Petrarca #1

Sabato 12: il risveglio

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
[…]
Cazzo, i carabinieri: e ora che faccio?
Nessuna pianta, nessuna stradina, cosa mi è saltato in mente? Ok, mi giro e faccio finta di niente. Merda! Mi hanno visto…

La luce del mattino entra dalla tapparella rimasta aperta e mi trafigge le palpebre; mi giro dall’altra parte, ma la mia faccia finisce nei suoi capelli biondi: hanno un buon profumo e io me ne riempio i polmoni.
«Ehi, che c’è?» ha la voce impastata e si dimena un po’.
«Niente, sta’ tranquilla» la bacio dietro l’orecchio e mi alzo. «Tu continua pure a dormire» anch’io ho la bocca impastata, e la bottiglietta d’acqua sul comodino è vuota.
Che razza di sogno era? Petrarca? La quarantena?
Vado in bagno e mi lavo la faccia. E perché l’ho fatto? Perché l’ho baciata? Nemmeno ricordo il suo nome…
Mi stiracchio e mi metto a pisciare, sbirciando fuori dalla finestra: è sabato ed è l’alba, praticamente. Che cazzo ci faccio già in piedi? «Alice!» sorrido trionfalmente; lo scrollo e lo rimetto nei boxer. Sì, il nome è quello… forse.
Mi lavo le mani e vado in cucina. Accendo la macchinetta e mi faccio un caffè: c’è la sua borsetta sul divano. Mi guardo intorno come se fossi un ladro, ma alla fine ci guardo dentro: telefono, agendina, chiavi della macchina. Ecco, il portafoglio!
Come fa a starci tutta ‘sta roba in una borsetta così piccola? C’è pure la mia cravatta, ma se la tolgo, poi, se ne accorge che ci ho guardato dentro e magari mi fa una scenata. Fa niente: se la tiene, me ne comprerò un’altra.
La carta d’identità conferma: Alice. Alice Quintana: ma che razza di cognome è?
Rimetto tutto com’era e torno in camera da letto.
Quasi mi dispiace svegliarla, ma già ho fatto un’eccezione a farla dormire qui: non era certo in grado di guidare ieri sera. E poi dicono che sono un bastardo: ho fatto in modo che non si ammazzasse e sono fiero di me. Certo, avrei potuta riaccompagnarla e tornare a piedi, oppure riaccompagnarla e poi ritornare a casa con la sua auto, ma questo mi costringeva a rivederla. Un bel pasticcio. Ormai è fatta. Però è bello guardare le sue tette che si alzano e si abbassano a ogni respiro.
Sì, certo: a chi la racconto? Sto solo temporeggiando. Non ci credo nemmeno io a… Hai finito? Basta con questa sceneggiata: se ne deve andare!
Mi chino accanto al letto e col dito le sfioro i capelli e glieli levo dalla fronte per poi baciargliela; lei sorride senza aprire gli occhi.
No, non posso. Un idiota, ecco cosa sono. È ora che se ne vada, meglio per entrambi.
«Alice?» le sfioro il nasino e le bacio pure quello; mi risponde con un «Mhmm». Scuoto la testa e guardo il soffitto.
«Alice, tesoro» le sussurro all’orecchio «non vorrai farti trovare qui quando torna mia moglie, vero?»
Spalanca gli occhi e si mette a sedere, tirandosi su il lenzuolo a coprire il seno nudo; se non fosse che la sto cacciando, tornerei a letto con lei: non so se è stata la migliore scopata, ma era da un po’ che non me la spassavo così.
«Tua… tua mo… moglie?» balbetta, sbattendo le palpebre e inizia a guardarsi attorno.
«Sto scherzando, tesoro» le sorrido e ammicco. «Avresti dovuto vedere che faccia!» mi lancia una scarpa tacco dodici e per poco non mi prende in un occhio. «Ehi, ma sei impazzita?»
«Sei uno stronzo» mi ringhia contro nell’alzarsi. «Solo uno pezzo di merda fa di questi scherzi» si china a raccogliere il reggiseno. «Girati, non voglio che mi guardi!»
Ahia, l’ho fatta incazzare e un po’ mi spiace, ma la scena è comunque divertente, così mi allungo e afferro le sue mutandine di pizzo bianco. «Posso tenere almeno queste, come ricordo?» sghignazzo e schivo il suo slancio per venirsele a riprendere.
«Ridammele! Sei proprio uno stronzo, sai?» ma io faccio di no con la testa, tenendole lontane dalla sua portata, quindi si mette a battere i pugni sul mio petto, e sembra che abbia le lacrime agli occhi. «Sì, sei proprio uno stronzo.»
Mi insulta a ogni colpo e sento che singhiozza: il rimmel le cola lungo le guance.
Lascio cadere per terra il suo intimo e le blocco i polsi: «Sono uno stronzo, hai ragione, ma posso sempre farmi perdona…» mi assesta una ginocchiata nelle palle che mi toglie in fiato. Mi accascio boccheggiante.
«Tienitele pure…» si riveste davanti a me senza rimettersi le mutandine. «Però stasera, quando torno, le voglio lavate e stirate come si deve, stronzo!» mi appoggia il piede sulla spalla e sotto la gonna corta si intravede la peluria della sua vagina. «Capito, stronzo?» annuisco e lei mi spinge indietro, facendomi finire lungo e disteso. «Stasera vedi di farti perdonare» mi scavalca e io riesco a dare un’altra sbirciata «oppure te li ritrovi in gola, i coglioni.»
Due volte di seguito con la stessa? Alice.
Mi sto rammollendo, è così. Però, Alice…
Idiota, sono solo un idiota. Alice Quintana: che cosa mi hai fatto?

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

53 commenti

  1. in pratica ci sono tre post in uno, Petrarca, la passeggiata proibita in lockdown, e il racconto (più il rimando alla prossima puntata). Sempre buona la citazione del poeta, spassosa la battuta, divertente il racconto (certo che fare una battuta col possibile rientro della moglie è uno scherzare col fuoco, soprattutto se una moglie il tipo ce l’ha davvero!)
    ml

    Piace a 1 persona

    1. Ho fatto una verifica qualche tempo fa con le date: potrebbe essere un ipotetico 2027, il riferimento temporale della narrazione.
      Il buon Francesco è come il cacio sui maccheroni, in questo caso su alcuni miei maccheronismi letterari.
      Sul fatto che ci sia davvero una moglie, a me il protagonista non l’ha detto, eh: io sono innocente! 😀
      Grazie Massimo! 🙂

      "Mi piace"

  2. 😂 bel racconto!!! Però posso dire una cosa? Questa Alice non ci sa proprio fare con gli uomini… mai far capire ad un uomo quando ci rivedrà e soprattutto che ci rivedrà!! In particolare all’inizio… perchè se uno nasce stronzo… c’è da farsi desiderare!
    Questo racconto si merita un dieci!! Ma questa Alice merita un’amica che le insegni un po’ le basi 😉

    Piace a 1 persona

  3. Si me lo ricordo questo racconto… c’era anche un proseguo forse? Oppure un prima, l’incontro in un bar?
    Era proprio così la fine?
    Forse mi confondo con un altro che poi c’era di mezzo qualcuno che sparava 😅
    Una domanda: ma se lui cito: “Mi chino accanto al letto e col dito le sfioro i capelli ” le è così vicino. Lei come fa poco dopo a lanciargli una scarpa ? E non lo prende? Che mira 🤣🤣🤣
    Lo so lo so
    Sono una rompi palle 🏐🏀⚾️🥎🎾🏐⚽️⚽️⚽️

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