Nisuab Minphus #5

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Tutto sarebbe forse durato molto più a lungo, se non fosse stato per le continue sortite degli orchi dei Queqinavera verso le città e i villaggi della zona: centinaia di truppe di quella bellicosa razza iniziarono a defluire verso la valle di Dratas e alcune lambirono la foresta e il villaggio di Arielnor, così Helrel si sentì in dovere di proteggere e scacciare quelli che erano gli invasori delle terre da lui tutelate, benché le divinazioni non gli avessero né predetto questo, né imposto alcunché; lui  aveva deciso di unirsi alla Brigata della Speranza e questo lo faceva sentire ancor più saldo nelle sue intenzioni. Inoltre, quegli stessi orchi, non avevano affatto l’intento di attaccare un umile villaggio di poche decine di persone, senza alcuna ricchezza o valore, ma una volta ingaggiati, si buttarono sui pochi difensori con gli occhi iniettati di sangue e orribili urla di guerra: lo scontro non durò a lungo e si risolse in un massacro, poiché la Brigata era impegnata lontano a diverse leghe da lì. Il mio amato marito morì sotto i colpi dei più numerosi aggressori e fu solo grazie alla provvidenziale incursione della compagnia guidata da Hattiana Hope che i nemici furono messi in fuga. Io assistetti alla dipartita di Helrel, maledicendo la sua testardaggine, ma piangendone la sua scomparsa.

Quella stessa notte, disperata per la perdita, presi la decisione di partire e andare nel Glouhar, in cerca di quei pochi legami famigliari che erano rimasti nella mia vita, ma ci vollero tre giorni per i preparativi e quello fu anche il tempo per la cerimonia funebre di Helrel.
Mi avviai verso la costa con l’intenzione di deviare verso Sud una volta giunta in vista del mare: ero sicura che da sola probabilmente sarei riuscita a passare anche attraverso le montagne, ma non ero certa che sarebbe stata la scelta più saggia, quindi optai per la strada più lunga.
Raggiunsi Seqpuer, la capitale del Keldetuir, che avevo visto da lontano nel mio viaggio verso Arielnor: non ero mai stata in una grande città prima d’allora, ma nonostante i sensi mi avvertissero del pericolo ad ogni angolo, mi piacque e mi ci fermai per un po’… forse ben più del preventivato!
Spesi in poche decadi tutti i risparmi, compresi quei soldi che avevo avuto come eredità dal defunto marito. Non mi rimaneva altro da fare che ripartire e proseguire per il mio viaggio, così, quando stavo ancora rimuginando su cosa fare e le scelte da prendere in modo definitivo, mi capitò di vedere un ragazzino che sfilava con agilità un sacchetto di monete dalla cinta di un tronfio mercante. Lo segui in silenzio e raggiunsi quella che era una bettola nel quartiere dei moli sul fiume Kelis: lì stavo per affrontarlo, quando scoprii che il mandante era proprio il padre del ragazzo.

Saerek, dapprima riempì il figlio di insulti e botte, per il solo fatto di essersi fatto seguire senza accorgersene, poi rivolse l’attenzione a me. Mi diede cinque monete di rame per andare a comprarmi qualcosa da mangiare e passare la notte in qualche bettola, ma soprattutto per comprare il mio silenzio; poi mi ingiunse di ripresentarmi da lui il mattino seguente, prima che albeggiasse.
Io tornai con la pancia piena e tre monete ancora in tasca. Saerek sogghignò e mi disse: «Ben fatto, ragazza! Ben fatto».
Fu così che egli mi avviò alla proficua professione che tuttora esercito, spiegandomi passo per passo i trucchi del mestiere, le nozioni fondamentali e tutto quello che poteva servirmi per cavarmela nelle situazioni più disparate.
Ma poi anche lui mi abbandonò, quando si ritrovò a pendere da una forca per aver pestato i piedi a qualcuno più importante e più furbo di lui. Poco male: non aveva altro da insegnarmi, ormai. E in più aveva un modo di guardarmi che non mi è mai andato a genio. Credo che suo figlio, Saerekjus, lo raggiungerà presto, perché ha giurato vendetta sulla sua tomba, ma questo, ormai, non mi riguarda più e io ho piani ben più ambiziosi che far da balia ad un giovane umano sciocco e vendicativo.

Fine


In copertina: Half-Elf Portrait by kimsokol (DeviantArt)

38 commenti

    1. Eh, sì: questo racconto è giunto al termine.
      Magari un giorno ne scriverò un seguito, un ponte tra quel che ha detto finora e quel che si vedrà nel primo e successivi romanzi ambientati su Sphaera… 😉

      Comunque, se ti dispiace che sia finito, significa che ti eri appassionato, quindi mi fa molto piacere! 🙂

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    1. In che senso “Per quell’ordine disumando di ucciderla”?
      Sul fatto che ti aspettassi qualcosa di diverso, lo vedo come un punto a favore della storia che ho scritto! 😉
      (però io conoscevo già il finale, perciò ero avvantaggiato! 😜)

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      1. Mi aspettavo che tornasse dalla sua famiglia, dapprima dimostrando di essere ancora viva e tenendo sotto scacco quel padre che ha ordinato di sacrificare sua figlia. Ed il seguito poi sarebbe stata tua scelta.
        Comunque, questa è la storia che aveva creato la mia mente mentre leggevo la tua, perciò non ci sono delusioni, solo aspettative create dalla mia mente. 🙂

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      2. Ora ho capito: non riuscivo a collegare a quale ordine disumano ti riferissi!
        In effetti non è detto che un giorno ci possa essere questo loro incontro e una resa dei conti: chi lo sa?
        Probabilmente Voptarya, scegliendo di salvare Nisuab al posto del fratellastro (Anamo) ha espresso un giudizio e ciò potrebbe aver portato la rovina in casa Minphus. 😉

        Sono contento di sapere che le mie storie fanno sognare e immaginare nuove storie diverse! ❤

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