Il grillo sparlante #4

Ciò che non si può provare non esiste

In realtà questa serie di riflessioni che prende il nome di Il Grillo Sparlante nasce proprio da queste parole che io trovo una frase di assoluta chiusura e stupidità, perché sono convinto che siano molte le cose che accadono senza poter trovare una spiegazione logica o scientifica…
Fermo restando che la logica non è una scienza, ma la semplice applicazione di un ragionamento, quindi, tecnicamente, è qualcosa che è emersa dal pensiero umano e le sue regole si adattano a quello… e quello, non credo si possa dimostrare.
Aggiungo inoltre che la frase incriminata è stata detta da una persona che, ho dedotto, ha una fede religiosa: in questo caso, credere e, al contempo, essere convinti che ciò che non si può provare non esiste significa pensare (tutto ruota attorno a questo fatto) che la religione sia solo una pantomima (cosa che in effetti sono in tanti a ritenere vera), ma al contempo vorrebbe anche dire che quella ritualità che si compie, è fatta solo per apparire socialmente e penso che sia una delle cose più ipocrite che si possa immaginare. Non possono essere vere entrambe, questa è banalissima logica.
Quindi l’apparenza esiste? A rigor di logica, mi pare un ossimoro o, quantomeno, una forzatura del concetto di reale, perché l’apparenza verrebbe dimostrata nonostante l’indimostrabilità.

Cogito ergo sum

Come si può dire che, poiché si pensa, allora si è? Non è vero esattamente il contrario?
La filosofia si è battuta per secoli e secoli sull’argomento e non è mai arrivata a una conclusione, anche perché non c’è possibilità di dimostrare scientificamente una simile cosa.
E, come già visto, qualcuno potrebbe anche obiettare che se non è dimostrabile, allora non esiste.
A parte il fatto che rispondergli sarebbe un’inutile perdita di tempo, chiedo a te che mi stai leggendo: il pensiero è dimostrabile? E non venirmi a dire che l’elettroencefalogramma ne è la prova, perché altrimenti anche i muscoli penserebbero (essendo percorsi da impulsi elettrici) e pur le macchine, i circuiti… tante cose.
L’unica “prova” che forse si potrebbe portare a testimonianza della sua esistenza sono le conseguenze di questi pensieri, qualora si risolvano in azioni o parole, anche se, per ricollegarsi all’esempio di prima, uno spasmo muscolare non è certo effetto della volontà di movimento e quindi non è necessariamente vero che anche un’azione sia frutto di un pensiero.
Di certo è che la base da cui partire non è il pensiero: come si fa a pensare senza prima essere?
La realtà, a questo punto, sarebbe solo frutto di un’immaginazione collettiva?


Con questi interrogativi, forse un po’ confusionari (essere lineari avrebbe voluto dire usare la logica e la scienza, ma non era certo questo l’ambito d’applicazione) si conclude questo ciclo di riflessioni dal nome evocativo: chissà che in futuro ne emergano altre…


In copertina: Cricket Racer by Markelli (fonte: DeviantArt)

72 commenti

  1. Provo a risponderti, per quello che può valere la mia risposta. Non credo sia vero che ciò che non può essere provato, non esiste. Diciamo che se non posso provarlo, non posso affermare che esiste, ma posso crederci. Basta pensare a certe guarigioni definite miracolose dai medici stessi, perché non sanno spiegarle: però esistono e sono un dato di fatto. Non potrò mai provare che sia stato un miracolo, ma non posso provare neanche il contrario. E la guarigione esiste eccome.

    Piace a 2 people

      1. avresti dovuto dire per logica ” ma non è in quanto non essente” cmq a parte i formalismi logico-filosofici (non di poco conto) hai provato a dare una risposta alla domanda per eccellenza, almeno per questo ti applaudo.

        Piace a 1 persona

  2. Dopo romanzi e racconti vuoi pubblicare un libro di filosofia? 🙂
    La religione sarebbe una pantomima? Davvero c’è chi pensa così? Forse volevi dire una finzione o qualcosa del genere?
    Hai visto il mio post di di ieri, quello con il finto articolo pubblicato giorni fa dal New York Times nel quale si parlava di angurie spaziali? Te lo chiedo perché hai scritto “La realtà, a questo punto, sarebbe solo frutta di un’immaginazione collettiva?” e questo mi fa pensare che tu possa esserne stato in qualche modo influenzato 😜

    Piace a 3 people

    1. Partiamo dalla frutta (per essere originali): sistaemato, grazie. Il tuo articolo me l’ero perso, ma ho recuperato! 😀

      Che la religione sia vista da molti come una farsa, una commedia, una sceneggiata (che considero sinonimi di pantomima – non ti risulta?) pensavo fosse di dominio pubblico.

