All things must pass

Ispirato, ma sganciato dal celebre terzo album (e primo album triplo in studio di un artista solista), di colui che – nello specifico – è da sempre il mio preferito dei “celebri quattro” (e chi mi conosce non fatica a capire perché, anzi…🙂).

Tutte le cose devono passare, e lo fanno: che lo si voglia o no e a dispetto di ogni nostro ostinato tentativo di fermarle così come sono, come se il tempo si potesse bloccare, congelare, fermare, fissare.

Perfino quelle delle quali si credeva impossibile poter fare senza passano, e noi, ciononostante, andiamo avanti. Si, avanti. Senza di esse. Che sia per scelta o per inerzia, ma tant’è.

 E vale pure riguardo alle persone. Anche quelle verso le quali vorremmo così non fosse.

Perché non è l’arte del distacco (nel senso di non-attaccamento) quella a cui si è iniziati sin da bambini – nella nostra società – quindi ci vuole un lavoro aggiuntivo nostro. Doppio lavoro, doppia fatica (a volte, tripla), ma se si riesce ad esercitare veramente il non-attaccamento… la sensazione di libertà ed autoliberazione che ne deriva non ha eguali.

Non funziona per tutti allo stesso modo, quindi non c’è una ricetta utilizzabile alla bisogna. E questo è un bene, altrimenti sarebbe ancora più difficile acquisire piena consapevolezza.

Ciascuno deve trovare il proprio modo.

Confrontandomi con il mio amico piemontese che tanta saggezza mi ha passato, e con cui il confronto è sempre costante fonte di crescita ed arricchimento personale reciproco, ho capito che spesso le persone sono come sono e fanno quel che fanno indipendentemente da noi.

Nella maggior parte dei casi sono mosse da propri ragionamenti e moti interiori, e incentrati su se stessi: noi ci troviamo nostro malgrado oggetto delle loro decisioni-azioni, ma, di fatto, ne siamo la causa solo parzialmente (e, a volte, non lo siamo per niente).

Come recitava un vecchio jingle pubblicitario, rendersene conto “non basta, ma aiuta”.

Non sempre è una questione personale, non sempre il “centro scatenante” siamo noi, bensì lo sono le paturnie altrui. E, a meno di non essere dei crocerossini che lavorano in un centro di riabilitazione, tali paturnie non sono affar nostro. Né devono diventarlo.

A volte è l’ultima maschera (tra le tante indossate durante gli anni) che cade, a volte siamo noi a scostare (infine!) il drappo che ci eravamo messi davanti agli occhi. Ma la frase “il tempo non cambia le persone: le rivela” mi pare oggi più calzante che mai.

Non è facile, né indolore. Resta l’amarezza di aver perduto tempo – perché il tempo, non si recupera.

Resta la delusione, ma a parziale consolazione, parafrasando Guccini:

“[…] come un peso che ognuno ha portato/La paura e il coraggio di dire: “io ho sempre tentato”/ Io ho sempre tentato”

… a un certo punto, bisogna alzare le mani e rendersi conto che siamo alla fine della strada. Basta, stop.

A volte ci si ostina a voler trovare per forza del buono, nelle persone. Tuttavia non da tutti i pozzi si può attingere acqua: alcuni sono vuoti e vuoti restano, non importa quante volte ci ostiniamo a calarci un secchio.

di: Moonraylight

George Harrison – All things must pass

55 commenti

  1. Bellissima riflessione.

    Aggiungo che l’uomo, in genere, non possiede affatto una buona predisposizione all-accettazione del cambiamento.

    Esso, però, è l’unica salvezza che abbiamo al mondo. E, anzi, lo dobbiamo volere con tutte le nostre forze.

    Chi si irrigidisce muore.

    Per questo, se avesse avuto ragione Darwin, l’umanità si sarebbe estinta da mo’…

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    1. Concordo. Bisognerebbe prendere esempio dall’acqua che si adatta costantemente lungo il percorso. Ma per l’essere umano il concetto è difficilissimo da accettare e da attuare

