Hattaia Hope #2

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Col passare del tempo, la giovane rampolla di casa Hope divenne una cavallerizza molto abile e, di nascosto dai suoi tutori e di chiunque altro, aveva iniziato ad addestrarsi all’uso della spada, seguendo l’esempio di Filderon.
Lahigal, suo padre, di tanto in tanto, mandava un servitore a casa del cugino, sia per verificare che andasse tutto bene, sia per ripagare il favore con doni per la figlia e per la famiglia di Onele. Ad Hattaia era consentito tornare a Dratas una volta all’anno, in occasione della festa della Gloria, quando la sua presenza era ritenuta opportuna durante la cerimonia nel grande tempio di Ouroboros; si fermava in città per una decade e in quelle occasioni, oltre al tempo trascorso col fratellino e col padre, sfruttava ogni altro momento per incontrare Johannus De’ Savoldis, col quale era molto legata sin da piccola e quell’amicizia che non si era interrotta neppure con la lontananza, in quanto i due avevano preso a scriversi segretamente dal mese successivo alla partenza di Hattaia, facendo pervenire le missive attraverso corrieri della famiglia De’ Savoldis, che a quanto pare avevano affari in tutta la valle di Dratas.

Qualche anno dopo dal suo arrivo a Seston, giunse a casa di Onele Hope un uomo anziano, ma dal portamento austero, fiero e pieno di dignità, che venne ospitato come una persona importante: si trattava di suo suocero, Relanjus Juskel, sacerdote del culto di Niyahla nella valle di Dratas. Per prima cosa si informò dei suoi nipoti, poi si interesso della ragazzina, che al tempo avrà avuto circa dodici anni, e la chiamò a sé “E tu, pel di carota, chi saresti?” guardò sua figlia Delaniel e continuò “Da dove salta fuori questa giovane donna?”
“Io sono Hattaia Hope” rispose lei “Figlia di Lahigal, nobile della città di Dratas: chi siete voi, piuttosto!”
L’uomo si mise a ridere così forte che Hattaia si allontanò da lui, con la faccia impaurita “Questo sì che è avere fegato!” ribatté l’uomo e, chinatosi, le fece cenno di avvicinarsi “Io sono colui che ti insegnerà che quello che vedi non è mai tutta la verità, così quando sarà per te il tempo di tornare alla tua città, potrai essere d’esempio per tutti quelli che ti seguiranno.”
Il chierico della Fiamma della Speranza passava molto tempo con la ragazza e prese a raccontarle molte cose: le parlava di religione, delle divinità, della chiesa di Ouroboros e persino di quello che era giusto o sbagliato nella vita. Onele temeva che le idee che Relanjus stava mettendo nella testa di Hattaia potessero creare problemi col cugino, ma la moglie lo dissuase dall’intervenire e così, dopo qualche mese, com’era venuto, il sacerdote di Niyahla ripartì per la sua strada, ma prima di andarsene regalò alla giovane una spilla a forma di tribulus e le spiegò che quando la vita l’avrebbe messa di fronte a degli ostacoli, lei doveva aggrapparsi con tutte le sue forze alla speranza e che solo così sarebbe riuscita ad andare avanti.

continua…


In copertina: Oriana, The Grey Maiden by MiguelRegodon (DeviantArt)

60 commenti

    1. Grazie di cuore, Nadia: in realtà è stato molto più facile intrecciare gli eventi, proprio perché scritti a posteriori, ma al contempo la difficoltà di inserire dei riferimenti nella vita di una ragazzina mi ha fatto penare parecchio, per poter dare una parvenza di verosimiglianza…

      Martedì prossimo si chiude la retrospettiva: spero che apprezzerai anche il finale. 🙂

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  1. leggendo questa narrazione mi viene in mente un gioco, uno di quelli che spopolano sulle piattaforme. T’immagino a creare questo mondo virtuale, con i vari personaggi, le vie, i luoghi del tuo mondo fantasy. E le varie porte di accesso a dei livelli superiori. Hai mai pensato di scrivere o creare un gioco? Chissà, potresti avere successo con la tua fantasia 👍😉

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