Pas encore #1

La luce interna si accese e quel piccolo rettangolo, la finestra del palazzo di fronte, uno degli altri che facevano parte del residence, prese magicamente vita.
Jean Dominic de Lassalveaut si era trasferito nella zona settentrionale di Marsiglia, a poche centinaia di metri dalla striscia d’asfalto detta autoroute du Littoral e, poco oltre, dal cantiere navale dove lavorava: erano ormai tre settimane che stava lì e da quasi altrettanto tempo aspettava quel momento.
La figura di Amelie si scorgeva ben delineata, nonostante le tende che velavano appena l’appartamento al terzo piano dello stabile e la donna, appena uscita dalla doccia, aveva addosso solamente un asciugamano bianco che le cingeva il busto, a coprirla dal seno ai fianchi, ma lasciando in bella vista gambe e braccia già abbronzate; si guardò allo specchio, fece qualche smorfia e alla fine si sedette sul bordo del letto, passandosi le dita tra i capelli corvini ancora umidi prima di aprire un cassetto in cui era riposta la biancheria pulita. Ignara dello sguardo che la scrutava attraverso le lenti da poche decine di metri, sciolse il risvolto che teneva uniti i lembi dell’asciugamano all’altezza del petto, tornò in piedi e, alzando prima la gamba sinistra e poi la destra, si infilò un paio di slip di cotone.
Jean non riuscì a vedere granché, a parte la forma delle natiche, resa ancor più evidente dalla pelle più chiara, ma lo specchio era coperto dalla figura stessa di Amelie, che, subito dopo l’intimo, si infilò anche una lunga maglia bianca con una scritta nera sul davanti.
La mano destra dell’uomo aveva comunque lasciato il cannocchiale e aveva iniziato a carezzare la zona pelvica.
L’intera scena si svolse nell’arco di non più di un minuto, ma tanto bastò a far eccitare l’uomo, che, senza staccare gli occhi dal corpo ormai vestito della donna, si apprestò a concludere quel momento di piacere, fino al gemito strozzato che sancì il raggiungimento del proprio orgasmo.

continua…

52 commenti

  1. un momento di autoerotismo che hai saputo descrivere attraverso sensazioni tangibili, visive, pure, semplici e spontanee allo stesso tempo. Talvolta non è tanto il racconto in se a catturare il lettore, ma le sensazioni reali che riesce a cogliere immaginandosi nel contesto della scena.. 👍👏

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      1. Sicuramente è molto più piacevole e semplice rispetto ad altre scritture impegnative… meno personaggi, meno ambientazione, meno trama ingarbugliata… la storia avanza più lineare e non per questo è meno appassionante ed emozionante 😍
        Fai ciò che ti fa stare bene, il buon riscontro c’è, quindi🤗
        Continua così👍

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  2. Lo confesso, il tuo racconto così vivo mi ha catapultato a un episodio di oltre vent’anni fa. Scogliera di Catania, agosto, sole a picco, luce impietosa, caldo, ottavo piano di un bel palazzo dominante sul mare, binocolo potente nonnesco della Seconda Guerra Mondiale e gente tra gli scogli… con mia enorme sorpresa loro si credevano intimamente al sicuro e occultati tra le rocce nere, ma spiccavano come neve

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    1. ehehhehe

      Immagino che sia una cosa comune a tutti trovarsi in una situazione in cui si può vedere senza essere visti. La discriminante penso possa essere la volontà di farlo e la finalità per cui lo si fa! 😉

      Però i binocoli nonneschi sono roba forte, in effetti! 😀

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