Petrarca #6

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Sabato 12: la doccia

Dai, rispondi, rispondi! Continuo a fissare lo schermo, ma alla fine sento la sua voce: «Pronto?».
«Allora? Com’è andata?» mi trema la voce.
«È cotto, mia cara: non so cosa tu gli abbia fatto, ma i miei» Giulia si schiarisce la voce «argomenti non sono serviti a nulla» la sento ridere e poi c’è il rumore della portiera che si chiude. «Ora tocca a te, ma sta’ attenta: ricordati che è uno stronzo. Forse tu, però…» non capisco di cosa sta parlando: sono troppo agitata per ragionare.
«Cos’è successo?» ho paura che non si sia impegnata solo per farmi un piacere: mi vuol bene e forse ha solo voluto evitare di farmi star male, chi lo sa. «Cosa gli hai detto? Dici che posso…»
«Non ti fidi della tua amica?» sghignazza di nuovo «Non preoccuparti, ha resistito a una Giulia in gran spolver… ino» se la ride di gusto e io non so che pensare. «Ora vado: ci sentiamo, Ali. Chiamami domani, così mi fai sapere.»
Le dico di sì e chiudo la telefonata. Non posso certo chiedere ad Andrea, altrimenti capisce tutto e ci faccio la figura della stupida.

Faccio un respiro profondo e suono al campanello; tempo qualche secondo e lui apre: «Allora? Sei pronto a scusarti come si deve?» la voce da dura non è mai stata il mio forte e le parole, infatti, escono senza la giusta intonazione. Mi tremano anche le mani. E sudano. Mi afferro le dita dietro la schiena.
Lui, dopo un momento di indecisione, ritrova il controllo e sorride. Sì, è proprio bello. Anche con una maglietta e un paio di pantaloncini: «Farò tutto quel che è necessario» mi si avvicina e sento il suo odore pungente, ma buono. «Farò tutto per farmi perdonare» forse Giulia ha ragione: mi concedo un sorrisetto.
«Andiamo? C’è una doccia che ci aspetta da troppe ore» mi prende per mano, ma poi si ferma: «E lì c’è qualcosa per te» gli slip di pizzo lavati e stirati… e infiocchettati. Che dolce.
Abbasso lo sguardo per nascondere il sorriso che si allarga sulle mie labbra: «Bel lavoro» i battiti sembrano rallentare un po’. «Ora tocca a…» ma mi tira a sé e mi bacia, tenendomi la testa tra le sue mani. Il cuore riprende a battere all’impazzata e sembra voler uscire dal petto.
Si stacca, ma ho fatto in tempo a sentire bene la sua erezione: «Questo è il mio primo modo di chiederti scusa» si riavvicina e mi ribacia, con tenerezza, gustandosi le mie labbra, ma sento anche la sua mano che fruga dentro i miei jeans. Si stacca e mi sorride: «Ti sei dimenticata qualcosa, per caso?».
«Non servono per farsi la doccia» gli sfilo la maglia, la getto sul divano e gli annuso il petto. «E poi ne avevo un paio pulite qui…» lo bacio sui pettorali, girando attorno ai capezzoli «Quasi mi spiace toglierti il mio profumo dalla pelle, sai?» lui mi sta già sbottonando la mia camicetta nera e non sembra nemmeno ascoltare.
«Vorrà dire che ti dovrai strofinare ancora addosso a me…» ah, ma allora mi stai a sentire, stronzetto! E via anche il reggiseno, ancor più in fretta della sera prima: «Allora, vogliamo procedere?» mi sfilo le scarpe, mentre lui, con gesto deciso, mi apre tutti i bottoni dei jeans in un sol colpo. «Prima le signore…» mi strizza il sedere, tirandomi a sé.
Fremo di desiderio, sentendolo eccitato davanti a me.
Lascio a terra tutti i miei vestiti e faccio strada, col suo sguardo sulla schiena… e più in basso. Cammino in punta di piedi, come le modelle, e sbircio da sopra la spalla: «Allora? Vieni?» sì, stava guardando più in basso: sorrido maliziosa e mi infilo in bagno, mentre lui si toglie i boxer.

Nella doccia è bello, appagante, ma anche gentile e delicato: niente a che vedere con la sera prima, ma mi piace proprio questo Andrea, che sa essere diverso per ogni occasione. Sta per dire qualcosa, ma lo bacio e lui ricambia con altre carezze delle sue labbra sul collo, i lobi e le spalle. Le sue dita, intanto, si insinuano dentro di me e sento la mia eccitazione crescere. L’acqua ci coccola e stiamo là sotto per almeno un’ora: ci guardiamo, tocchiamo e facciamo l’amore. Due volte, senza parlare, senza altro che i suoi occhi verdi che mi guardano bramosi. Ma c’è anche dell’altro, in fondo: sì, si intuisce dai suoi modi, meno aggressivi di ieri e dallo sguardo più dolce.

