Petrarca #4

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Venerdì 11: la scopata

È stata una bella serata, ma forse non dovevo bere… non così tanto, almeno. Ogni volta che Andrea mi guarda, sorrido come un’oca: chissà cosa starà pensando di me.
«Che ne dici di un altro caffè?» la sua voce è gradevole anche se la sento rimbombare nella testa «Devo ammettere che quello che ho bevuto stasera non era degno di tal nome.» Annuisco e chiudo gli occhi, ma subito li riapro, perché mi vien da sboccare «Tutto bene?»
Sembra davvero preoccupato da come mi guarda: se non altro un po’ ci tiene. O forse è solo che ha paura di non arrivare al dunque? «Sì, sì, solo un po’ di mal d’auto.» mento spudoratamente, anche se i tornanti per tornare dal ristorante stanno facendo un brutto effetto al mio stomaco «Un buon caffè e un sorso d’acqua e sono come nuova.»
Andrea sorride e mi prende la mano: «Siamo arrivati, resisti» svolta in un vicolo laterale e dopo qualche centinaio di metri parcheggia in un vialetto. «Visto? Eccoci qua.» scende e mi viene a prendere dall’altra parte, sostenendomi dalla vita «Senza fretta: ce la fai?»
Annuisco e gli stampo un bacio all’angolo delle labbra: «Sei un vero cavaliere» prendo un bel respiro e ci dirigiamo alla porta: per fortuna abita al pianterreno di un residence, non so se sarei riuscita a fare delle scale in queste condizioni. «Intanto che prepari il caffè, posso darmi una rinfrescata?»
«Certo!» apre, accende le luci e mi fa strada. «È un po’ in disordine, ti avviso» abbassa la maniglia del bagno.
Guardo dentro e sorrido: «Vedessi il mio!» mi giro verso di lui, lo saluto agitando le dita e chiudo la porta: a parte un rasoio elettrico attaccato alla presa e il barattolo del gel sul lavandino, non c’è niente che non va. Nemmeno la tavoletta del water. Mi siedo, faccio pipì e poi mi do una sciacquata alle mani e al volto. «Che brutta cera, Alice: mi sa che stasera vai in bianco» mi dice la tizia orrenda che mi sta fissando dallo specchio.
Un’altra sciacquata con l’acqua fresca, una sistematina ai capelli, alla camicetta e alla gonna, poi un bel respiro profondo. Sbircio di nuovo il mio riflesso. Sembro quasi decente. Esco.
«Va meglio?» Andrea mi guarda: è un check-up completo, con occhio clinico e sguardo serio e mi pare di essere completamente nuda davanti a lui. Abbasso lo sguardo e annuisco nell’andargli vicino. «Sì, sembra anche a me che la tua cera sia migliorata» mi porge una tazzina fumante sulla penisola della piccola cucina «Zucchero?»
«No, grazie: va bene così.» mi schiarisco la voce, cercando di deglutire «Posso chiederti anche un bicchier d’acqua?»
«Naturale?» faccio segno di sì: prende una bottiglia dal frigo e riempie uno dei calici appesi a testa in giù vicino allo scolapiatti. «Et voilà!» me lo offre tenendolo per lo stelo.
Mimo un grazie con le labbra e bevo un lungo sorso, poi mi dedico al caffè. «Bella casa!» guardo il salot-tino, l’arredamento moderno e curato e la cucina rossa, laccata e in ordine: «Chissà quante…» lui aggrotta la fronte «No, scusa, non farci caso: a volte apro la bocca per niente».
«E perché mai dovrei scusarti?» mi infila le dita nei capelli, dietro la nuca, e mi bacia, facendomi schiudere le labbra «È tutta sera che lo volevo fare!» mormora prima di ricominciare a far giocare insieme le nostre lingue.
Non c’è voluto molto per finire in camera da letto. Lui in realtà voleva farsi una doccia, ma gli ho fatto credere che mi sarei addormentata e poi sarebbe stato tardi: convincerlo è stato facile, in fondo. E poi il suo odore mi piace.
«La faremo dopo, la doccia» gli sussurro mentre mi sfila la camicetta «insieme, e lo rifaremo anche là…» il mio respiro accelera e vengo travolta da un’ondata di calore.
Io spoglio lui e lui spoglia me: non ho mai trovato nessuno che sia riuscito a slacciarmi il reggiseno così in fretta, ma se non altro non finirà come con l’ultimo con cui sono stata. Com’è che si chiamava? Chi se ne frega!
Andrea ha un gran bel corpo, come già avevo intuito quand’era vestito, ma senza abiti è anche meglio.
Mi spinge indietro e finisco sul materasso, poi mi fa scivolare gli slip lungo le cosce: a quanto pare conosce bene tutto il repertorio perché… O mio dio: sì!
Solleva la testa, mi guarda e mi sorride: «Spero proprio di non farti addormentare!» guarda come se la sghignazza, il bastardo, ma questa gliela faccio paga… Oh, sì, sì, sì! Dove sei stato finora? Mi sferza con la lingua e io mi porto le mani alla bocca per non urlare. Sento che mi sto bagnando. Molto in fretta.
Non so quanto sia passato, ma lui smette di leccare, si mette in piedi e si toglie i boxer: a quanto pare la cosa è piaciuta anche a lui. Mi afferra entrambe le gambe, le solleva e… Oh, wow: è così che voglio morire, sì!
È delicato e deciso al tempo stesso e io sono qui ad ansimare come se non ci fosse un domani. Sento le sue gambe. E anche le palle, sì, anche quelle, che sbattono contro di me. Va avanti così per qualche minuto, ma poi si ferma di colpo. Lo guardo male e lui mi fa cenno di girarmi.
«No, voglio guardarti in faccia» è poco più di un sussurro, il mio; ho quasi le lacrime agli occhi, mentre mi mordicchio un’unghia.
«D’accordo, allora facciamo così» si sdraia sulla schiena e mi invita a montargli sopra, tenendo le dita intrecciate alle mie. «Così vedrò anch’io il tuo bel musetto.» In realtà mi sta guardando le tette, altroché!
Comunque, anche lui ha il suo bel da fare per restare calmo quando lo prendo dentro di me e inizio a muovere le anche e andare su e giù, con le ginocchia lungo i suoi fianchi. Quasi rantola, mentre allunga la mano per afferrarmi il seno: stringe, ma non tanto da farmi male; per ripicca inizio a muovermi più in fretta, sempre di più, sempre di più, finché mi afferra i fianchi con entrambe le mani, cercando di rialzarsi, ma io gli faccio segno di no e lo spingo giù. Butto indietro la testa e chiudo gli occhi: sono talmente eccitata che non sento nemmeno quel che mi sta dicendo.
Cerca ancora di tirarsi su, ma io mi sdraio su di lui e gli caccio la lingua in bocca: lui la succhia come un assetato, continuando a dimenarsi sotto di me.
Un respiro, un altro più corto e sento che è venuto dentro di me. Io continuo ancora un po’ a dondolarmi sopra di lui, finché anch’io sono soddisfatta. Mi limito a sorridergli. Sì, bravo il mio Andrea: gran bel giretto di giostra, già!
Mi sdraio accanto, gli accarezzo il petto e mi porto le dita alle labbra, con un sorrisetto da ragazzina mali-ziosa.
«Mi ci vuole un po’ d’acqua» ansima ancora, mentre afferra la bottiglietta sul suo comodino e la svuota «Sei stata… grande, lo sai?»
«Lo so…» gli rispondo con una risatina «Possiamo ricominciare quando vuoi» per un momento uno sguardo allarmato fa capolino sul suo volto, poi però sorride.
«Dammi solo il tempo di riprendere fiato, ok?» mi bacia il capezzolo ancora turgido e ci giochicchia con la lingua «Dopo vuoi provare la doccia, allora?»

