Stralci di letture #13

Estrapolare uno stralcio da questo capitolo di Panta Rei di Luciano De Crescenzo mi è risultato impossibile, perciò mi sono messo di buona lena e ho trascritto tutto quanto, cercando anche le immagini usate nel testo per rendere la comprensione ottimale.

Gli apici con la lettera “F” sono “frammenti” attribuiti al filosofo greco che l’autore sta prendendo in considerazione per comprendere il suo pensiero.


III
Sogno

Lo sapevo: non avrei dovuto mangiare i peperoni ripieni! Per giunta di sera, quasi a mezzanotte, un’ora prima di andare a dormire: lo sanno tutti che sono indigesti e difatti mi hanno massacrato. Come prima cosa ho faticato a prendere sonno, poi mi sono girato e rigirato nel letto come un pazzo. Ho cercato di leggere Senofonte, pensando: quello è noioso, mi farà da sonnifero, e invece niente, mi ha solo annoiato. Allora ho provato a prendere un digestivo. Non lo avessi mai fatto: ho trovato solo del bicarbonato, lo stesso che la filippina usa per pulire l’argenteria, ed è stato peggio: mi ha lasciato in bocca un disgustoso sapore d’intonaco. Poi, se Dio vuole, dopo un’attesa durata non so quanto, mi sono addormentato, e ho avuto un incubo, ma così preciso nei dettagli, da giurare che non fosse un sogno. Sissignore, ho sognato Eraclito, brutto, sporco e cattivo più che mai.

Stravaccato come un barbone sui gradini della scalinata del Duomo di Ravello, l’uomo di Efeso mi guardava in silenzio. Ha l’aria arrogante di chi non ha più nulla da temere: non solo non mi saluta, ma finge persino di non vedermi. Tutto a un tratto, però, si alza di scatto come punto da un’ape, e mi urla contro:
«O indegno figuro, o mollusco ignobile, o verme schifoso, come osi alzare il tuo sguardo sulla mia persona? L’opera che mi appartiene non è stata scritta per te, ma per coloro che sono stati toccati dalla grazia delle Muse1. Abbi almeno il pudore di tacere, ammesso che tu conosca la bellezza del silenzio!»
Non ci sono dubbi: è lui, Eraclito l’Oscuro, il più antipatico dei filosofi greci.
Scende i gradini di corsa, mi passa accanto e farfuglia un incomprensibile «Epou moi».2 Lo seguo. Lo vedo inerpicarsi sulle scale della salita di San Francesco, quindi prendere la discesa che porta a Villa Cimbrone. Continuo a stargli dietro. Percorriamo insieme, e sempre senza parlare, il viale alberato. Arriviamo al Belvedere. Qui si volta e mi chiede:
«Cosa vedi?»

M.C. Escher, Belvedere.
(© 1989 Condon Art, Baarn, Olanda)

1 «Perché mi traete, su e giù, o voi che non tocchi ella grazia delle Muse! La mia opera non è per voi, ma per quelli che m’intendono. Un solo uomo per me vale trentamila, mentre la massa innumerevole non fa neppure un uomo». (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 1 16.)
2 Epou moi in greco vuol dire «seguimi».

