Storia di ordinaria stupidità

Quella che ti narrerò oggi è la storia Lella e Lallo, due persone speciali, a modo loro. Vivevano in un piccolo paesino che affacciava su un grande lago… Va bene, qualcuno l’avrebbe definito mare, in effetti, ma questi sono dettagli insignificanti ai fini della storia che vado a raccontarti.
Devi sapere che loro si reputavano due stupidi per la loro ingenuità nemmeno troppo latente, e in effetti la cosa non era così distante dall’essere una verità conclamata, tanto che entrambi, spesso, ne facevano quasi un vanto, ma altro non era che un’invisibile corazza per proteggersi da chissà quale pericolo.
Si erano piaciuti fin da quando si erano visti, o forse è meglio dire che si sono riconosciuti proprio per via di questo tratto che li accumunava, ma nonostante questo…
Un attimo, andiamo per ordine!
Lei era più matura di lui, come età, ma lui era un tipo sensibile e solare e forse aveva visto oltre la facciata espansiva e giocosa dell’essenza di Lella.
Lei scriveva, amava scrivere, anche se era di una timidezza profonda, che però teneva a freno con un po’ di sana ironia e autoironia, che spesso sfociava in una sorta di irritante schernirsi.
Lui amava più di tutto la musica, ma gli piaceva anche leggere e adorava l’arte in generale. E viaggiare. Sapeva pure scrivere come pochi, ma non lo faceva spesso e men che meno rendeva pubblico questo suo talento.
Si piacevano, questo era evidente a quanti stavano loro intorno, ma né lei né lui se l’erano detti apertamente… o forse sì, l’avevano fatto, ma avevano anche fatto finta di non capire, per dimostrare una volta di più la loro stupidità: sarebbe stato troppo semplice non complicare le cose, non ti pare?
Non si sa né come, né perché, ma tra i due iniziò una relazione di tipo epistolare: abitavano uno di fronte all’altro, ma in quanto stupidi avevano scelto quel modo per conoscersi meglio.
Ed è proprio qui che sorsero i problemi: sì, perché i loro mondi erano più grandi delle parole che usavano. Oh, non tanto perché non avessero un vocabolario sufficientemente ampio da esprimere quel che volessero, ma perché a volte le parole non bastano, non sono sufficienti. Specie quelle scritte su uno stupido pezzo di carta come facevano loro.
Lella e Lallo si stavano impelagando sempre di più con le loro stesse parole, proprio come i due stupidi che erano. E pensare che sarebbe bastato loro uscire di casa e trovarsi lì, per strada, e guardarsi negli occhi e dire coi gesti quello che non avrebbero saputo dire nero su bianco. O magari anche solo una telefonata, no? No, certo che no.
Qualcosa, infatti, andò storto e anche le lettere cessarono, le parole si estinsero e il resto è ormai storia.
Certo, si vedevano ancora in giro: come poteva non accadere? Erano dirimpettai!
Eppure, le cose andarono sempre peggio e non ci fu alcuna svolta. Almeno per come conosco io la storia.
Visto che si ha il lieto fine anche nelle storie che hanno un inizio tragico, uno si aspetterebbe che se già l’inizio è in discesa non si possa che…
No, niente di tutto ciò: levatelo dalla testa, perché a volte finisce male quel che comincia bene, come dice il prove… Che cosa? Non c’è nessun proverbio del genere? Ne siamo certi? Beh, fa lo stesso: la morale della favola è un’altra e il proverbio lo inventerà qualcuno meno stupido di me, senz’altro.
Come ti stavo dicendo, la morale di questa storiella di due stupidi testardi è solo una: lascia perdere quel che dici e fai, muoviti, esci all’aria aperta e guarda negli occhi la persona che ti piace.
E fai all’amore, come dicono quelli che scrivono poesie e canzoni romantiche: fregatene se poi andrà male, perché tanto la vita ti fa andare male anche le cose più banali, se tu non gli presti la giusta attenzione.
E il solo modo di prestar attenzione alla vita è…
Sì, lo sai bene anche tu come si fa, perché non sei stupido.
Ciao.

61 commenti

  1. Non so perché, ma mi sembra che ci sia qualcosa da leggere tra le righe, ma non so cosa… Come un messaggio subliminale per qualcuno… Sbaglio? Eppure il proverbio del finisce male quel che comincia bene io l’ho già sentita.

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  2. simpatica questa narrazione, io un tempo scrivevo moltissime lettere, però erano tutte persone distanti, una addirittura era in Spagna. Ad ogni modo tagliando i discorsi, è vero, meglio che vedersi dal vivo non c’è. Uno può essere iscritto a mille chat d’incontri, può scrivere lettere per una vita, ma se poi al momento dell’incontro tutto finisce ecco che tutto è stato vano…

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      1. noia no… perché ogni storia è affascinante a modo suo… però, prendo atto che la vita riserva pochi lieto fine!

        ps: sorry, ho un po’ di cosine da leggere da recuperare… (sono stata assente per qualche giorno), mi sa che mi sono un po’ persa tra i vari racconti… ma tranquillo, prima o poi mi raccapezzo!

        Piace a 1 persona

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