Petrarca #11

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Venerdì 18: l’incontro

Sono arrivato prima di lei al bar, lo stesso di una settimana fa e mi siedo a un tavolino: mi gusto il caffè dopo una giornata fiacca, che però mi ha dato tempo e modo di mettere in ordine le idee.
Le avevo mandato un messaggio l’altro ieri per confermare che l’avrei rivista, senza aggiungere altro e Alice mi ha risposto con uno stringato: “Ok. Dove?”. Ho deciso il luogo e l’ora, e ho avuto solo un altro: “Ok” in risposta. Non la ricordavo così asciutta nei modi, in effetti.
La tazzina è ancora tiepida quando la vedo arrivare: ha indosso un paio di jeans e una maglia bianca e ampia. Ha solo un filo di trucco. Ed è bella come la ricordavo.
«Ciao» abbozza un sorriso e si accomoda davanti a me, infilando la mano nella borsetta. «Questa è tua: mi ero scordata di restituirtela» mi porge con la sinistra la cravatta arrotolata e io mi soffermo con gli occhi sull’anulare. «Che stai guardando?»
Rialzo gli occhi e incrocio i suoi. Deglutisco e scuoto la testa: «No, niente» mi schiarisco la voce «non hai nemmeno il segno…»
Infila nuovamente la mano nella borsetta e mi mostra l’anello: «Intendi di questo?» me lo porge e serra le labbra in una linea sottile.
«Non avevi detto che gliel’avevi reso?» faccio girare quel gingillo tra le dita e mi rendo conto che è solo bigiotteria. «Cosa significa ‘sta roba?» la fisso e lei solleva appena l’angolo della bocca «Non mi piacciono i giochetti.»
«No? I giochetti ti piacciono, eccome!» mi afferra la mano e mi contende il monile con le dita «Ma ti piacciono solo quelli in cui tu hai il controllo della situazione, vero?» si sporge in avanti e sorride, mettendo in mostra i denti. Che infame a usare questi trucchetti con me, che son così sensibile al suo fascino.
Replico con un’alzata di spalle: «E quindi cosa vorresti dire con tutto questo bel discorsetto?» ritiro la mano e la nascondo in tasca «Che io non sono in grado…».
«I signori vogliono ordinare?» il cameriere getta la sua ombra sul tavolino ed entrambi lo guardiamo come se ci fosse stata un’intrusione «Se volete torno…»
«Per me una birra media» e torno a guardare verso Alice.
«Anche per me» mi fa eco; poi il ragazzo si allontana. «Ricominciamo da dove avevamo interrotto, dunque?» la voce è più bassa e titubante «Era una birra anche a casa tua, no?» annuisco, accigliandomi. «Oh, basta con questo fare da macho.» sbuffa «Sai che ti dico? Forse è stato un errore…» si alza.
Mi muovo più in fretta di lei e la trattengo: «Resta» la mia voce è fin troppo alta. «Rimani, per favore.» correggo il tiro, attenuando il tono «Perché non mi racconti tutta la storia?»
Alice storce le labbra, mi guarda e alla fine si riaccomoda: «Solo se mi prometti di ascoltare in silenzio e senza interrompermi: le domande me le farai alla fine, se vorrai».
Mi racconta la storia dell’anello, di suo fratello che gliel’aveva regalato quand’erano ancora piccoli e dell’idea che le era venuta in mente ricordando quel che le avevo fatto al mattino dicendo che sarebbe arrivata mia moglie. Mi dice di com’è andata la domenica mattina e che all’aeroporto ci doveva andare sul serio.
Io la ascolto tra l’incantato e lo scettico, ma alla fine mi rendo conto che mi sta dicendo la verità e che non è mai stata sua intenzione ferirmi: «Però l’hai fatto».
Alice socchiude le palpebre: «Avevi promesso che non mi avresti interrotta» serra la mascella, sbuffando dal naso. «Poco male, non c’è molto altro da aggiungere» e si porta il boccale alle labbra.
«E ora?» le domando, mettendomi a giocherellare col sottobicchiere di cartone «Che dovremmo fare?» dovrei odiarla per la settimana che mi ha fatto passare. Forse anche per quelle che mi farà patire in seguito e quindi non voglio darle la soddisfazione di cedere. Mi lascio andare contro lo schienale e la fisso, con un sorrisetto.
«Non eri tu quello brillante, che prende decisioni e invita le donne a uscire?» lei si sporge in avanti: ha una luce quasi minacciosa negli occhi, ma questo non li rende meno belli, anzi. «Io le idee chiare ce le ho, ma tu, forse, hai bisogno di pensarci ancora un po’» solleva l’angolo della bocca mettendo in mostra solo un po’ del bianco dei denti. «Sabato prossimo, qui, a quest’ora. Se non ci sarai, saprò cos’hai deciso» la voce le trema appena «Intesi?»
Sabato? Sabato è un passo importante. Annuisco e sospiro: «Le faremo sapere…» mi limito a dire, ma lei, dopo un impercettibile movimento della testa, si alza e si allontana, senza nemmeno salutarmi.
La guardo salire in macchina e uscire dal parcheggio del bar. Finisco la mia birra e lascio dieci euro sotto al boccale, prima di andarmene a mia volta.
Che cosa mi hai fatto, Alice Quintana?

