Petrarca #10

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Domenica 13: da Giulia

Sto andando da Giulia, che mi ha mandato un altro messaggio, per invitarmi a casa sua a bere un caffè e io non ho potuto fare a meno di accettare la sua offerta, altrimenti: “Vengo a casa tua e ti faccio vedere dal vivo cosa significa farmi incazzare”, e ci ha pure aggiunto una faccina incazzata, per essere più chiara.
Attraverso tutta la città in meno di un quarto d’ora: oggi non c’è quasi nessuno in giro.
Ancor prima che metta il dito sul citofono sento la sua voce: «Sali» e preme due o tre volte il pulsante per l’apertura del cancellino: non ci metto molto a fare le due rampe di scale, ma lei mi sta già aspettando sulla porta con indosso un paio di shorts e una maglietta che le lascia scoperto l’ombelico.
Abbozzo un sorriso: «Ciao!» lei mi scruta in silenzio, con la fronte aggrottata, battendo il piedino infilato in una calza variopinta che le arriva alla caviglia.
Si scansa e fa un cenno con la testa: «Dai, vieni dentro» appena passo, mi pianta una pedata sul sedere e richiude la porta. «Questo, stronzetta, per non avermi già raccontato cos’è successo ieri» e poi me ne rifila un altro. «E questo perché… be’, visto come ti stai comportando, te lo meriti di sicuro.» sbuffa «Siediti: io preparo il caffè e poi mi dici tutto quel che c’è da dire» si gira, osservandomi da sopra la spalla. «Intesi?»
Annuisco e vado a sedermi sul divano. Mi schiarisco la voce: «A te come va?» mi parte un mezzo acuto per la tensione e mi mordicchio il labbro.
«Non provare a cambiare discorso» torna e si ferma davanti a me con le mani sui fianchi. «Voglio sapere ogni cosa di ieri sera. E voglio capire soprattutto perché mai hai l’aria di chi l’ha fatta grossa.»
Sospiro e mi guardo le mani sulle ginocchia, che si sfregano tra loro nervosamente: «Hai ragione: credo di aver combinato un casino…».
«Frena, frena, frena!» si accuccia e mi guarda negli occhi, piegando la testa. «Parti dall’inizio e, soprattutto, cerca di essere chiara, perché vedo tanta confusione in quegli occhietti da cerbiatta tanto bellini» increspa le labbra in un sorriso, che contraccambio.
«Be’, dopo che ci siamo sentite, sono arrivata a casa sua, abbiamo parlato un po’, scherzato di quanto successo e…»
Il gorgoglio della moka fa rialzare Giulia che va in cucina: «Continua, ti ascolto».

«…e quindi te ne sei andata?» poggia la tazzina vuota sul vassoio, accanto alla zuccheriera «Ma che ti dice la testa?» scuote il capo, ma sta sorridendo. «Non so se sei una scema o un genio» sbuffa «vi siete risentiti, stamattina?» faccio cenno di no, appoggiando la tazzina vuota accanto alla sua. «Come no?» guarda verso l’alto, agitando le mani «Ok, allora sei proprio scema!»
«Volevo sentirlo, ma poi sono stata con Nick a pranzo dai miei» mi stringo nelle spalle. «Dici che devo chiamarlo? Lui non si è fatto sentire, però…»
«…e non lo farà mai: conosco Andrea da parecchio e, se non ti svegli, stasera uscirà e si troverà un’altra» mi fa ciao con la mano. «E bye bye Ali.» storce le labbra «Devi mandargli subito un messaggio, su, non perdere altro tempo» infila le mani nella mia borsetta e mi allunga il telefono. «O lo fai tu, o lo faccio io!»
«Ma cosa gli posso dire?» sblocco lo schermo scorrendo l’indice sul touchscreen «E se non mi risponde?»
«L’hai già detto che hai fatto un casino. Sì, sono d’accordo con te, ma ora svegliati e chiedigli come sta.»
“Ciao Andrea, come stai?” digito e poi col pollice tentenno sul tasto dell’invio «Che dici? Può andare?» le faccio leggere, ma quando prende il telefono sfiora lo schermo e il messaggio parte.
«Ops…» sghignazza «Ma sono certa che tra poco lo scopriremo» e mi rende il telefono.
I miei occhi non si staccano dalla chat: le spunte diventano azzurre dopo pochi secondi e il mio cuore si lascia per strada qualche battito: «Sta scrivendo…» resto con le labbra socchiuse e dopo pochi istanti compare la scritta: “Sono stato meglio. Perché ti interessa? Non sei col tuo fidanzato?”.
«Fammi leggere!» Giulia mi si avvicina e legge a sua volta le parole: «Pensavo peggio, ora dovresti spiegargli che non c’è nessun fidanzato, però.» sospira «Sarà anche uno stronzo, ma è uno stronzo innamorato e io gli voglio bene».
Annuisco e mi porto l’indice tra le labbra, poi inizio a sfiorare le lettere: “Gli ho restituito l’anello: la nostra promessa è stata infranta”. Giulia legge e scuote la testa, ma alla fine arriva un’alzata di spalle. Invio.
«“Hai rotto un fidanzamento per causa mia?”» ripeto a voce alta e sorrido «Sì, forse non è una colpa, ma un merito» sorrido: il battito si è fatto regolare. «Che ne dici se ci vediamo ancora? Venerdì? Così ti spiego tutto…» scrivo pari pari le parole e mando il messaggio.
Giulia mi sta addosso, aspettando la sua risposta, che arriva quasi subito: «“Le faremo sapere”» la sua voce è pacata e poi mi guarda. «Dopo quel che hai combinato, poteva andare decisamente peggio.»

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

39 commenti

    1. Davvero c’è questo dubbio? Beh, io sono avvantaggiato e lo so, quindi non faccio testo. 😛
      Probabilmente a leggerli staccati non coglie (o non ci si ricorda) l’arternanza dei due punti di vista! 🙂

      Comunque grazie, Nadia. 😀

      "Mi piace"

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