Pas encore #13

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Pascal era al settimo cielo: la fortuna gli aveva sorriso e l’aveva pure preso a braccetto, quando aveva assistito, in borghese, al tentativo di scippo da parte di un uomo, tale Arnault Sansabrit, nei confronti di un’anziana signora nel parcheggio di un supermercato nella zona settentrionale di Marsiglia. Quando l’aveva bloccato, al termine di un breve inseguimento a piedi tra le vie nei pressi al porto, aveva subito collegato il suo volto all’identikit che gli aveva fornito Amelie qualche tempo prima.
Non c’era voluto molto a farlo confessare di essere il responsabile di altri atti illeciti e ora era rinchiuso in una cella della stazione di polizia in attesa della convalida dell’arresto, ma il fatto che questo stupido aveva conservato come preziosi souvenirs tutto quanto, eccezion fatta per i contanti, era la prova che era quello era il suo giorno fortunato.
Amelie entrò nell’edificio col volto arrossato dal caldo, ma i suoi occhi cercarono subito la scrivania del brigadiere capo che, appena la vide, si alzò e le andò incontro. Una stretta di mano, un paio di firme e una sbirciata attraverso la finestrella della stanza in cui era tenuto Arnault Sansabrit conclusero le formalità, assieme alla restituzione degli effetti personali recuperati.
La donna era raggiante e sorrideva come mai il poliziotto l’aveva vista prima d’allora e fu proprio in quell’occasione che, scostando alcuni documenti, lasciò che lei vedesse la stampa con la foto segnaletica di Jean Dominic de Lassalveaut.
All’inizio Amelie fece finta di nulla, ma il turbamento fu subito palese sui suoi lineamenti aggraziati, perciò fu proprio Pascal a entrare nell’argomento, chiedendole se lo conosceva, visto che viveva nello stesso residence zona della donna.
Lei rimase sulla difensiva, ma il poliziotto la rassicurò, dicendo che era solo un controllo di routine che facevano sui pregiudicati domiciliati nella parte di città di loro competenza, ma che non c’era nulla di cui preoccuparsi, anzi: sarebbe stato ben lieto di sapere che si era lasciato alle spalle il suo passato violento, che tradotto significava meno grattacapi per lui e i suoi colleghi. A quel punto Amelie gli rivelò che lo aveva conosciuto da poco, ma che non aveva mai avuto la sensazione di timore in sua presenza e che, anzi, si era sempre rivelato gentile e di buona compagnia.
Gli confessò, arrossendo violentemente, che aveva preso in considerazione l’idea che fosse gay, visto che non si era mai fatto avanti come invece le capitava spesso e volentieri con altri uomini. Aggiunse che, ora che sapeva di questa situazione, visto che tra loro non c’era altro che rapporti di buon vicinato, sarebbe stata più accorta e, se possibile, avrebbe cercato di limitare i loro incontri; tuttavia, gli tacque di quello della sera precedente e che l’aveva lasciata turbata per quanto accaduto.
Pascal, nonostante l’esultanza che sentiva crescere come un fiume in piena, rimase serio e annuì al buonsenso espresso della donna, che, prima di alzarsi, gli sorrise e gli sussurrò che era in debito con lui per quanto aveva fatto.

continua…

54 commenti

  1. Sempre molto divertenti i nomi. Un clochard non può chiamarsi che Sansabrit 😊 Alla fine dedicherai un post alla spiegazione di come li hai coniati?
    Volevo dirti una cosa relativamente all’episodio precedente, poi me n’ero dimenticato. In Francia non ci sono prefissi telefonici “della città”, ci sono degli “indicatifs” costituiti da due coppie di cifre: la prima coppia indica la zona (5 zone numerate da 1 a 5 con 0 iniziale), la seconda nella maggior parte dei casi riguarda uno specifico dipartimento, ma nelle regioni con maggior densità abitativa possono esserci più numeri per un solo dipartimento. Parigi e dintorni mi pare che abbiano in tutto 25 o 26 indicatifs. Marsiglia sta nella zona 4 e il suo dipartimento, Bouches-du-Rhône, ha il numero 42. Quindi il “prefisso” di Marsiglia è 0442, ma tieni presente che lo condivide con un centinaio e più di altri comuni 🙂

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    1. La genesi dei nomi è molto burlesco (non burlesque, eh), ma c’è sempre qualcosa di significativo insieme a una parte ludico-casuale: può essere (se ricordo bene come sono nati tutti) che vada a scrivere anche qui una sorta di spiegazione per illustrare come sono venuti “alla luce”.

      Sul prefisso, sono dovuto tornare indietro per capire il riferimento (non ricordavo il dettaglio menzionato) e ok, avevo cercato in rete, ma la spiegazione di com’erano distribuite le numerazioni e i prefissi era farraginosa e quindi ho cercato di cogliere e adattare quanto capito: come già successo in una tua segnalazione precedente (hai presente lo struccarsi prima di andare a letto?) nel momento in cui deciderò di pubblicare il racconto, farò una piccola correzione/adatterò la frase in modo da renderla coerente con la realtà. Intanto mi segno l’appunto… sperando di non perderlo. 😀

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      1. Anch’io avevo capito poco dei numeri telefonici francesi, mi ha chiarito le idee un parente che vive da qualche anno a Lione.
        Chi non si strucca prima di andare a letto?
        Penso che una breve spiegazione del significato dei nomi che hai scelto avrebbe un certo successo 🙂

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      1. 🤣🤣 tra le righe leggo un piccolo spoiler sulla storia… oppure è un inganno per deviarmi e poi stupirmi con effetto a sorpresa!
        Ti ho già perdonato per il finale di Andrea e Alice, verrai perdonato anche per questo!!! 🥰

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