Il discepolo – La nomenclatura

Come promesso a qualcuno/a in fase di pubblicazione, probabilmente già dalla prima puntata, sarebbe stata mia intenzione illustrare le scelte e i nomi che sono stati inseriti nella narrazione, perché con questo racconto ho voluto osare, stando attento anche alla minima parola che adoperavo per la costruzione della storia.
E spero di esserci riuscito, ma non sta a me stabilirlo.

Parto col dire che come riferimento per la scelta dei nomi (per poi adattarli, in caso di necessità) mi sono affidato all’appendice di un vocabolario (lo Zanichelli – non ricordo l’edizione) che ho a casa e a questo bel sito: Nomix.

Il primo che incontriamo è Demetriade: si riferisce alla valle che si scorge dall’altura? All’intera regione? Al mondo intero? Non è dato a sapersi… Però mi pare abbastanza palese il riferimento a Demetra, dea della Terra, di cui Demetriade è una variante. Il significato, quindi, è proprio Madre Terra e nella mia idea era riferito non solo alla porzione che si scorge nel racconto, ma all’intero mondo.

Poi c’è Agesilao, il maestro, che è appunto, etimologicamente Colui che guida il popolo: non potevo trovare un nome più adatto per un maestro, in effetti. E poi, a dirla tutta, ha un suo fascino anche come suono.

Arriva a questo punto Jago, variante di Giacomo, e che ci sta bene per un paio di motivi: significa Seguace di Dio, e in quanto discepolo era il nome adatto; inoltre è spesso legato al concetto di soppiantare, riferendosi alla tradizione ebraica in cui Giacomo soppiantò Esaù nella primogenitura… e qui Jago prende il posto di Agesilao, alla sua morte, come maestro.

Gaspare Ammone è una composizione di due significati: Gaspare sta per Stabile Maestro, con in più l’aggiunta di Splendente, di derivazione iranica; Ammone è quindi un rafforzativo, con il suo voler dire Produttore di luce. In pratica una Luce-guida.

Didachòpoli, la città in cui vivono Agesilao e Jago, è una parola composta da dall’antico nome latino Didacus, a sua volta dal greco Didachós, collegato al verbo didáskein “istruire”: il significato è quindi “istruito, colto”. In pratica la Città dove si viene istruiti e si raggiunge la sapienza.

Lorennevan è un’altra parola composta di mia invenzione: è derivazione di Loren(zo), nel significato di Cinto d’alloro e da Nevan, dall’irlandese Naomhan, che significa “piccolo sacro”, venendo a costituire il diminutivo di sacro, a voler significare Sacra gloria, attribuita dal lauro a coloro che sono degni.

Può essere che mi sia scordato qualche nome, in quel caso domanda pure senza problemi…

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