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  2. Purtroppo (nel bene, nel male se cosi si può dire..).. è vero! Tutto passa.. Anche quelle cose brutte brutte o belle belle.. Anche le persone che pensavi inossidabili ed eterne quasi dei supereroi o dei miti, se ne vanno, loro malgrado. Ma Qui è un altro discorso. La Morte, purtroppo è una dama cattiva o indifferente (come è sempre stata rappresentata) o un vecchio con la falce o scheletro senza faccia e falce che fa il suo increscioso lavoro.. E’ crudele, impassabile come chi non ha nessun interesse a fare quello che deve fare ma lo fa per necessità. Quando arriva, non si può fare nulla. A meno che non sia stata procurata da qualche medico incompetente (e qui stendiamo un velo pietoso…. ) o altro accidente.
    La morte improvvisa è comunque la peggiore, secondo me. Per tutti. Per chi se ne va (che non ha tempo o si? Di capire e di salutare e via dicendo) e per chi resta, che rimane folgorato da un fatto che non riesce a capire. E finisce cosi per girare intorno per giorni, mesi, anni, forse per sempre, con un punto interrogativo che non finisce mai. Magari ci scrivo su….
    Ritornando invece, al tema principale ovvero distacco, ecc. Si, il non attaccamento è una cosa fantastica ma appunto in quanto tale complicata. Certo non è impossibile, come ogni capire. Purtroppo, invece per i pozzi. Bella metafora,
    Di pozzi vuoti o semivuoti è pieno il mondo, ahimè. Ma forse è anche vero che tutto dipende dalle aspettative e dall’idealizzazione. Se riuscissimo a vedere le cose e le persone senza false idee, pregiudizi, ecc forse ..
    Ma anche è vero che molti hanno maschere su maschere, che difficile capire, a volte.
    MA forse il fatto di non esporsi mai e di non farsi capire è già un chiaro segno di finzione.
    E dovrebbe bastare per capire se ci interessa continuare a vedere certe persone o no.
    Molti comunque non vogliono farsi capire, si nascondono per paura o per paranoie.
    E di paranoie è pieno pieno.
    Che poi sono solo quelle abitudini acquisite e inculcate magari da genitori, educatori, ecc.
    Anche dopo i 40 e oltre ci sono persone, molto paurose.
    Forse come disse qualcuno, la paura resta il loro più grande sentimento.
    E non si può fare quasi nulla.

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    1. La paura è un istinto innato e se non fosse filtrata dal resto, nasce come protezione . Poi per l’essere umano ha in realtà acquisto altre sfaccettature sulle quali,come hai scritto, non si può fare quasi nulla.
      Interessante la riflessione sulla morte: non l’ho presa in considerazione nell’articolo, anche perché prende spunto da una persona che è tuttora viva e vegeta 😉
      Io non vedo la morte come cattiva. Fa semplicemente quello che deve e il suo ruolo è “scomodo”ma essendo essa non umana, è esente dai concetti prettamente umani di buono/cattivo o giusto/ingiusto.
      Per noi non è accettabile e probabilmente non lo sarà mai, soprattutto per il concetto di morte che abbiamo da sempre culturalmente. E che è molto diverso ad esempio da quello orientale.

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  3. Bellissimo post Moon, 👍. Pieno di saggezza è che fa molto riflettere. Hai perfettamente ragione: non ci si deve ostinare a voler fermare le cose ma lasciarle andare perché magari quelle che troveremo poi sul nostro cammino potrebbero anche essere migliori di quelle che abbiamo lasciato andare. 🙂

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  4. Leggendo avverto il sapore di un’amarezza che conosco.
    Abbiamo tentato. Ho tentato. Nel mio caso forse troppo dato che ho il difetto di idealizzare. Che poi è un po’ la madre di quella ostinazione all’attaccamento che descrivi.
    Ma se nel pozzo non c’è più acqua, non possiamo riempire noi.
    GRAZIE e complimenti

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  5. sai, mi resta difficile commentare questo post stasera. Forse la stanchezza mi rende meno lucida. O forse è il mio schema mentale che contrasta un po’ con quel che viene detto e che tra l’altro trovo giustissimo, ma che non fa per me. Io in vita mia non sono mai riuscita a dire addio e ho vissuto malissimo l’abbandono quelle rarissime volte che mi è capitato. Io mi attacco per sempre, costi quello che costi e ormai non diventerò mai diversa. E’ un grande problema.

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    1. È un grande problema solo se pensi che lo sia. Ciascuno ha la propria zona comfort, i propri punti fermi, i propri capisaldi, i propri limiti e punti di forza.Non c’è un giusto/sbagliato modo di approcciarsi in questo, perché ognuno ha la sua storia e soprattutto, pur a parità di esperienza, non esistono due esseri umani totalmente identici per ogni aspetto (incluso quello emotivo). Se per te restare attaccata è la via che porta meno dolore, va bene così.

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      1. restare attaccata è l’unica via che sono capace di seguire. Mi è istintivo comportarmi così ma, per il mio bene, dovrei esserlo di meno. Grazie comunque del tuo messaggio, che è bellissimo e aperto a tutte le possibili vie.

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