Pas encore #12

leggi il brano precedente

Amelie era seduta nella carrozza della metro, con lo sguardo assorto: aveva rivisto Dominic, si trovava bene in sua compagnia e provava anche una certa attrazione verso di lui, ma sembrava quasi che quell’uomo non volesse fare alcun passo avanti e riusciva sempre a sviare i suoi tentativi; aveva persino girato leggermente la testa quando aveva tentato di baciarlo. Non sapeva se essere infuriata o sospettosa: non le era mai capitata una situazione del genere.
In compenso aveva ripreso a provare piacere nella solitudine della propria stanza, ma il più delle volte era a brigadiere capo Pascal Merlagrand che pensava, anche se la cosa la inquietava, perché non ci aveva più parlato dal giorno della denuncia e non l’aveva più visto pattugliare la zona del residence: che le stava succedendo? Non riusciva a capire perché l’uomo che vedeva era recalcitrante a portare il loro rapporto su un piano più intimo, visto che era chiaro che lei gli piaceva, mentre quell’altro, uno che aveva visto solo un paio di volte, si era insinuato nella sua mente ed era diventato il suo sogno erotico.
Lasciò la stazione di Gèze, recuperò la bici e si avviò verso casa, ma proprio in quel frangente le suonò il telefono, un numero fisso col prefisso della città: rispose e riconobbe la voce del poliziotto ancor prima che si presentasse; le stava dicendo che avevano arrestato un tizio, un clochard, durante il tentativo di scippo a una donna, poco distante da dove era stata derubata lei e che quest’uomo, alla fine, aveva condotto gli agenti nel posto in cui passava la notte, una palazzina abbandonata nella periferia nord della città, e lì avevano scoperto una collezione di borsette e portafogli da far invidia a un negozio. Identificato e arrestato, quel borseggiatore avrebbe passato qualche mese in carcere, ma se lei l’avesse riconosciuto e testimoniato, forse si sarebbe potuta aggiungere aggressione ai capi d’imputazione e, in quella maniera, allungare la pena.
Amelie si accordò per passare dalla stazione di polizia il giorno seguente all’uscita dal lavoro e chiuse la chiamata con un sorriso sulle labbra, non tanto per aver sentito la voce di Pascal Merlagrand, quanto per l’occasione di poterlo rivedere e capire se avrebbe potuto ritrovare la serenità e l’appagamento che ultimamente le sfuggivano. E che non riusciva a trovare nel suo rapporto, pur piacevole, con Dominic: da lì a qualche ora l’avrebbe visto e gli avrebbe parlato, in modo da chiarire una volta per tutte la situazione. No, non sarebbe stato un benservito, ma solo la sua versione dei fatti, cioè che lui non era la persona adatta a lei.
Alle ventuno spaccate, come da copione, il suo vicino di casa suonò al citofono e salì: stavolta aveva portato con sé un mazzolino di dalie dalle sfumature rosa e arancione, così, mentre lei si affaccendava a trovare un vaso in cui metterle, lui svuotò la bustina con la polvere di ketamina nella tazza di Amelie, che da quel momento in poi fece sempre più fatica a tenere gli occhi aperti, resistendo pochi momenti prima di sprofondare in un sonno profondo.

continua…

61 commenti

      1. finisco il giro (con le risposte ai commenti) e arrivo… mi viene il dubbio di avere troppi amici 🙂 faccio giri interminabili.. ma per me è un dovere rispondere sul mio blog e poi con un commento ai commenti che mi vengono lasciati

        Piace a 1 persona

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...