Il grillo sparlante #2

La democrazia

La democrazia esiste? Ed è uno strumento efficace?
Secondo me la risposta ad entrambe le domande è: non lo so.
A livello teorico, sia chiaro, so cosa significa democrazia, ma so anche che non può essere applicata perché se il governo fosse davvero del popolo dovrebbero poter votare tutti, infanti compresi, ma per necessità, chi non ha raggiunto una certa soglia di anni sul groppone non lo può fare. Tra l’altro, in Italia, per votare un’ala del parlamento, ne se servono tot, per l’altra, una quantità superiore… quindi un maggiorenne risulta non essere ancora in grado di decidere pienamente, a quanto dice la legge.
E poi c’è la questione del proporzionale, del maggioritario, del misto e dei collegi (parlo dell’Italia, ma pure all’estero non è che sia tutto così elementare – vedi Grandi Elettori in USA) che è un’applicazione del concetto di democrazia, non la democrazia, perché a quanto pare serve sempre un filtro per mediarla e adattarla alle esigenze (di chi, però, non si sa).
E allora mi chiedo: gli anni per votare fanno la differenza? Io dico di no, non necessariamente, tant’è che (sacrosanto diritto, ma altrettanto sacrosanta stupidità) c’è gente che arrivata all’urna disegna cazzi sulle schede elettorali o sceglie in base a questioni cromatiche dei simboli, ovvero in base alla simpatia personale per l’una o l’altra parte (o partito, che dir si voglia), anziché per un motivo ponderato o perché conosce le intenzioni dell’uno o dell’altro.
Per la cronaca, nessuna delle massime cariche dello Stato, in Italia, viene eletto direttamente (la chiamano democrazia rappresentativa, perché ci pensi qualcun altro, ai nostri interessi), ma non è nemmeno insolito, nel Belpaese, che ci sia qualcuno che non è nemmeno stato eletto o votato nel parlamento.
E ciò accade per due motivi: il primo è che la legge non lo consente (di votare ministri e presidenti); il secondo è che, in realtà, nessuno si è nemmeno lamentato più di tanto della scelta per cambiare le cose (democrazia rappresentativa e menefreghista – lasciamolo fare agli altri, perché sbattersi? Io per primo, s’intende).

Facciamo un balzo indietro nella storia: vorrei ricordarti una delle prime applicazioni della democrazia in cui i candidati erano solo due, e la cosa non andò esattamente come uno si aspetterebbe, visto che Barabba vinse a mani basse il ballottaggio con Gesù, il che la dice lunga su quanto sia pervertito il meccanismo di mettere in mano alla gente il potere.
Forse è molto meglio il sistema ideato a Genova alla fine del ‘500 in cui, per eleggere i tre Governatori e i due Procuratori: veniva fatto un sorteggio tra novanta padri di famiglia.
Ti dice qualcosa? Eh, sì: è proprio così che è nato il gioco del Lotto, perché la gente scommetteva su chi sarebbe stato eletto… o per meglio dire, sorteggiato! E la repubblica di Genova poteva far cassa, raccogliendo le scommesse con un sistema del tutto scevro da personalismi (a meno di brogli, ovvio) senza inimicarsi nessuna famiglia.
Stesso meccanismo, dopo una suddivisione in quattro caste, lo fece ben prima anche Solone, ad Atene: il sorteggio avveniva tra cento candidati scelti da ognuno dei gruppi (suddivisi per censo) in modo che “anche gli Dei si prendessero le loro responsabilità”.
Infine, per dovere di cronaca, anche Mattia, il dodicesimo apostolo dopo la morte di Giuda l’Iscariota, fu scelto con un banale tiro di dadi!
Penso che il sorteggio sarebbe meglio? Anche qui ti rispondo: non lo so, ma non me la sento di escluderlo.
Tu mi potresti dire: chi è là (a governare) ha le carte per poterci stare.
Probabile che le carte ci siano: tutto dipende dalla burocrazia, in fondo; tuttavia, non credo che tra queste ci sia anche la competenza e, spesso, neppure l’intelligenza, perché se chi si trova al potere avesse quelle qualità le cose andrebbero decisamente meglio.
Magari mi sbaglio, però…
Inoltre, mi vien da dire che con un sorteggio, in carica, ci si starebbe solo per un certo periodo e non ci sarebbe modo di affezionarsi troppo alla poltrona, come invece avviene sovente. Certo, la programmazione risulterebbe più complessa, ma credo che il sistema per gestire la continuità si troverebbe.
E inoltre ricordati che il sorteggio ha solo dei vincitori e mai dei perdenti, perché se è il caso a stabilire a chi va la carica, chi non è stato eletto non risulterà astioso verso l’avversario…
Poi l’accusa di brogli ci sarebbe né più né meno, di questo sono certo.
È una provocazione, certo… ma tante soluzioni sono nate in questa maniera: sia mai che l’intuizione sia da prendere in considerazione.


