Jukebox #28

Nel primo appuntamento domenicale del jukebox si parte con un double di un artista che a me è sembre piaciuto molto, anche se ha ricevuto parecchie critiche dai suoi fan per aver lasciato a un certo punto della carriera il rock con cui era diventato famoso: parlo di Jon Bon Jovi, frontman del quasi omonimo gruppo.

Come ti avevo anticipato qualche settimana fa, riporto alla luce i ricordi delle festicciole a casa di Davide (l’appassionato degli AC/DC) e in particolare dell’ultimo dell’anno del 1994, in cui spopolava la prima delle due canzoni proposte.

Capirai bene che per un adolescente single, sentire quel brano e vedere le coppiette che ballavano stette in quel garage non era certo la cosa più entusiasmante di questo mondo e fu in quel periodo che scroccai la mia prima sigaretta (che peraltro nemmeno riuscii a fumare del tutto) e pensai di lasciare la festa prima della mezzanotte.
Alla fine restai e mi divertii comunque.

Testo e traduzione: QUI

Bon Jovi – Always

Questo brano, invece, di una decina d’anni dopo, oltre ad avere un video che mi è sempre piaciuto un sacco, è il ritorno della band a un rock più duro.
Perché ti dico questo? Un amico, un metallaro old-style, che purtroppo è venuto a mancare molto giovane, aveva giurato che qualora Bon Jovi avesse sfornato un nuovo album rock, lui sarebbe andato al suo concerto… e così è stato dopo che il singolo che ti propongo di seguito, ha iniziato a essere programmato in radio.

Ciao, Ernia!

Testo e traduzione: QUI

Bon Jovi – It’s My Life

Buona domenica

55 commenti

      1. Scusa, sono un po’ rigorosa e rigida e mi attengo (ma qualche concessione la faccio volentieri) ai racconti e ai pareri dei critici – e di un mio amico, anche lui morto. Non ti do una data perché penseresti che sono pazza, e che lo sono anche loro. Ero anche un po’ troppo giovane, perciò ho imparato molto con l’avvento delle radio libere, “fuori tempo”.

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      2. Beh, i generi sono un’etichetta che si addice e non-addice né ai libri, né alle canzoni, perché in uno solo di essi si possono trovare tante cose differenti. Rock vuol dire tutto e vuol dire niente, in efeftti.
        Qualcuno parla di pop-rock, altri di pop, altri ancora di rock…
        Mi sono solo fidato di chi ne parlava (gente molto più esperta e preparata di me) al momento della discussione citata.

        Detto ciò, chiunque voglia dare definizioni, ha del tempo da perdere: per me un libro, così come una canzone, può piacere o non piacere. E nemmeno in quel caso è una cosa fissa, perché ci sono testi e musiche che inizialmente gradivo e poi mi sono venuti a noia (per non dire peggio) o viceversa, che ho fatto fatica ad apprezzare, ma che col tempo mi sono piaciuti.

        Una piccola precisazione sulla mia “visione” delle etichette.

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      3. Ma infatti i generi sono arrivati dopo. E sui libri sono completamente d’accordo, ma anche in questo caso da un po’ di tempo sono arrivati i generi…
        Comunque, un momento nella storia della musica a volte segna davvero una svolta, ma i critici bravi non danno definizioni. Sono io che mi sono espressa in modo troppo perentorio. Ed è vero che anche il nostro personale indice di gradimento cambia 🙂

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      4. Suvvia, dire che fanno rock ci sta ma sempre più verso un pop rock che verso un hard rock… Volendo tentare definizioni (ho un paio di minuti da perdere ) che, concordo, son sempre da prendere con le pinze! A volte usarle aiuta a contestualizzare ma spesso confonde o crea inutili paletti. Anche perché più passa il tempo più le cose si evolvono e sfaccettano e i confini diventano labili.
        Ciao ciao 🙂

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      5. Sì, hai ragione, infatti mi riferivo al periodo in cui il rock ha preso strade diverse, si è ramificato, contaminato: pop rock, hard rock (“amico” di heavy metal), punk rock ecc. , il che non è per forza un fatto negativo, anzi, come dici tu le cose si evolvono. Etichette e paletti sono sciocchezze e niente andrebbe snobbato. Tutt’al più ci si può riferire a un periodo di tempo per contestualizzare un certo tipo di rock. Giusto per estremizzare, c’è una bella differenza tra Jimi Hendrix e David Bowie. 🙂

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      6. È tutta una questione di gusti, di orecchio e del piacere di ascoltare, tutto soggettivo e rispettabile/da rispettare. Io ho avuto una formazione tradizionale, però mi piace di tutto, da Robbie Williams (*) a Gnarls Barkley, e un sacco di altri brani che mi ha fatto apprezzare mia figlia. Ora è in un’altra città da oltre sei anni, perciò ho perso il polso della situazione. Per dire… Fedez … ma chi è… Sono invecchiata e non ho più voglia di tenermi aggiornata. Sono affezionata a un certo periodo, ascolto volentieri quella roba là e ballo come una scatenata davanti al pc. Ma la musica è tutta bella anche se uno, non foss’altro che per questioni di tempo, fa le sue scelte. Io ascolto anche molto jazz, classica contemporanea, musica barocca, canzoni arabe… di tutto.
        (*) Una volta ero a Londra nel periodo natalizio e feci credere a mia cugina che che la notte di capodanno lui dava un concerto gratuito a Trafalgar Square e mi invitò sul palco per leccarmi la mano (come da sua abitudine). Quella era esterrefatta, fino a che le ho detto che dopo la leccata era morto.

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