      Comunque stai sereno: per scrivere di filosofia non sono buono e non credo mai lo sarò… 😉

      Piace a 1 persona

      1. Sì ma tutte le religioni si fondano sulle parole mentre tu le hai paragonate a una forma di spettacolo che di parole è del tutto priva. Non mi sembra molto appropriato 😉

        Piace a 1 persona

      2. Non sono le parole dette che contano, da qui la scelta del termine: è proprio la gestualità che ha significato… nell’apparenza del compierlo senza coglierne l’essenza.
        Le parole dette possono essere profonde e pro-forma, ma sono solo un brusio.
        Da fuori, chi guarda la scena, non coglie il contenuto del termine, ma il segno, la genuflessione, l’andare e uscire dal luogo di culto.
        Ecco il perché della mia scelta lessicale.

        Piace a 1 persona

      3. La mia è solo l’ottica di una persona che vede da fuori quel che succede in un rito, in una celebrazione… durante la liturgia, sì.

        E non parlo di me, che qualcosa conosco, ma di un “non addetto ai lavori” che non si è mai interessato alla fede e men che meno alla religione.

        Sì, non sono stato preciso. Ma è appunto l’ottica di chi guarda da lontano.

        Piace a 1 persona

  3. eh insomma quante robe filosofiche!!! poi ogni tempo ha i suoi pensatori che aggiungono o tolgono qualcosa e approvano o confutano..sarebbe un bell’esercizio infilarsi in questi discorsi..ma io sono una donna più pratica che pensatrice..per cui buona giornata carissimo Alessandro…devo stendere i panni…

    Piace a 1 persona

  4. Sono un (bel) po’ digiuno di Cartesio, ma non credo che intendesse dire che prima viene il pensiero e poi l’esistenza: piuttosto voleva dire che il pensiero dimostra la verità dell’esistenza umana e ciò era frutto di un ragionamento complicato, volto a dare un fondamento allo studio delle cose, chiamando a testimone Dio perché è un essere buono: se Dio fosse maligno e ci ingannasse, non sarebbe produttivo per esso darci la possibilità di dubitare, ma visto che possiamo dubitare di tutto e approfondire se il nostro dubbio sia corretto o meno, il dubbio – espressione del pensiero – oltre che strumento di indagine è anche la dimostrazione che Dio non è malvagio e non ci crea attorno un mondo di illusioni (a differenza di quel burlone del demiurgo gnostico).

    Ora, non so se io sia riuscito a porre la questione nella maniera corretta, con la filosofia europea ho sempre avuto molte difficoltà, la trovo cervellotica, ma Cartesio aveva due problemi:

    1) volendo fare filosofia, nel suo periodo non aveva la possibilità di dire il cavolo che voleva senza rischiare di essere bollato come eretico (da cui il cercare di fare scienza senza poter prescindere dalla religione)

    2) era fin troppo buono. Se io fossi una divinità maligna, fornirei alle mie creazioni la capacità di dubitare solo per gongolare delle loro incertezze, mentre cercano di farsi un’idea del mondo bizzarro in cui le ho calate XD

    Piace a 3 people

    1. Beh, diciamo che anche io sono digiuno, ma solo cartesianamente parlando, però quello che è passato con la famosa citazione è proprio quello: il pensiero giustifica l’esistenza. Che poi lui non la pensasse davvero così importa a pochi! 😀

      Certo, poteva passare anche da eretico, vero, ma è anche vero che era in un contesto e in un periodo in cui l’inquisizione era parecchio smorzata, se non del tutto assente.
      Però è sempre un piacere approfondire tematiche di questo tipo, a partire da futili ragionamenti come quelli che ho esposto! 😉

      PS: se io fossi una divinità maligna, dai alle creature che mi adorano solo la certezza che non valgono niente: il dubbio li potrebbe allontanare da me! 😀