«Un panorama stupendo!» rispondo, e subito me ne pento: «stupendo» è un aggettivo da telenovela.
«Stupendo?» ripete lui, aggrottando la fronte.
«Sì, stupendo,» balbetto di nuovo «perché si vede tutta la costa, da Maiori a punta Licosa. Oggi poi la visibilità è eccezionale [ahi ahi: anche «eccezionale» è un aggettivo da quattro soldi]. Forse con un po’ di immaginazione, si potrebbe vedere persino Elea, la patria di Parmenide.»
«Parmenide chi?» chiede lui.
Oddio: ho fatto un’altra gaffe! Lo sanno tutti che Eraclito e Parmenide non si sopportano: sono come due tifosi di calcio, uno romanista e uno laziale, il giorno del derby capitolino. A questo punto, però, non posso più tirarmi indietro e faccio finta di non aver capito.
«Beh…» insisto «Parmenide… il grande Parmenide, quello dell’Essere.»
«L’Essere non esiste!»
«Come fai a dire che non esiste? Allora… secondo te Heidegger…»
«L’essere è il divenire visto da lontano! Dimmi, piuttosto, cosa vedi?»
«Beh, vedo il mare… un mare vasto, magico, immenso… sospeso nel vuoto… e poi tutto questo silenzio… questo senso di pace…»
«Di pace?» chiede lui stupito.
«Sì, di pace.»
«Vorrai dire di guerra!»
«In che senso “di guerra”?»
«Nel senso che, dovunque volgi lo sguardo, mare, terra o cielo, troverai sempre una guerra: un pesce che mangia un altro pesce, un uccello che divora un insetto, un agnello che bruca un filo d’erba, un uomo che mangia un agnello e così via… di distruzione in distruzione. Lo sai chi è questa?»
E mi indica una statua enorme collocata giusto di fronte al panorama.
«Non saprei…» Poi azzardo: «È Afrodite?»
«No, è Demetra, dea della Natura, la più feroce di tutte le dee!»
«Beh, dalla faccia non si direbbe.»
«Eppure lo è: la Natura è un insieme di specie che per sopravvivere sono obbligate a distruggersi a vicenda. Perfino quelle sostante che a prima vista ti sembrano inerti, a guardarle più da vicino, sono in lotta fra loro: il fuoco contro la terra, la terra contro l’acqua, l’acqua contro il fuoco e via dicendo…»
Mentre parla, mi viene in mente un pensiero di Leopardi che più o meno sosteneva la stessa tesi. Devo averlo letto a scuola nello Zibaldone o nei Pensieri. Adesso non lo ricordo bene, ma diceva pressappoco così: «Noi veniamo rapiti dalla bellezza di un fiore o dal silenzio del bosco, e non ci rendiamo conto che dietro quel fiore e quel bosco c’è sempre una lotta per la vita».
Nel frattempo, Eraclito mi porge un cannocchiale da marina. Dio solo sa dove lo ha trovato.
«Guarda!» mi ordina, e io guardo.
A Maiori è in pieno svolgimento una festa. Dovrebbe essere quella di Santa Maria a Mare, la patrona del paese. Ci sono bancarelle sparse un po’ dovunque, una banda che suona a tutto andare e, in uno spiazzo contornato da spettatori urlanti, due squadre di rione che si affrontano nel tiro alla fune. Pochi metri più in là, sul tavolo di una trattoria, dove da poco hanno finito di mangiare, due energumeni grondanti sudore si affrontano in uno spasmodico braccio di ferro. I loro visi sono contratti: hanno gli occhi chiusi, la bocca deformata dallo sforzo e i denti serrati. Da una parte e dall’altra gli amici, equamente divisi, li incitano a non mollare. Malgrado l’impegno, però, nessuno dei due riesce a progredire di un millimetro.
«Apparentemente sono immobili,» sottolinea Eraclito «in realtà sono al massimo della loro potenza distruttiva, e lo stesso accade in ogni punto dell’universo, giacché dovunque c’è vita, c’è guerra. Tutto accade secondo contesa.2F La guerra3 è il padre di tutte le cose e di ognuna è il sovrano assoluto. Anche gli Dei dell’Olimpo sono sottoposti ai suoi voleri. Loro, illusi, pensano di essere determinanti, di governare gli esseri umani, ma alla fine è sempre lui, Polemos, a decidere chi deve vivere da uomo libero e chi da schiavo.1F Ed è giusto così sia, dal momento che proprio dalla contesa nasce la più sublime armonia.5F D’altra parte, mi sai dire che cos’è il divino.»

M.C. Escher, Disegno di simmetria A.
(© 1989 Condon Art, Baarn, Olanda)

3 Polemos (la guerra) in greco è maschile e pertanto è «il padre» e non la «madre» di tutte le cose.

«Che cos’è?»
«È giorno e notte; è inverno ed estate; è guerra e pace; è sazietà e fame…8F»
Proprio a questo punto mi viene da starnutire, ed Eraclito ne approfitta per dirmi:
«E anche tu, piccolo uomo, altro non sei che un campo di battaglia. In questo momento, dentro il tuo lurido corpo, stanno combattendo i germi del male e i soldati del bene. Gli uni desiderano distruggerti e gli altri proteggerti, per farti sopravvivere il più a lungo possibile.»
Non parla di virus e anticorpi, ma è come se lo facesse.
«D’accordo,» convengo io «ma ci sarà pure nell’universo un angolino tranquillo. Uno spazio, magari modesto, dove però la Natura, finalmente pacifica, riposa?»
«Neanche per idea: la Natura desidera i contrari. Si eccita quando li vede.» E, così dicendo, sembra che anche lui provi un sottile brivido di piacere. «I punti più seducenti sono rappresentati dall’intero e dal non intero, dal convergente e dal divergente, dal consonante e dal dissonante. Più distanza c’è tra gli opposti, più è il godimento, giacché da tutte queste cose ne deriva una sola, e da una sola derivano tutte.3F»
«Come mai?»
«Perché ciò che si concatena è nel medesimo tempo principio e fine.14F»
«Ma dove?»
«Nel cerchio.»