continua…


Questo racconto, che avevo già pubblicato sul precedete blog, sarà inserito nella raccolta di racconti di prossima pubblicazione.


In copertina: disegno personale di Alice e Andrea

36 commenti

  1. Non penso che il prossimo incontro dei protagonisti segni una svolta a tutta la storia ponendo un the end… anzi penso che sarà l’inizio di tutto. Da una mente creativa come te che riesce sempre a lasciarmi senza parole… mi aspetto di tutto. Sempre fantastico leggerti Alessandro. Grazie e meravigliosa giornata.

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  2. Ale se sei in piedi, siediti. 🤣

    SE tutti gli stronzi che ho incontrato in vita mia fossero stati come questo Andrea, la mia vita sarebbe sicuramente più leggera! (Ma anche noiosa e qui si apre un bivio). Che il suo senso dell’umorismo sia quasi nero, mi piace! Sarò matta ma a me gli uomini che scerzano brutalmente mi fanno morire dal ridere! E qui entra in gioco Alice, super permalosa (ma so che per voi uomini l’essere permalose è ritenuto tipico delle donne 😒), che non merita certo di poter godere della simpatia alternativa dello “stronzo”. A volte dietro ad uno “stronzo” si nasconde un uomo intelligente che si annoia facilmente delle frivolezze di certe donne, ed ha ragione!
    Il mio previsionale sul finale?!? Come tutti i colpi di fulmine, si idealizza la persona, poi la si conosce per quello che è davvero, si tenta l’impossibile, si soffre e poi si volta pagina! Quindi secondo me alla fine andrà male 🤣🤣

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    1. Aiuto! 😀
      Beh, già sul fatto che Andrea sia intelligente, non ci metterei la mano sul fuoco, mentre ti assicuro che Alice non è nata permalosa, ma forse un po’ lo è diventata, anche se meno di quel che sembra.
      Ora non voglio rovinarti il finale di stagione di lunedì, però sappi che aspetto un tuo commento su quanto emergerà… e poi chissà, su quel che verrà dopo mi dirai! 😉

      Però ti dico grazie: è bello avere dei lettori che si appassionano e questo mi fa credere, almeno un po’, di aver scritto qualcosa di divertente e accattivante. 😘

      (ho letto stando in piedi, ora però ho bisogno di qualcosa di forte! 🤣🤣🤣)

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      1. 🤣🤣 ok quindi comprendo che tu sia “team Alice”!!!!

        Resto in attesa del finale di stagione dove elargirò come oggi pareri non richiesti!!!!
        Ovviamente scrivi sempre tutto in modo coinvolgente ed interessante!!!! Tanto da creare dibattiti 🤣

        Buon drink!! 😉

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