      Piace a 2 people

      1. Sono d’accordo con il Conte: la frase di Cartesio, semplificando all’estremo, significa che la conoscenza si può ottenere solo tramite il pensiero e in particolare per mezzo del dubbio, tanto che potrebbe essere interpretata come “dubito, quindi esisto”. Il dubbio è l’origine della saggezza. Il pensiero è contrapposto ai sensi, che non sono atti a produrre conoscenza. Questo è quello che ho imparato a scuola, non ne ho mai dedotto che il pensiero giustifichi l’esistenza.
        Ps: Cartesio visse ai tempi delle guerre di religione, anzi proprio quando si combatté la più tremenda e orribile di tutte, la guerra dei trent’anni, cui avevo fatto cenno qualche tempo fa partendo da un video di Mauro Biglino. Non c’era bisogno di finire davanti al tribunale dell’Inquisizione per fare una brutta fine, e comunque in quegli anni Giordano Bruno morì sul rogo (1600) e Galilei per un pelo non fece la stessa fine: alla faccia dell’Inquisizione “assente” 😀

        Piace a 2 people

      2. Io, invece, ritengo che la conoscenza si possa ottenere anche tramite la sensorialità. Magari non da sola, ma anche il pensiero, senza sensi sarebbe monco, non ti pare?
        E poi, la società odierna ci dice appunto che si può esistere anche senza dubitare, ergo… Sumus. 😀
        (ovviamente non mi riferisco a noi nello specifico)

        Sul fatto che pensiero sia contrapposto ai sensi, mi sembra un’eresia (per stare in tema), nel momento in cui i sensi dicono una cosa, non significa che il pensiero debba essere d’accordo (le illusioni ottiche ne sono un esempio, anche se dare la colpa ai soli sensi non è corretto: c’è di mezzo un’elaborazione), soprattutto se la sensorialità è vista come “limitante”. Cosa si intende per sensi? Solo i 5 che abbiamo? Mi pare di aver detto, forse nel primo del grillo parlante, o altrove, che le sensazioni sono spesso trascurate e queste da qualche parte arrivano: sono sempre vere? No, ma nemmeno il pensiero èsempre vero.

        Sulla questione persecuzioni, ammetto di aver inserito Cartesio più avanti nel tempo: errore mio.

        Piace a 2 people

      3. Diciamo che i sensi forniscono materiale su cui pensare. Sono strumenti come può esserlo un righello o il linguaggio, assolvono a una funzione.
        Sulla base di ciò che ti danno, puoi fare certi tipi di ragionamento, sempre che il cervello dia ragionevolmente funzionante e non abbia problemi (lesioni particolari, ubriachezza e qualsiasi altra cosa interferisca con le sue funzioni).
        Discorso complicato, quello della conoscenza e della validità del sapere… non credo di avere i mezzi per affrontarlo in modo profondo, non ho studiato a sufficienza. 😛

        Piace a 2 people

      4. Io non credo si possa sviscerare del tutto (quindi comprendendo altri organi dell’umano organismo) e nemmeno lo voglio fare. E’ solo qualche input per dire: crediamo a tutto quello che ci viene propinato o siamo esseri critici e senzienti?
        Siamo Esseri, quindi, cerchiamo di dubitare e di pensare! 😉

        (in sintesi! 😛 )

        Piace a 1 persona

      5. Figurati che uno che conosco, studente di teologia e cattolico integralista, disprezza Cartesio perché la gente non ci capisce nulla e ritiene che il suo “cogito, ergo sum” significhi “esisto perché penso dunque Dio non mi serve”.
        Quindi, anche se Cartesio era un credente, secondo questo furbone è colpevole di istigazione all’ateismo! XD
        Se ci parlassimo ancora (abbiamo interrotto i rapporti per questioni varie, sempre riconducibili all’ambito teologico) mi verrebbe da dirgli che un prete pervertito potrebbe usare “lasciate che i bambini vengano a me” per scopi poco innocenti…
        In pratica, a secoli dalla nostra morte, saremo tutti giudicati anche per ciò che non abbiamo mai detto XD

        Piace a 1 persona

  5. Credere su tutto o dubitare su tutto? Fare la figura di quelli che credono ad ogni cosa si senta o fare come San Tommaso: “Se non vedo non credo”? Credo che tra due estremi ci possa essere la giusta via di mezzo, almeno questo è il mio pensiero. 🙂

    Piace a 1 persona

  6. Dipende tutto dai paradigmi di riferimento che sono sempre qualcosa di assolutamente relativo.
    Ciò che non può essere spiegato o provato in un dato sistema può benissimo trovare ragione in un altro.

    Il problema si pone e quando si vuole assolutizzare il riferimento trasformandolo in dogma che, generalmente, è sempre impositivo.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...