M.C. Escher, Nastro di Mobius II.
(© 1989 Condon Art, Baarn, Olanda)

«Beh, a essere sinceri non è che ci ho capito molto…»
«E non me ne meraviglio! Sei come tutti gli altri: incapace di ascoltare e parlare.»54F
«Sì, d’accordo, sarò incapace,» ammetto «ma che c’entra la bellezza del golfo di Salerno con i contrari che si toccano?»
«L’armonia che proviene da un estremo si collega all’altro estremo,6F e così accade anche nella vita quando, tra una nascita e una morte, si generano armonie.»
«Io qui, veramente, di armonie non ne vedo, a parte il panorama.»
«Questo perché sei un barbaro e ti accontenti degli occhi e delle orecchie»88F mi dice con disprezzo. Poi aggiunge: «Fossero sufficienti i sensi per essere felici, basterebbe imitare i buoi che hanno appena trovato una cicerchia.89F Dal momento, però, che siamo uomini, e non bestie d’armento, è all’armonia nascosta che dobbiamo tendere. Sappi, però, che è anche la più difficile da scovare.7F»
«Spiegati meglio.»
«Supponiamo che, in questo momento, tu stia soffrendo di un male tremendo, e che grazie a un farmaco miracoloso ti passi ogni dolore; ebbene, solo la consapevolezza del male sofferto riuscirà a dare un significato al tuo piacere. È la malattia a rendere desiderabile la salute!9F È la fame a esaltare la sazietà, è la fatica a farci apprezzare il riposo.10F Guai se non esistessero il dolore, la fame e la fatica!»
«Questo, se non sbaglio, lo diceva anche Socrate.»
«Socrate chi?»
Ci risiamo: ogni volta che gli nomino un filosofo, finge di non conoscerlo. L’unico che accetta è Biante da Priene, e questo perché Biante in un certo qual modo gli rassomiglia.98F Non a caso era l’autore della massima: «La maggioranza degli uomini è cattiva.»4
Io comunque continuo a parlargli di Socrate.
«Socrate, quando in carcere gli portarono la cicuta, gli tolsero anche le catene ai piedi, e lui, massaggiandosi una delle caviglie indolenzite, disse: “Che strana cosa sono il Piacere e il Dolore! Sembra quasi che si rifiutino di vivere contemporaneamente nella stessa persona, e così accade che s’inseguano di continuo, come se un Dio li avesse legati agli estremi di una stessa corda. Quando appare l’uno, ecco scomparire l’altro, e viceversa”.»5

M.C. Escher, Mosaico II.
(© 1989 Condon Art, Baarn, Olanda)

4 I Prianesi gli consacrarono un certinto detto Teutamio. Suo apoftegma: «La maggioranza degli uomini è cattiva». (Diogene Laterzio, Vita dei filosofi, I 88.)
5 «Che strana cosa, disse Socrate, sembra essere questo che gli uomini chiamano il Piacere! E che  meravigliosa natura è la sua se la confrontiamo al suo contrario! Tutti e due non vogliono trovarsi nello stesso uomo, quasi che l’uno inseguisse l’altro, e come se entrambi fossero legati al medesimo capo.» (Platone, Fedone, 58b.)

