Pas encore #2

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Jean non si era dato pace da quando l’aveva intravista per la prima volta, la sera successiva al suo arrivo nella nuova dimora e, affacciatosi al piccolo balcone della cucina, a un tiro di schioppo da lui, c’era Amelie: non era ancora buio e le finestre erano aperte, per lasciar entrare il tepore di quell’imminente estate e la giovane, che a occhio e croce abitava un paio di piani più in basso, era intenta a sistemare un abitino nell’armadio della stanza da letto.
Quella visone non durò che il tempo di qualche battito di cuore, poi lei svanì al di fuori dalla sua visuale.
L’uomo era rimasto appostato là fuori fino a tarda ora, ma della donna non aveva più visto nemmeno l’ombra e quindi, stanco e assonnato, era andato a dormire senza nemmeno preoccuparsi di sistemare gli ultimi scatoloni, che ancora occupavano l’andito e parte del cucinino.
Quando si era svegliato, all’alba del mattino seguente, era corso subito a guardare fuori, trovando solo la tapparella abbassata; ne fu rammaricato, ma non si dette per vinto, tanto che al pomeriggio, visto che aveva ancora una giornata di riposo per il trasloco, era uscito dal proprio stabile e aveva attraversato il vialetto interno, mettendosi a leggere i nomi sulla pulsantiera del citofono sull’edificio di fronte al suo. Non c’era comunque stato verso di riuscire a stabilire una correlazione tra quello che cercava e il posizionamento dei campanelli, ma per sua fortuna, approfittando del fatto che uno degli inquilini era uscito, si era intrufolato nell’androne del palazzo e aveva studiato la disposizione delle cassette delle lettere, che seguiva, invece, la logica dei piani e così, andando per esclusione, gli erano rimasti tre possibili nomi: fece altrettante fotografie con lo smartphone, stando bene attento a non farsi beccare durante gli scatti, e uscì.
Aveva sudato freddo quando, appena rimesso piede fuori dalla porta, un’autopattuglia della polizia stava passando a passo d’uomo, ma a turbarlo più di quanto si sarebbe aspettato fu lo sguardo del poliziotto alla guida, che gli parve volesse trafiggerlo da parte a parte, fulminarlo sul posto. Jean fece un cenno col capo e un mezzo sorriso mentre la vettura passava oltre, e ciò gli consentì di tirare un sospiro di sollievo.
Tornato a casa, aveva acceso il portatile e si era messo a scandagliare il web e i social, usando il profilo con l’identità fasulla che si era creato ormai da qualche tempo: era riuscito a rintracciare due dei tre nominativi, ma di quello che gli interessava maggiormente, nemmeno l’ombra.
A dire il vero, una delle altre due donne non era affatto male, ma niente a che vedere con la bella Amelie Martinzal.
E se anche lei avesse avuto un profilo con un nome fittizio? Sì, poteva essere, ma per scoprirlo avrebbe dovuto indagare, conoscere le sue frequentazioni, scoprire che lavoro faceva e tante altre cose. E tutto senza farsi scoprire, cosa che aveva imprudentemente rischiato di fare quel pomeriggio stesso, fiondandosi nell’edificio dove viveva e rischiando persino di incontrarla prima del tempo. E lui voleva che il momento in cui si sarebbero parlati fosse tutto perfetto per poter instaurare un primo contatto efficace.
Provò un nuovo brivido di piacere, ripensando alla figura che aveva visto il giorno prima, ma se ne aggiunse un altro, decisamente meno gradito, al ricordo dello sguardo del poliziotto che l’aveva quasi colto sul fatto.

continua…

63 commenti

  1. Tende… Buone. Dirimpettaio allupato… Uhhhhh! Con tindler si è finalmente beccato una tizia, ma vuole già mettere mano sui capitali di famiglia e, da futura sposa, è stata declassata a bohhhhh non si vede più… Ho messo tende più spesse! 😂

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  2. questa tua narrazione mi fa venire in mente una situazione in parte analoga che mi capitò negli anni ’90. All’epoca vivevo nella casa dei miei, dalla mia camera da letto vedevo una finestra quasi sempre con le tapparelle su. Un giorno una ragazza bella come una dea di fronte alla finestra si tolse il reggiseno e rimase quasi nuda ad osservare fuori. Quella visione fu celestiale in quel momento, ma non la vidi mai fuori da quel contesto, all’epoca non avevo il cellulare e anche internet non era certo quella di oggi. Guarda un po’ che simpatica coincidenza questa tua narrazione… 😊👍

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