

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  2. cito: “viaggia, nel tempo e nello spazio”
    anch’io, anch’io… come faccio a viaggiare anch’io nel tempo e nello spazio???
    Scherzi a parte:
    Bello Ale, bravo… forse per me è un po’ troppo mistico, ma va bene, cercherò di stare al passo ^_^°

    ps: scusa se arrivo solo ora, ma ieri la famiglia mi ha inghiottita!

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