«E con ciò? Io queste ovvietà le ho dette cento anni prima di lui, e senza mai menarne vanto.» replica Eraclito, acido. «Adesso tutti a parlare di Socrate! Tutti a dire Socrate qui e Socrate lì! Ma chi sarà mai stato questo Socrate? Ringrazi gli Dei, piuttosto, che quand’era in vita gli misero accanto uno scrittore, perché ne tramandasse i pensieri ai posteri»
«Alludi a Platone?»
«Sì, allo scrittore.»
«Platone lo scrittore?! Ma Platone fu un filosofo.»
«Non mi risulta: per me fu uno scrittore, anzi uno sceneggiatore.»
«Ma vuoi scherzare?!»
«I suoi Dialoghi valgono poco più delle sceneggiature di Aristofane.»
«Ma come si fa a paragonare Platone ad Aristofane! A parte che sono entrambi dotati di saggezza…»
«Essere saggi non vuol dire essere intelligenti, altrimenti sarebbero intelligenti anche Esiodo, Pitagora, Ecateo e Senofane!»90F
«Ma sSenofane, non è stato uno dei tuoi maestri?»
«Senofane? Mio maestro? Non lo dire nemmeno per scherzo!» protesta Eraclito con una smorfia di disgusto. «Io non ho avuto altri maestri al di fuori di me stesso, ed è per questo motivo che, di tanto in tanto, sono costretto a isolarmi.»
«A isolarti?»
«Sì, per non interrogarmi.»127F
«Da solo?»
«Da solo.»
«Non credi, o Eraclito, di essere un pochino presuntuoso?» ribatto io, nella vana speranza di fargli abbassare la cresta. «Come fai ad affermare che Esiodo e Pitagora non furono intelligenti?»
«Di Pitagora penso il peggio che si possa pensare: fu il re dei ladri,97F il principe dei truffatori. Raccolse moltissimi libri, dai quali copiò tutto il suo sapere, per poi usarlo ai danni del prossimo.96F»
«E di Esiodo?»
«Non era capace di guardare un palmo più in là del proprio naso. DI lui si favoleggia che è stato un grande maestro93F ma, a essere sinceri, non capì mai un accidente.»
«Non puoi negare, però, che insieme a Omero è stato uno dei massimi scrittori di tutti i tempi.»
«Buono quello!»
«Quello chi?»
«Omero.»
«Perché, che ti ha fatto?»
«Lui e Archiloco hanno detto la peggiore stupidaggine mai pronunziata da bocca mortale.»
«Cioè?»
«Quella di augurarsi che possa morire la contesa.»6
«Beh, non mi sembra proprio una sciocchezza. Erodoto racconta…»
«Erodoto chi?»
«Lo storico.»
«Cosa dice?»
«Racconta che un giorno Creso, rivolgendosi a Ciro, disse: “La pace è diversa dalla guerra, perché quando c’è la pace i figli seppelliscono i padri, e quando c’è la guerra i padri seppelliscono i figli”.»7
«E con questo? Cosa vuoi che importi alla natura se un uomo muore qualche giorno prima o qualche giorno dopo?»
«Beh, qui non si tratta di giorni, ma di anni.»
«Giorni e anni non fanno differenza se confrontati coi millenni. Tutti dobbiamo morire. Ti rendi conto, invece, che senza la contesa non esisterebbe il mondo? Che senza l’acuto e il grave non esisterebbe l’armonia? Che senza il maschio e la femmina non ci sarebbero gli uomini, così come nonc i sarebbero gli animali, e tra questi nemmeno Omero e Archiloco? Costoro, per il solo fatto di aver disiderato la fine della contesa, meriterebbero di essere cacciati dagli agoni a frustate!»92F

6 Eraclito rimprovera a Omero per aver detto: «Che possa perire la Contesa tra gli uomini e tra gli Dei!». Non vi sarebbe, infatti, più l’armonia se non ci fosse l’acuto e il grave, e neppure animali senza il maschio e la femmina. (Aristotele, Etica Eudemia, 1235 a 25 – Simplicio in Cat. 412, 22. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 1.)
7 «Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, giacché in tempo di pace i figli seppelliscono i padri, mentre in tempo di guerra i padri seppelliscono i figli.» (Erodoto, Le Storie, libro I, 87.)

