Petrarca #8

leggi il brano precedente

Domenica 13: l’aeroporto

La sveglia del telefono suona, ma mi giro dall’altra parte e infilo la testa sotto il cuscino, richiudendo gli occhi con quel ronzio confuso che proviene dal comodino e non accenna a fermarsi.
Mi riappisolo, ma un pensiero si insinua nella mia testa e mi mette a sedere senza che possa opporre resistenza: «Ommerda!» che scema che sono: salto giù dal letto, afferro il cellulare e corro in bagno. L’orologio segna le otto e mezzo e io avrei già dovuto essere in viaggio.
Mi lavo i denti, faccio pipì e mi infilo i vestiti di ieri sera, ancora appoggiati sulla sedia nell’angolo.
Infilo tutto quello che serve nella borsetta e richiudo l’uscio con due mandate, prima di mettermi a scendere gli scalini a due a due.
Salgo in macchina e, tra uno sbadiglio e l’altro, mi sistemo i capelli con le dita, guardando di sbieco l’Alice che mi osserva dallo specchietto: «Fai pena» mi dice senza troppi giri di parole.
Guardo il telefono e ci sono due chiamate perse di Giulia e ben otto suoi messaggi: attivo il Bluetooth e la richiamo.
«Ehi, Ali!» il suo tono è tra il preoccupato e l’adirato andante «Mi dici che fine hai fatto? Perché non rispondevi?»
«Scusa, Giulia: non ho sentito la sveglia e ora sono in macchina» imbocco la tangenziale e accelero «Sai che ti avevo detto che devo andare a prendere Nick…» non si sente più niente, silenzio totale dalle casse dell’auto. «Giulia? Ci sei ancora?»
«Certo che ci sono» pare irritata, sì, senza alcun dubbio. «Me n’ero del tutto scordata che tornava oggi: ma perché non me l’hai ricordato?» sbuffa e subito dopo si sente il rumore di un biscotto sgranocchiato.
«Non ho fatto in tempo nemmeno a fare colazione e tu mangi intanto che parliamo?» ridacchio «Che vuoi che sia, al massimo mi aspetta qualche minuto. Comunque, non credo di far troppo tardi» la sento mugugnare «Che c’è?»
«Niente, niente» si sente il rumore di un altro morso «Comunque di Nicola non me ne frega niente: io volevo sapere di ieri sera.»
Deglutisco: cosa le dico? «Niente. Non è successo niente di particolare.»
«Ehi, stronzetta: chi pensi di prendere in giro?» un sorriso mi si ricama sulle labbra: curiosa che non sei altro. «Guarda che se non mi racconti tutto, io e te non siamo più amiche!» borbotta e continua a ingozzarsi con i biscotti.
«Hai finito di mangiare?» la rimprovero bonariamente, ma mi parte una risatina e l’effetto severo della voce va a farsi benedire. «Ascolta, Giulietta-mia-bella, ne parleremo, promesso: devo ancora mettere a posto tutti i miei pensieri, quindi non saprei davvero cosa risponderti» sospiro. «Oggi pomeriggio ci risentiamo, così ti racconto tutto quanto, ok?»
«No. Ma sei una stronzetta simpatica e quindi te lo concedo.» si schiarisce la voce «Salutami quel sant’uomo di Nick, ok? E se cambia idea con quella troietta della sua fidanzata, informalo che io sono sempre disponibile per lui.»
Ridacchio e scuoto la testa, mentre mi porto in seconda corsia per superare un guidatore della domenica: «Va bene, va bene» scalo in quarta e sorpasso anche un camper. «Ci sentiamo più tardi, allora» premo il tasto sul volante per chiudere la chiamata, prima che cambi idea e mi chieda qualcos’altro.
Lancio un’occhiata al telefono, ma a parte i messaggi e le chiamate di Giulia, non ce ne sono altri.
«Mi sa che ho fatto un bel casino, ieri sera.»
Il telefono vibra e io ascolto il vocale: “Sono già arrivato e sto recuperando il bagaglio. Tu dove sei?”. Afferro lo smartphone e rispondo con un altro vocale: “Sto arrivando: c’era un po’ di traffico e arriverò dieci minuti in ritardo”.
Esco dalla tangenziale e mi avvio verso l’aeroporto: cinque minuti ancora e lo rivedrò.
“Sì, certo, il traffico: non fare la furba con me, Ali! Ti aspetto… Muoviti, che ho voglia di rivederti!” e poi un’emoticon con un cuore.
Sorrido e guardo l’anellino che ho ancora infilato all’anulare: «Certo che sono proprio una scema» scuoto la testa e seguo la fila di macchine che si muove a passo d’uomo nella zona degli arrivi.
Vedo un’auto che fa la retromarcia e accosto, in attesa che finisca di far manovra; le servono tre minuti per riuscire a uscire e a me meno di dieci secondi per infilarmi nel posto libero: perché la gente compra macchine tanto grosse se poi non sa nemmeno guidarle?
Mi faccio quasi di corsa il marciapiede fino all’ingresso, ma a quanto pare sono in enorme ritardo e Nick è già lì fuori, con il trolley in una mano e con l’indice che picchietta sull’orologio quando mi scorge tra la gente.
«Dalla faccia direi che ti sei alzata non più di un’ora fa e, come minimo, non hai nemmeno fatto colazione…» è un bastardo quando vuole, ma gli voglio bene lo stesso. «Offro io?» indica il centro commerciale dall’altro lato della strada «Però prima fammi mettere nel baule ‘sta roba: pesa un quintale.»
«Allora, signorina Alice Quintana: come si è comportata in questo mese in cui non ci siamo visti?» la brioche che sto mangiando mi va di traverso e nel tossicchiare creo una nuvoletta di zucchero a velo. «Eh, Ali: che ti prende?» faccio cenno di no con la testa e con un tovagliolino mi pulisco le labbra e la mano inzuccherate. «Eh, ma da quand’è che ti sei rimessa a portare quel pezzo di ferraglia al dito?» mi guarda l’anulare e aggrotta le sopracciglia «Devi dirmi qualcosa, per caso?»
«No, sta’ tranquillo Nick» sfilo l’anello dal dito e glielo rendo «Ho deciso che non è te che voglio sposare quando sarà il momento.»
Lui mi fissa sgranando gli occhi e prendendo sul palmo l’anellino: «Mi dici che cavolo t’è preso, sorellina?».

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

48 commenti

    1. Sì, diciamo che è stata un po’ sopra le righe la sua reazione a fine “parte 1” del racconto, ma alla fin fine so che le scenate fanno davvero parte della vita e quindi, se ben gestite, possono anche portare a qualcosa di buono. 😉

      Però i miei personaggi, chi più, chi meno, non sono persone con troppo sale in zucca, lo ammetto! 😛

      Piace a 1 persona

    1. Oddio, Davide chi sarebbe? L’amante di Alice che non si è ancora fatto vedere? 🤣

      Andrea, si chiama Andrea Giorgi! 😉

      Sì, la storia del fidanzato-per-finta doveva essere chiara dall’ “episodio” #6, il finale della prima stagione (ormai ragiono per serie TV, in pratica) in cui lei se ne va, ma lo fa piangendo, tra il dispiacere di fare quello scherzo e il divertimento nel metterlo in atto e vedere la sua faccia sconfortata.

      Brava, non tutti hanno colto quella sfumatura… 🙂

      Piace a 1 persona

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...