Usciamo e ci asciughiamo l’un l’altra: «È stato molto diverso da ieri» rompo il silenzio e sento le guance avvampare, ma la condensa aleggia nell’aria e sfuma le nostre figure, anche se siamo a pochi centimetri. «Non meglio, non peggio: diverso» gli carezzo il viso.
«Stamattina sono stato proprio uno stro…» gli metto l’indice sulle labbra e faccio cenno di no.
«Non parliamone più» gli sorrido e poi accenno alla porta. «Però, ora, devi andare a prendermi le mie cose: anche le mutandine lavate e stirate» lui afferra la maniglia, ma lo blocco e lo tiro a me, baciandolo con trasporto «Ora sì che ti sei scusato come si deve.»

Ci mettiamo sul divano e passiamo lì la serata: ci mangiamo qualche patatina e una pizza che aveva nel freezer; mi propone il vino bianco per mandar giù il boccone, ma io gli chiedo se invece ha della birra.
Lui mi porta una bottiglietta: «Ho solo questa» mi dice offrendomela.
«Ce la faremo bastare» mi stringo nelle spalle, bevo un sorso e gliela rendo.
Parliamo, scherziamo e guardiamo la tv; rievochiamo vecchi aneddoti e ridiamo delle cazzate che abbiamo fatto in gioventù.
«Ti va di ballare?» si alza in piedi e mi porge la mano; io mi tiro su e lo guardo, piegando di lato la testa. «Segui il mio ritmo» con un comando vocale parte la musica e ci improvvisiamo in una specie di tango. «Te l’ho già detto che sei» deglutisce «bellissima?» annuisco «E che mi piaci un sacco?»
Sorrido e faccio cenno di no. «Però non la sai nascondere molto bene, questa cosa» gli sfioro appena le labbra e riprendiamo a muoverci seguendo la musica.
Ormai è quasi mezzanotte e mezza e mi scappa uno sbadiglio, subito seguito da un altro di Andrea.
«Forse è meglio che va…» stavolta è lui a mettermi un dito sulle labbra e far cenno di no.
«Forse, ma a me farebbe piacere che tu restassi qui» mi carezza la guancia e mi sposta una ciocca dietro l’orecchio. «Ti va?» deglutisco, mentre mi cinge le spalle nel suo abbraccio. «Sai cos’è l’amore?» sollevo la testa e vedo che sta guardando fisso davanti a sé «Ma pur sí aspre vie né sí selvagge / cercar non so ch’Amor non venga sempre / ragionando con meco, et io co’llui» sorride, mi bacia la fronte. «L’amore è dormire con la persona giusta.»
Mi sciolgo dal suo abbraccio e mi alzo: «Mi spiace,» la mia voce tentenna «ma devo proprio andare» metto la mano nella tasca dei jeans e tiro fuori l’anello, infilandolo all’anulare sinistro.
«Domattina presto devo andare a prendere il mio fidanzato all’aeroporto» raccolgo la borsetta e mi avvio verso la porta.
«E poi sarei io lo stronzo?» la voce di Andrea è piatta, non c’è rabbia, solo delusione e amarezza.
Mi volto verso di lui: mi sta fissando con aria impietrita: «Scusa…» sussurro, abbassando la testa e scrollando le spalle «Non ho saputo resistere» rialzo lo sguardo e fingo una risata. «Ora» le lacrime mi scendono lungo le guance «siamo pari!»

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

49 commenti

  1. Ai ai aiiiiii questo tentativo di vendetta mi sembra più un boomerang che una soddisfazione!!! Povera Alice non è proprio diabolica… non ha valutato bene i rischi!!!!!

    Aspetto giovedì per vedere cosa succede…. comunque si capisce che è un racconto e non una verità perché uno che si innamora in un giorno a tal punto da rifiutare l’ex super sexy sembra proprio fantascienza 🤣🤣

    Piace a 1 persona

  2. erotismo senza fine, però quel finale amaro..🤔 va beh almeno si sono divertiti, della serie ce ne fossero di incontri simili, io ormai li vedo solo nei film o in qualche sogno, fra un po’ manco più in quelli 🤣🤣🤣🤣 sta pandemia mi ha reso ancora più single…

    Piace a 1 persona

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