«Addirittura!»
«A ogni modo, tanto per farti capire chi era Omero, ti racconto una storia.» E qui Eraclito inaspettatamente si mette a ridere «Un giorno Omero vide un gruppo di ragazzi che si stavano spidocchiando. “Cosa state facendo?” chiese loro, e questi risposero: “Ciò che viediamo prendiamo, e ciò che non vediamo portiamo”.91F Ovviamente, il vecchio trombone non capì nulla e rimase lì a rimuginare sulla profondità del messaggio.»
E giù un’altra risata.
«Adesso, però, ritorniamo alla contesa» gli propongo io. «Ci sono stati due grandi uomini del mio tempo, Freud e Einstein, che si sono chiesti perché scoppiano le guerre, visto che, a conti fatti, non convengono a nessuno, né ai vinti né ai vincitori.»
«E a quali conclusioni sono arrivati?»
«Secondo Einstein, l’uomo ha dentro di sé una grande voglia di odiare. In tempi normali questa passione è latente, in circostante eccezionali, invece, esce fuori perché strumentalizzata dai politici e dai mercanti d’armi.»
«Sono d’accordo: l’uomo è cattivo… anzi più che cattivo, è stupido!»
«Secondo Freud, invece, esistono due specie di pulsioni: una di tipo erotico che tende a unire, e una di tipo distruttivo che tende a dividere. O si è sotto l’influenza dell’una o dell’altra…»8
«Non sono d’accordo,» mi interrompe Eraclito «o, per meglio dire, non sono completamente d’accordo: se vogliamo entrare nella logica della natura, non bisogna procedere per esclusioni, ma per congiunzioni. Non è esatto dire “questo o quello”, bensì “questo e quello”. Eros e Thanatos, pur combattendosi, abitano entrambi nell’uomo ed erìzein è il loro modo abituale di esprimersi.»9
«Niente affatto» obietto io. «Creazione e distruzione non possono coesistere: se l’una prevale, l’altra soccombe.»
«E perché mai, se è la prima a generare la seconda e la seconda a generare la prima?» incalza lui. «Quando costruisci una casa distruggi una radura, e quando distruggi una casa crei una radura.10 Non c’è creazione che non comporti una distruzione, e viceversa.»
«Questo lo afferma anche Empedocle, quando sostiene che non esistono Nascita e Morte, ma solo Amicizia e Contesa che mescolano le cose.»11
«Lo so, lo so: quello lì mi ha sempre copiato.»
«Comunque io continuerò a preferire il generare all’uccidere.»
«E io ti ripeto per l’ennesima volta che non c’è differenza tra uccidere e generare. Del resto, dalle nostre parti bios vuol dire vitae bia vuol dire violenza.»

8 S. Freud, Perché la guerra. Carteggio Einstein-Freud, ed. Boringhieri.
9 Erizein in greco vuol dire «combattere».
10 E. Severino, La guerra, p. 47, ed Rizzoli.
11 Plutarco, Adversus Colotem, 10, p. 1111 f.

A quel punto mi sono svegliato e, che ci crediate o no, mi è venuta voglia di starnutire.


Mi scuso per la prolissità, ma credo ne valesse la pena.

54 commenti

  1. “Che strana cosa sono il Piacere e il Dolore! Sembra quasi che si rifiutino di vivere contemporaneamente nella stessa persona, e così accade che s’inseguano di continuo, come se un Dio li avesse legati agli estremi di una stessa corda. Quando appare l’uno, ecco scomparire l’altro, e viceversa”.»5

    Questa è discutibile nel senso che è vera ma va argomentata.

    Piace a 1 persona

    1. Ho cercato online, ma non c’era nulla di copiabile, perciò libro e soprammobile per tenere aperte le pagine… 😁
      Panta Rei è stato il primo suo che lessi circa 25 anni fa… E che poi ho riletto almeno un’altra volta.

      Ora, nella mia libreria, i suoi libri li ho quasi tutti. 😉

      Piace a 1 persona

    1. Ehehehe

      Stavolta mi sono Camelizzato (o era Ninizzato? 🤔) e ho preferito citare “tutto” il capitolo per dare un’idea più generale e non prendere a caso… anche perché non avrei saputo quale breve scambio mettere (era imbarazzante la situazione). 😜

      Per Escher, penso sia stato anche questo libro, mi pare letto intorno al 94/95 per la prima volta, che ho iniziato a nutrire la passione per questo autore… oltre che per LdC! 😉

      Piace a 2 people

  2. La pena ne è valsa eccome!
    Lettura lunga e stimolante. Ho sempre pensato che le cose emergano per contrasto, prendendo da questa differenza il loro senso.
    Avrei voluto studiare Storia della Filosofia ma all’Ist. d’Arte è stato già tanto fare Letteratura. 🙄

    Grazie per questa condivisione. 😊

    Piace a 1 persona

    1. Io li ho sulla libreria in ordine cronologico… e iniziai a leggerlo con “Panta Rei”, quando uscì, perché era uno dei filosofi che stavamo studiando al liceo.

      Se non erro, li dovrei aver tutti pure io… e alcuni letti più di una volta.

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