Il discepolo #8

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La cometa

Dalla cima del colle che dominava la piana di Demetriade, Agesilao guardava il tramonto; si aggrappava con entrambe le mani allo scettro ligneo, nodoso quanto le sue nocche «Ti ricordi, mio diletto discepolo, quando salimmo per la prima volta su questo colle?» si girò verso Jago «Quanto anni sono passati? Tre?»
Il giovane distolse lo sguardo e si soffermò con gli occhi velati dalle lacrime sulla corteccia rugosa della quercia dietro di sé «Ne sono passati cinque, maestro. Cinque.» sospirò, deglutì e tornò a fissare l’anziano mentore, il cui corpo tremava vistosamente «Forse è tempo di tornare…»
«Per me è quasi giunta l’ora, lo so. Lo sento.» per un momento gli spasmi si placarono e negli occhi di Agesilao l’oro brillò lucente «Il mio spirito è pronto, ma anche il tuo lo è. Forse lo è sempre stato; anche la tua anima lo percepisce e il tuo corpo lo accetterà, se già non l’ha fatto!»
Jago gli si appressò ancor di più, cingendogli le spalle con il braccio «Tutto il mio essere ha accettato la verità dei vostri insegnamenti, maestro.» anche gli occhi del discepolo lucevano dorati ai raggi del sole morente contro cui si stagliavano le ali degli ibis che s’erano levati in volo «Siete stato la mia unica guida e vi devo davvero tanto.» lasciò ricadere la mano lungo il fianco.
Agesilao annuì sorridente «Sei stato un ottimo discepolo, Jago.» gli occhi dei due uomini si fissarono al solo fruscio del vento fra le fronde dell’albero alle loro spalle «La chiave di Sophia ti ha reso partecipe dei misteri del mondo visibile e invisibile e hai compreso l’importanza del due che s’è fatto uno.» con un cenno del capo indicò il sentiero e si incamminarono «Ma il tuo spirito giovane ti preclude una conoscenza, ancora…» si fermò e lo guardò in tralice «Vuoi dunque sapere?»
Jago sollevò l’angolo della bocca, contornato da un’incolta barbetta castana «Quando sto con voi, maestro, non smetto mai di imparare.» fece un cenno d’assenso, riprendendo a camminare al fianco dell’anziano «Cosa volevate insegnarmi, dunque?»
«Devi sapere che uno dei primi a dedicarsi allo studio dei numeri fu Pitagora, un matematico greco. Oh, fu anche tante altre cose, ma la sua memoria è legata in special modo a quella disciplina.» sogghignò, diverto «Ho ricordi in cui l’ho conosciuto, sai?» sospirò, guardando la strada che si snodava lungo il fianco del colle «Per farla breve il pari e il dispari avevano accezioni diverse, negative e positive, infinito, nel senso di incompiuto, e finito, al suo opposto.» sbirciò verso il discepolo che lo guardava a bocca socchiusa «Ebbene, nella tetraktys Pitagora ritrovò l’unione di entrambi e quindi la perfezione. Però, bada bene, se tu poni il triangolo, rivolto verso l’alto ne uscirà un simbolo fallico, mentre se lo immagini col vertice rivolto verso il basso…» Agesilao si mise a ridacchiare «Che succede? Arrossisci a certi argomenti, mio diletto Jago?» sghignazzò all’ulteriore imporporarsi delle gote del giovane «Il sigillo di Salomone è anche l’unione del maschile e del femminile, quindi generatore di vita: è questa la summa della sapienza, in fin dei conti. È questo il tempio di cui siamo i custodi.» i passi incerti iniziarono la discesa verso la valle di Demetriade «Al suo interno v’è l’esagono, il sei, la compiutezza, il cosmo intero che supera il microcosmo del cinque, quello che i sedicenti maghi e stregoni usano perché non sanno andare oltre.»
Jago fermò il passo e guardò verso il cielo crepuscolare «Maestro, guardate!» col dito indicò una scia luminosa poco più in alto dell’orizzonte «È… è una cometa.»
«È la cometa!» la voce di Agesilao era ferma e pacata e il suo sguardo era fisso sull’astro «Un ciclo sta per concludersi, infine: non ero certo che sarei riuscito ad assistere a questo momento.»

continua…


Immagine in copertina elaborata da qui e qui

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