Nel giro di pochi minuti sta già dormendo, con un’espressione beata dipinta sul volto, appoggiato sul mio seno: no, non lo sveglio, anche se quel che c’è stato prima è stato qualcosa di veramente bello. Mi giro appena e gli faccio scivolare la testa sul cuscino e lo guardo, con quel petto che si alza e si abbassa a ogni respiro: come può essere lo stronzo che tutte dicono? Quello che ti scopa una volta e che poi non si fa più sentire? Sembra un angioletto!
Continuo a guardarlo, ma anche le mie palpebre non vogliono saperne di restare aperte.

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

58 commenti

      1. Stamattina mi sono alzato e credo di aver passato la notte a prendere botte: avevo male ovunque. E sì che ho dormito un buon numero di ore (7 o anche qualcosa in più) e ieri non ho fatto praticamente nulla…
        Qualcuno ha azzardato l’ipotesi di fantasmi! 🤣

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    1. Grazie, Roby! 😘
      Non è facile evitare eccessi o sforare nell’erotismo più spinto: mi fa piacere esserci riuscito! 🙂

      E, news, per recuperare il tempo perso nella pausa, giovedì si va avanti.

      PS: oggi proseguo con il tuo, stamattina sto pianificando le future pubblicazioni… e qualcuno mi importuna pure sul lavoro! 🤣

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  1. mi piacciono questi racconti dal sapore hard 😁😊 mi ricordano tempi passati, poi ora con la pandemia queste storie sono ancora più lontane. Magari si potesse tornare indietro ai bei tempi della gioventù….
    Ottima narrazione 👍👏👏

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    1. Grazie, Max. Ho cercato di tenere una linea non troppo esplicita, ma al contempo “generosa” e mi pare di capire che la cosa sia stata apprezzata! 🙂

      Poi che la gioventù non torni è un dato di fatto, ma ci si può almeno fermare a una certa, mantenendo l’anagrafica non aggiornata! 🤣

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  2. Caspita come rendi la prospettiva di lei in una situazione del genere. Tutti i miei complimenti. Coinvolgente.
    Ben augurante, spero, nell’attesa di ricominciare con conoscenze dopo una relazione di quasi nove anni scioltasi come nevischio al sole lo scorso dicembre 😁😉

    Piace a 1 persona

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