La vergogna

Perché tutti mi fissano? Ho qualcosa che non va col vestito? È sporco?
Osservo le maniche e la gonna del tailleur gessato: sembra tutto in ordine, nemmeno una grinza. Allora perché mi sento tutti i loro occhi addosso? Ci dev’essere qualcosa che non va, ne sono sicura, ma cosa?
Ecco: ce n’è uno che ride sotto i baffi, lo vedo e quando i nostri occhi si incrociano lui smette e finge di sistemare un foglio.Sarò diventata di tutti i colori, ci scommetto. Che abbia sbagliato a truccarmi? Eppure… No, no. È tutto a posto, mi sono data un’ultima controllatina prima di scendere dall’auto.
Continuano a fissarmi, mentre mi siedo. I loro occhi mi spogliano e io non riesco a sollevare la testa. Le gambe tremano. Continuo a muoverle, a farle oscillare con le mani che tengono giù l’orlo, tirandolo fin quasi alle ginocchia. Se continuo così me la strappo questa gonna e allora sì che ci sarà da divertirsi.
Ma già lo fanno un risolino. Eccone un altro che sogghigna, vicino alla finestra.
Deglutisco e li fisso, seduti davanti a me, ma loro sono impassibili e mi scrutano con ostinata voracità. Ma che vi ho fatto per meritarmi tutto ciò? Nemmeno fossi un carnefice che viene messo alla gogna davanti al popolo che ha terrorizzato fino al giorno prima. Sento che le lacrime sono a un passo dallo scorrere giù dagli occhi e sì, a quel punto il trucco andrebbe a farsi benedire e sarei ridicola.
Le mani tremano e lascio il segno del sudore dei palmi sulle cosce.
Perché tutte le volte è così? Non mi piacciono quegli sguardi che frugano nella mia intimità, come se fossi alla loro mercé, senza niente addosso, con anima e corpo esposti al pubblico ludibrio: sono una persona, abbiate rispetto di me e del mio pudore!
Prendo un profondo respiro e sollevo appena gli occhi. Il brusio cresce e io mi schiarisco la voce.
Il silenzio è pure peggio, ora ho la loro attenzione, ma i loro sguardi sono taglienti e sento addosso le ferite che mi infliggono.
Faccio scorrere lo sguardo su di loro, ma levo pian piano le mani dalla gonna e le allungo, prendendo tra le dita quella copertina azzurra, consunta e sdrucita agli angoli: ne sfoglio alcune pagine e poi torno all’inizio.
Una risata, qualche altra parola bisbigliata e un “iniziamo?” mi sferzano le orecchie.
Sento le guance in fiamme.
«Ra… ragazzi, ora si… silenzio. Fa… fa… facciamo l’a… l’a… l’a… l’appello.»

Foo Fighters – Shame Shame

In copertina: Cacciata dei progenitori dall’Eden (1424-25), Masaccio, Santa Maria del Carmine – Firenze (dal web)

Consulenza artistico-musicale: Camelia Nina

36 commenti

      1. be sai ti confesso una cosa, un tempo era il Preside ad assumere i supplenti anche se non laureati, bastabva fossero iscritti aleno al secondo anno e io mi trovai in una terza liceo (18 anni gli alunni) a soli 21 anni per 40 giorni” e ti assicuro che è stata dura! ci potrei scrivere un romanzo

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  1. certo che fin che non la sentivano parlare non sapevano com’era 😁 simpatica questa narrazione, mi ha fatto ricordare un vecchio collega di una precedente ditta che balbettava di brutto, un giorno non riuscivano a capire cosa dicesse e lui ancora più balbuziente rispondeva ” io pa, pa pa parlo, i i i i italiano…” 🤣

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