Alyn Llen

Alyn Llen nacque a Batian, un borgo dall’altra parte del lago Bereyis: suo padre, Redelan, era un contadino con poche biolche di terra e qualche vacca nella stalla, mentre sua madre, Kobelya, era una sarta molto abile che spesso si recava a Dratas, dove viveva sua sorella, per vendere al mercato cittadino gli abiti che confezionava. In famiglia, oltre ad Alyn, c’erano altri due figli: Kedos, il maggiore, dava una mano al padre nei campi, e Fleyda, la figlia di mezzo, si dedicava all’arte del taglio e del cucito e aveva uno spiccato talento per il ricamo.
Da piccola Alyn aveva dimostrato grandi capacità nel ricordare e ripetere filastrocche e canzoncine che sentiva in giro e, aiutando la sorella nel suo lavoro, aveva dato prova di saper far di conto per stabilire misure e prezzi delle stoffe da acquistare, qualità in cui né la madre, né Fleyda spiccavano.
Quando Alyn compì dieci anni, su insistenza di Kobelya, suo padre acconsentì a mandarla dal prozio Oladjus, l’anziano cerusico della cittadina, dove avrebbe imparato a leggere, scrivere e molte altre cose.
L’uomo, che aveva circa sessant’anni, ma che era ancora in ottima salute, accettò e disse che le avrebbe insegnato tutto quello che sapeva, così che un giorno avrebbe potuto proseguire la sua attività, fonte di prestigio in tutta la cittadina. Le lezioni erano davvero interessanti e il prozio si dimostrò un abile maestro; era però solito riservarle anche molte altre attenzioni e se da principio la ragazza non ci badava e le riteneva come semplici dimostrazioni d’affetto, col passare dei mesi e degli anni, la cosa si fece sempre più insistente e le allusioni sempre meno velate. Un giorno quelle carezze e quei baci, che l’uomo non lesinava mai alla giovane ogni volta che lei andava a trovarlo per imparare qualcosa, si fecero più ardite e insistenti: al tempo Alyn aveva poco più di tredic’anni e, finita quell’ultima lezione, corse a casa in lacrime, cercando rifugio tra le braccia della madre che comprese cos’era accaduto alla semplice vista della sgualcitura delle sue vesti. Kobelya ne parlò col padre, che invece di comprendere la situazione colpì con un manrovescio la figlia minore, dandole della poco di buono: Redelan, infatti, già pregustava il lustro e la ricchezza derivante dall’avere una figlia cerusico, perciò non ascoltò quel che le due gli dicevano e trascinò Alyn per i capelli dal prozio, scusandosi per la sfacciataggine della figlia e per aver portato disonore alla famiglia col suo comportamento.
«Non vi preoccupate, Redelan: mi occuperò io della piccola Alyn.» la prese per un braccio e la fece entrare in casa «Sarà necessario che la tenga con me finché capirà come si deve comportare una donna rispettabile e a qual punto…» la guardava con espressione avida, leccandosi le labbra «… solo allora potrà diventare un cerusico come si conviene.»
Suo padre annuì, gli stinse il polso per confermare l’accordo e se ne andò fischiettando.

continua…

In copertina: Madame De Fer by GerryArthur (DeviantArt)

58 commenti

    1. Buongiorno a te! 🙂

      In effetti si tratta di una storia che racconta la vita di un personaggio presente nel romanzo che ho scritto e che viene raccontata a un gruppo di ragazzini da un altro personaggo del libro: detta così sembra incasinata, in effetti… Però mi fa piacere che ti piaccia! 😀

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    1. Grazie Paola! 😀

      Etimologicamente è il “chirurgo”, ma per estensione si intende colui che presta cure mediche: nell’accezione dell’ambientazione fantasy è una sorta di medico che opera sia con strumenti chirurgici, sia con erbe, cataplasmi e altri medicamenti. 🙂

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      1. Ciao! 🙂
        Sì, immagino che non sia piacevole leggere certe frasi, ma il fatto che non vengano dette o scritte, non significa che spariranno per incanto, come crede qualcuno…

        Detto ciò, io scrivo non solo per intrattenere, ma anche per provocare reazioni e questo tua (e di Raffa) di certo era preventivabile e ne sono felice, perché significa che ho reso bene la scena… e quindi, da un certo punto di vista, lo prendo come un complimento! 🙂

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    1. Esattamente: siamo in un mondo fantasy in cui solo i più fortunati (solitamente ricchi/nobili… gente che non ha fatto lavori estenuanti, in pratica) arriva a vedere i 70.
      Questo è uno dei casi, con “l’aggravante” di essere pure in salute, perché solitamente qualche acciacco ce lo si porta appresso passata la cinquantina! 🙂

      Quando l’ho scritto e riletto ho visto che quel “ma” stonava un po’, ma era funzionale proprio per interpretare l’ambientazione, quindi mi fa piacere che tu abbia compreso le mie intenzioni! 🙂

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      1. Grazie a te! Il mio genere ideale (con le dovute eccezioni, dato che poi se un libro è ben scritto mi piace a prescindere dal genere) è qualsiasi libro ambientato in un periodo diverso da quello attuale e una realtà il più lontana possibile da quella “reale” 😅 Distopici, fantasy, classici sono i generi che preferisco. Quindi il tuo racconto è esattamente nelle mie corde😀

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      2. Ahahah, ero già andata a sbirciare in effetti, ho letto dai commenti che è legato al tuo romanzo. Messo in lista, mi ispira! (ah, la copertina è bellissima!). Ho iniziato da pochissimi giorni la tetralogia di Bartimeus, di Jonathan Stroud, mi terrà impegnata per un po’ temo😇

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  1. in questo mondo fantasy pare che i reati non siano punibili, qua sembra di percepire abuso su minori. Va beh, leggiamola in chiave fantasy, senza porci troppe domande, in fondo nella vita già ce ne fanno troppe ogni giorno 😉👍😊

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