In copertina: Cricket Racer by Markelli (fonte: DeviantArt)

53 commenti

  1. …sono all’83% perdonami per la lentezza, non è per il tuo libro, ma per la mia vita…
    Comunque, anche se alcuni racconti li avevo già letti sul tuo blog, adoro averli tutti insieme e quelli che non conoscevano mi stanno piacendo un sacco❤️ Sei sempre imprevedibile 👍complimenti Ale!

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  2. Diceva Churchill che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre. Ma quale democrazia? Quella rappresentativa è vera democrazia o solo un’illusione? Nell’antica Atene avevano diritto di voto relativamente pochi cittadini, erano esclusi schiavi, donne e bambini, ma quando si trattava di decidere qualcosa partecipavano tutti, non delegavano niente a nessuno. Oggi quella forma di democrazia non sarebbe attuabile. In definitiva, considerato che la democrazia ateniese è impraticabile e quella rappresentativa non è vera democrazia, penso che sarebbe più saggio e onesto ammettere che il nostro sistema politico è un’oligarchia gestita da un’élite (“casta”) graniticamente immutabile (cambiano gli uomini, con estrema lentezza, ma non la sostanza) le cui decisioni dipendono solo in minima parte dal volere popolare. Rebus sic stantibus, sarei propenso a sopprimere le elezioni, pagliacciata priva di senso e costosissima, ma soprattutto completamente inutile.

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  3. Mah… la vedo male la situazione in generale.. In effetti alla fine è tutto illusorio. Forse è una bella provocazione quella del sorteggio. Ma anche un pochino triste. Vuol dire che non siamo in grado noi “esseri civici” a votare, a decidere. Probabilmente no. Siamo troppo poco civici e chiusi nel nostro piccolo mondo personale. Si vede da come si comporta la maggioranza, già per strada, con il discorso mascherina, rispetto ecc.. Anche se eccezioni, per fortuna ci sono.
    Ma perché siamo davvero in “democrazia”??!
    ps. per domani invece, mi piacerebbe molto partecipare, ma purtroppo sono in una fase molto complicata tra ricerca casa e varie, oltre che distante, ahimè.
    Comunque se mai passi da Torino o dintorni, prossimamente, ti propongo uno scambio d’autore… Il mio libro per il tuo.. Se ti ispira.. Ah proposito, hai buttato un occhio?!Aahhah

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    1. Ciao Enza, la tua analisi è molto vera e la condivido: purtroppo su certe questioni ci facciamo guidare più dall’istinto che dalla razionalità e non credo che in politica sia sempre una scelta saggia. E sì, l’orticello prima di tutto!

      Non ti preoccupare per domani: so che non è affatto facile, specie con delle distanze importanti nel mezzo, ma mi piace molto l’idea dello scambio (già fatto anche in passato), anche perché Torino mi piacerebbe visitarla (ahimè, mi manca) e quindi prima o poi ci voglio venire sul serio. A quel punto lo scambio s’ha da fare! 😀

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  4. Non volevo farmi trascinare in un’altra discussione, ma l’argomento è troppo interessante. Io sarei per la democrazia diretta, soprattutto su certi temi molto delicati, non mi piace l’idea di far decidere ai rappresentanti. Trovo che il referendum sia la foma migliore di democrazia. Non però i referendum a cui siamo abituati, con quesiti che cercano solo di confondere. Penso a domande chiare che richiedano un sì o un no netti.
    Capisco però che votare per ogni cosa sarebbe troppo costoso…
    Sul sorteggio, mi dispiace dissentire, ma non è attuabile: rischiano di governare degli incapaci, impreparati e incompetenti. Un po’ come quelli che ci governano…

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    1. Ho il merito di farti esprimere anche quando preferiresti non farlo, allora! 😀
      Detto ciò, il referendum in Italia ha due sole funzioni:
      – Abrogativo, per leggi già in essere, che prevede la maggioranza dei votanti
      – Costituzionale, per confermare modifiche alla Costituzione, che non ha quorum
      Ce ne potrebbero essere regionali e comunali, ma lasciamo stare.
      Il referendum ha il pro dell’essere diretto, ma il contro della burocratizzazione della cosa e del costo (pubblico) e quindi convengo che non abbia senso.

      Il pro del sorteggio, a parità di incampacità governativa, è che al prossimo cambio, sarebbe decisamente molto improbabile una selezione ripetuta dello stesso nome… ma sono convinto che riuscirebbero a mettere del marcio anche in questo sistema! 😅

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